La parola coraggio è per molti una parola bella, positiva, valorosa, energetica, ma è anche comune pensare che il coraggio sia una virtù di pochi e che, ad esempio nel mondo del lavoro, sia una caratteristica da pretendere in chi ha una responsabilità importante: imprenditori, capi, manager cui viene chiesto di dimostrare coraggio nel prendere decisioni strategiche e nell’assumersi dei rischi.
 
Le persone che non hanno ruoli di responsabilità possono, quindi, cadere nell’inganno di pensare che per loro non sia così importante mettere in campo, ogni giorno ed anche nelle piccole cose, una buona dose di coraggio.
Basandomi sulla mia esperienza professionale ritengo che questo sia davvero un grande inganno che indebolisce la possibilità, per ogni persona, di lavorare bene e di ottenere una buona dose di soddisfazione e di riconoscimento.
 
Molta parte di un lavoro di coaching o di consulenza individuale è proprio dedicata a far emergere l’importanza di avere coraggio, in tante piccole azioni quotidiane del proprio lavoro, e di aiutare le persone a sviluppare ed allenare questo coraggio.
La maggior parte dei problemi che le persone hanno negli ambienti di lavoro è, infatti, legata alla mancanza di coraggio nell’affrontare tante questioni
e spesso questo accade perché prende il sopravvento la paura di sbagliare e quindi di essere giudicati negativamente o di subire altri tipi di conseguenze, comunque negative.

Nella vita lavorativa di ognuno ci sono alcuni momenti topici in cui la mancanza di coraggio può avere effetti molto negativi sulla carriera, sull’autostima, sulla motivazione. Ad esempio molte persone non hanno il coraggio di chiedere un aumento di stipendio o un cambiamento di ruolo, anche se in cuor loro sentono di averne diritto per la paura di ricevere un “no” o di essere giudicati arroganti; oppure di lasciare un lavoro che non li soddisfa per la paura di non riuscire a trovarne un altro; oppure di denunciare gravi irregolarità che hanno implicazioni etiche (da abusi di tipo sessuale a tangenti tanto per fare due esempi gravi e più frequenti di quanto si possa immaginare) per la paura di perdere il lavoro.
 
Effettivamente per gli esempi citati ci vuole molto coraggio non essendo situazioni semplici da gestire. Ma, riflettendo bene, ci vuole coraggio per fare la maggior parte delle cose che il lavoro ci sollecita o ci impone ed è proprio nella mancanza di coraggio su queste cose che si annidano i problemi principali che hanno le persone al lavoro.
 
Concordo, dunque, con chi pensa che
 
“molte volte più nelle piccole cose che nelle grandi si conoscono i coraggiosi”.
Così come con chi sostiene che
“il coraggio è la prima delle qualità umane perché garantisce tutte le altre”.
Nel fare alcuni esempi più specifici suddividerei la questione del coraggio rispetto a due ambiti:
  • il coraggio nella relazione con se stessi;
  • il coraggio nella relazione con gli altri.

Coraggio nella relazione con se stessi

Ci vuole coraggio, ogni giorno, e in qualunque tipo di lavoro, per:
 
  • individuare con chiarezza le proprie aspettative ed esigenze, quindi capire quello che si vuole e che è importante per essere soddisfatti e lavorare bene. Molto spesso, infatti, abbiamo paura dei nostri stessi desideri e ci censuriamo da soli per la paura di un rifiuto o di un giudizio negativo;
  • ammettere di essere stanchi o deconcentrati essendo, quindi, consapevoli che non si sta lavorando bene e che si ha bisogno di recuperare energie o concentrazione senza far vincere la paura di essere giudicati “pigri” o poco interessati al lavoro;
  • riconoscere i propri punti deboli ed accettarli senza far finta di mascherarli o negarli;
  • assumersi le proprie responsabilità soprattutto quando ci sono dei problemi senza fare il gioco di puntare il dito per incolpare altri;
  • avere voglia di far capire agli altri il proprio valore senza aspettarsi che gli altri lo riconoscano automaticamente;
  • ammettere che è necessario cambiare qualcosa nel proprio modo di lavorare, di pensare, etc. riuscendo a mettersi in discussione in maniera aperta;
  • alleggerire il proprio stato d’animo e sdrammatizzare le situazioni ricordando che, come diceva Leopardi “Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo”.

Coraggio nella relazione con gli altri

Ci vuole coraggio, ogni giorno, e in qualunque tipo di lavoro, per:
 
  • comunicare agli altri le proprie aspettative ed esigenze senza la paura del giudizio;
  • chiedere scusa ed ammettere di avere sbagliato senza vittimismi o drammatizzazioni o, al contrario, senza cercare di nascondere gli errori;
  • dichiarare di avere un problema, di non aver capito qualcosa, di non avere idea di come fare qualcosa senza la paura di essere valutati come incompetenti;
  • ammettere di avere delle preoccupazioni, personali o professionali, che possono avere un impatto negativo sul lavoro senza la tentazione di far finta di niente;
  • dire di no se si ritiene di non poter davvero fare qualcosa;
  • chiedere feedback agli altri rispetto al proprio lavoro avendo l’interesse ad ascoltare ed utilizzare le opinioni altrui ed accettando anche le eventuali critiche;
  • dire quello che si pensa con sincerità quando viene chiesto il proprio parere;
  • proporre delle proprie idee con generosità sempre senza la paura del giudizio;
  • chiedere aiuto o supporto ad altri quando ci si trova in una situazione di difficoltà;
  • ascoltare con attenzione quello che dicono gli altri senza farsi vincere dalla tentazione di interrompere per imporre il proprio pensiero;
  • perdonare gli altri per qualcosa che hanno o non hanno fatto (Gandhi diceva che “il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo”);
  • essere generosi nei confronti degli altri senza aspettarsi qualcosa in cambio;
  • negoziare essendo in gioco interessi contrapposti.

Se ci si ferma a riflettere, partendo da questi esempi, può essere facile scoprire che molti problemi al lavoro nascono dal fatto che noi, o altri, non abbiamo messo in campo una dose sufficiente di coraggio in situazioni similari: un collega sta nascondendo un suo errore e questo ci fa arrabbiare; non abbiamo detto di avere un problema familiare che ci suscita preoccupazione ed abbiamo ricevuto una critica molto severa per un lavoro mal fatto; ci siamo trovati in una riunione in cui qualcuno sta dicendo qualcosa su cui non siamo d’accordo e non abbiamo avuto il coraggio di dire la nostra opinione; non abbiamo avuto il coraggio di ammettere che un tipo di lavoro non ci piaceva e ci siamo ritrovati a farlo male, e così via.
 
Questi esempi ci aiutano anche a riconoscere che
 
 il coraggio ha a che fare, innanzi tutto, con il rispetto verso se stessi, verso le proprie esigenze, verso i propri punti di forza e di debolezza.
Hanno più coraggio le persone con una buona autostima e, d’altra parte, allenare il coraggio aiuta a rafforzare la fiducia in se stessi.
 
La prima buona notizia è che il coraggio è una competenza che si può sviluppare ed allenare anche facendo piccoli passi.
 
La seconda buona notizia è che, se negli ambienti di lavoro tutti riuscissero a mettere in campo, ogni giorno, una maggiore dose di coraggio, si ridurrebbero in maniera significativa incomprensioni, frustrazioni, demotivazioni che sono alla base di tanti conflitti manifesti o latenti.
 
E tu quanto coraggio hai?