L’arte di lavorare si esprime anche attraverso la capacità di rintracciare e di studiare esempi di chi fa le cose per bene, di chi eccelle. Ispirarsi a chi ci sembra più avanti di noi può essere, per tutti e per tutto, un buon modo per innovare e per spostare più in alto le nostre asticelle.
New York, da sempre, è una inesauribile fonte di ispirazione ed il libro "Tech and the city" (Editore Guerini), scritto da Maria Teresa Cometto ed Alessandro Piol, ne è un’ottima conferma, se mai ce ne fosse bisogno.
Ne consiglio la lettura sia ai giovani, che sognano di avviare una start up sfruttando le tecnologie digitali, ma soprattutto ai politici, agli amministratori locali, ai banchieri e finanzieri, agli imprenditori senior ancora distanti dal mondo digitale.
 
Segnalo tre cose per cui sono grata a questo libro:
 
1. Ci fa fare un viaggio pazzesco per tutta New York, aiutandoci a vedere ed immaginare luoghi, forse già noti, sotto la lente e con l’energia del mondo digitale, da Union Square al Flatiron District, da Chelsea al South Bronx, da Brooklyn al Queens.
Ma, come spesso accade nei libri che parlano di New York, quello che si riesce a descrivere molto bene è l’anima di questi luoghi che poi è l’anima delle persone che li abitano, molte delle quali straniere se è vero che:
 
 “il 48% delle piccole imprese a New York appartiene a persone non nate negli USA”.
 
In questo senso il libro può essere molto utile per chi, in Italia, si occupa del “bene pubblico”, dello “sviluppo territoriale” perché spiega anche molto bene che il successo della New York digitale si deve soprattutto alla volontà di persone molto diverse per età, estrazione, cultura, di fare qualcosa insieme con la spinta di valori quali la generosità o la solidarietà generazionale che servono anche per fare “business”.
 
In sostanza il libro presenta protagonisti “pieni di talento e creatività, energia ed entusiasmo al limite da sembrare maniacali; pronti a rischiare di fallire e a ricominciare; generosi, sia con il loto tempo per fare i mentori ai più giovani sia con i loro soldi per finanziare iniziative buone. Tutti con un grande senso della comunità a cui si sentono di appartenere e di cui sono orgogliosi”.
 
Ma ci dice anche che tutto questo serve per fare “business” dal momento che è questo il carattere ancestrale di New York: “Il business tecnologico a New York è più commerciale, le persone che ci sono dentro vogliono fa soldi, mentre in California dicono che vogliono cambiare il mondo”….. “Le aziende qui sono meno imperniate sulla tecnologia in sé e più dedicate alle applicazioni delle tecnologie”….. “Mentre la Silicon Valley cerca il modo di spianare gli ostacoli, i newyorkesi cercano un sistema innovativo per girarci intorno”.
 
D’altra parte ci sono anche esempi di come coniugare business e solidarietà: “Chen descrive Kickstarter come qualcosa tra l’altruismo e il capitalismo: la gente si impegna a dar soldi non sperando in un guadagno, ma perché le piace l’idea o le è simpatico chi la propone; come compenso si aspetta un’esperienza divertente o la soddisfazione di aver partecipato alla nascita di un prodotto cool”.
 
 
2. Presenta numerosi esempi eccellenti di start up digitali che stanno avendo successo a New York e spiega come sono nate utilizzando le parole dei protagonisti, generosi nel raccontare sia i propri successi che i propri fallimenti.
Aver avviato un’impresa, poi fallita, è uno dei cinque criteri con cui il fondatore di TechStars David Cohen sceglie i manager dei suoi programmi”.
Crediamo che molte delle storie presentate nel libro possano essere di ispirazione per chi ha voglia di misurarsi con l’avventura di una start up digitale soprattutto per cogliere le caratteristiche umane, emotive e motivazionali di quelli che stanno avendo successo a New York.
 
 
3. Fornisce consigli, guide, indirizzi, suggerimenti concreti sia per chi voglia misurarsi con il mondo digitale newyorkese (con una utile guida finale per capire dove si studia, come ci si mette in mostra, dove si lavora, come si fa networking, a chi chiedere finanziamenti, chi aiuta gli startupper non americani) e sia per chi voglia replicare esperienze simili in Italia.
Lezione numero uno per gli startupper di oggi: ricorrete al miglior avvocato possibile. Numero due: non restate chiusi nella vostra comfort zone. Numero tre: parlate bene l’inglese”.
Molto pragmatica ed interessante la chiusura con diversi consigli ai giovani imprenditori, tra cui abbiamo selezionato:
  • il tuo stato d’animo deve essere di perpetua urgenza, risoluto e motivato”
  • “cerca di risolvere un problema che tu stesso hai sperimentato in prima persona e su cui sei un esperto”
  • “costruisci la migliore squadra possibile”
  • “ai clienti ed agli investitori racconta la tua storia in modo sincero, trasparente, semplice”.
 
New York è una città fantastica quando capisci come farla funzionare per te” ed io aggiungo che lo stesso vale per il mondo digitale, se capiamo come farlo funzionare per noi.
 
Questo libro può dare sicuramente una mano.