Per lavorare bene è molto importante essere consapevoli di quali sono i fattori, le condizioni, gli elementi che condizionano i nostri pensieri, i nostri comportamenti e quindi il rapporto che abbiamo con il nostro lavoro e con le altre persone con cui collaboriamo.
 
Conoscere bene se stessi rispetto al lavoro è utile per:
  • capire se il posto in cui lavoriamo, o in cui vorremmo lavorare, è sufficientemente in sintonia con le nostre caratteristiche, valori e bisogni;
  • farci conoscere meglio dagli altri ed aiutarli a capire come possono lavorare meglio con noi;
  • imparare a riconoscere in cosa siamo diversi dagli altri con l’obiettivo di accettare e gestire meglio la nostra e l’altrui diversità nei luoghi di lavoro evitando inutili fraintendimenti o conflitti.
 
Come sempre 
il processo di conoscenza passa dal riuscire a farsi delle buone domande, utilizzando poi le risposte per far conoscere alle altre persone con cui lavoriamo qualcosa di più su noi stessi che può essere utile per rafforzare il rapporto di collaborazione.
Alcune possibili domande potrebbero essere articolate nelle seguenti tre tipologie.

Esempi di domande sui contenuti del lavoro

  • Quali sono le attività che mi piace fare di più?
  • Quali sono le attività che mi piace fare meno?
  • In cosa mi sento più sicuro? In cosa meno sicuro?
  • Cosa o chi mi produce entusiasmo rispetto al lavoro?
  • Cosa o chi mi annoia rispetto al lavoro?
  • In cosa vorrei diventare sempre più bravo?
  • Cosa tendo a fare per prima cosa quando ho un problema?
  • Attraverso quali elementi posso dire di aver fatto un buon lavoro?
  • Per il mio lavoro penso che siano più importanti i compiti che devo fare o le relazioni che ho con gli altri?
  • La mia motivazione è maggiore se penso ad obiettivi di breve, medio o lungo termine?
  • Quando mi chiedono di fare una cosa che non ho mai fatto qual è la mia prima reazione?
  • Cosa dico a me stesso per motivarmi a raggiungere i miei obiettivi nel lavoro?

Esempi di domande sul contesto di lavoro

  • Qual è il momento della giornata lavorativa in cui ho più energie?
  • Qual è il giorno della settimana in cui sono più propositivo, creativo, positivo, collaborativo?
  • Quali caratteristiche (fisiche, relazionali, di orario, etc.) ha il mio ambiente di lavoro che mi permettono di lavorare bene? Quali al contrario sono fonte di distrazione?

Esempi di domande sulla relazione con gli altri

  • Come preferisco che gli altri mi passino delle informazioni?
  • Come preferisco dare informazioni agli altri?
  • Cosa tendo a fare al posto degli altri?
  • Cosa tendo a far fare agli altri al posto mio?
  • Cosa mi aspetto dagli altri in termini di collaborazione?
  • Per cosa mi arrabbio più facilmente?
  • Su cosa sono più tollerante e paziente rispetto agli altri?
  • Con che tipo di persone lavoro meglio? Con quali peggio?
  • Lavorando con gli altri qual è il ruolo che più mi piace avere?
  • Cosa vorrei che gli altri mi riconoscessero in maniera esplicita?
  • In che modo dimostro il mio apprezzamento per il lavoro degli altri?


Prova a rispondere a questo tipo di domande, e poi cerca di capire come fare in modo che anche gli altri, capi, colleghi, collaboratori, conoscano le tue risposte.
 
Molte persone tendono ad immaginare che gli altri debbano conoscerci, capirci, comprenderci istintivamente, senza che noi facciamo nulla per spiegare chi siamo e che caratteristiche abbiamo nel nostro modo di lavorare.
Questa attesa illusoria è all’origine di molte incomprensioni che, a loro volta, generano la maggior parte dei conflitti che si vivono nei luoghi di lavoro.
 
Ad esempio è importante che il tuo capo sappia qual è il momento della giornata in cui dai il meglio di te per evitare che, al contrario, ti affidi un incarico importante o si aspetti un tuo contributo rilevante in termini di velocità, flessibilità, entusiasmo nel momento della giornata in cui tu sei strutturalmente più scarico di energie.
 
Oppure può essere utile che i tuoi colleghi sappiano che tendi ad infastidirti se parlano ad alta voce mentre sei tollerante se sono dei ritardatari.
 
E’ meglio spiegare agli altri che, per tue caratteristiche e per la tua memorizzazione, lavori meglio se gli altri mettono per iscritto quello che ti hanno detto o che avete deciso, ma che questo non vuol dire che non hai fiducia negli altri per cui hai bisogno di qualcosa di scritto come prova.
 
E’ auspicabile che ci sia chiarezza tra te ed il tuo capo su quali sono gli elementi che tu consideri per valutare che hai fatto un buon lavoro per evitare che si usino indicatori diversi che danno luogo a valutazioni differenti, così come è utile che tu chiarisca ai tuoi collaboratori o colleghi che, per il tuo stile, ti basta un sorriso o un cenno del capo per attestare che quello che hanno fatto va bene perché preferisci i gesti alle parole.
 
Questi sono solo alcuni esempi che spero di facciano venire voglia di prendere in mano alcune delle domande che ho proposto, dare la tua personale risposta e condividerla poi con gli altri.
 
Potresti, infine, fare queste stesse domande alle persone con cui lavori per iniziare a conoscerle meglio ed avere, a tua volta, informazioni utili per comprendere maggiormente i loro comportamenti, le loro motivazioni, le loro esigenze ed utilizzare questa conoscenza per lavorare meglio con loro.
“Quanto più capisci te stesso, tanto più capirai il mondo”. (Paulo Coelho)