Se in questo periodo ti stai dedicando alla scrittura o all’aggiornamento del tuo CV per trovare un nuovo lavoro, potresti trovarti di fronte al problema del “buco nel CV”. 
Un buco nel curriculum è un periodo, più o meno lungo, caratterizzato dall’assenza di esperienze professionali o formative.
Le motivazioni per cui non hai lavorato né frequentato corsi formativi per un certo periodo possono essere le più varie: hai avuto dei problemi familiari o personali, ti sei occupato/a dei figli o di parenti anziani, hai deciso di prenderti un periodo per pensare con calma ad un nuovo progetto professionale o alla tua carriera, hai viaggiato, hai lasciato il tuo lavoro senza averne trovato prima un altro perché non ti piaceva più o stavi vivendo un momento di burn-out, o semplicemente hai perso il lavoro e la ricerca di una nuova occupazione si è protratta a lungo.  
Trovare lavoro è un percorso difficile che comporta spesso stress e frustrazione: avere anche un buco da “giustificare” può amplificare notevolmente questi sentimenti negativi.
Come affrontare quindi questo problema quando arriva il momento di scrivere il CV?  E’ preferibile trovare il modo di spiegare il periodo di inattività o invece evitare di farne cenno?
Proviamo a darti qualche suggerimento che possa aiutarti.

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1. Evitare di parlarne non elimina il problema!

La maggior parte delle persone risolve questo dilemma decidendo di ignorarlo, indicando all’interno del CV solo le esperienze formative e lavorative ed evitando di parlare dei momenti di inattività. Se si tratta di un periodo breve puoi seguire questa strada. Avere un buco di  tre/quattro mesi tra un’esperienza e l’altra, o tra un corso formativo e un nuovo lavoro, soprattutto in questo periodo, non è affatto strano e anche il selezionatore ne è ben consapevole.
Ma se invece questo periodo è più lungo, il selezionatore potrebbe insospettirsi e chiedersi come mai non hai specificato cos’hai fatto in quel periodo. Un periodo di inattività non giustificato potrebbe dare una cattiva impressione. Se anche riesci ad arrivare al momento del colloquio è molto probabile che una delle domande che ti farà il selezionatore sarà: “Cos’hai fatto per tutto questo tempo?”. Per questo è sempre una buona idea prepararsi una risposta efficace!

2. Scrivi una breve introduzione nel tuo CV

Se stai vivendo proprio ora un periodo di inattività piuttosto lungo, e sono alcuni mesi (o anni) che non lavori, potrebbe essere una buona idea inserire una breve introduzione nel tuo curriculum subito dopo i dati personali. Sono sufficienti poche righe che riescano a spiegare chi sei, che tipo di lavoro stai cercando, qual è il tuo progetto professionale e cosa stai facendo per riuscire a realizzarlo. In questo modo puoi spiegare il tuo attuale periodo di “inattività” raccontando onestamente cosa ti è successo e che cosa stai facendo. Ad esempio, puoi dire che ti stai occupando di un figlio piccolo o di un parente e che cerchi un lavoro che possa avere orari flessibili per poter coniugare il lavoro con le esigenze familiari; oppure puoi raccontare che stai approfondendo la conoscenza di una lingua o di un nuovo programma informatico e che speri di poter valorizzare queste nuove competenze nel tuo prossimo lavoro. Puoi spiegare che questo periodo di inattività ti ha aiutato a capire cosa vuoi fare e ti ha dato nuove motivazioni per crescere professionalmente. 

3. Sfrutta la lettera di presentazione

Se preferisci accompagnare l’invio del curriculum ad una lettera di presentazione, cogli l’occasione per spiegare in poche righe come mai non stai lavorando da qualche tempo. La lettera di presentazione non è un riassunto del tuo CV: al contrario, è una buona occasione per andare oltre all’elenco delle tue competenze ed esperienze e far capire al selezionatore chi sei, quali sono i tuoi valori e perché potresti essere la persona che fa la differenza, sfruttando questo spazio per raccontare come mai non stai lavorando e cosa stai facendo in questo periodo.
Così come per la breve introduzione nel CV, puoi spiegare in concreto quali attività ti tengono occupato/a, sottolineando come molte delle cose che stai facendo ti stanno fornendo competenze e strumenti per poter svolgere al meglio il lavoro per cui ti candidi.
Una causa molto comune dei buchi nel curriculum è la necessità di lasciare il lavoro per occuparsi di figli piccoli. Se questa è la tua situazione, utilizza questo spazio per spiegare cosa questa esperienza ti ha permesso di imparare su te stesso/a e sulla tua professione, quali sono le motivazioni che ti spingono a tornare nel mondo del lavoro, cerca di far emergere il tuo entusiasmo e la tua grinta. 

4. E se hai perso (o lasciato volontariamente) un lavoro?

In tempi di crisi è molto frequente che il periodo di inattività non dipenda da te, ma dal fatto che hai perso il lavoro a causa di fallimenti, delocalizzazioni, riorganizzazioni aziendali etc. In questo caso la cosa migliore da fare è essere sinceri, spiegare onestamente come sono andate le cose, sfruttando sempre la breve introduzione all’interno del CV o la lettera di presentazione o preparandoti una buona risposta da dare in sede di colloquio.
Se invece hai lasciato il lavoro volontariamente senza averne un altro all’orizzonte spiega i motivi per cui il tuo lavoro non ti piaceva (non ti valorizzava, non ti permetteva di crescere professionalmente, non era in linea con le tue competenze, etc.) o per cui hai dovuto lasciarlo (ti sei preso/a cura di un parente, hai deciso di trasferirti all’estero per sei mesi per imparare una lingua straniera, etc.). Se riesci a dare una motivazione attenta, il selezionatore capirà che non sei una persona pigra o poco motivata e potrà avere degli elementi in più per capire se sei la persona adatta alla posizione. 

5. Non solo esperienze lavorative

Un errore che commettono in molti è limitarsi a indicare nel CV le esperienze professionali o formative. Se non hai un impiego vero e proprio da alcuni mesi o anni, ma in questo periodo stai svolgendo delle attività che ti permettono di apprendere competenze ed abilità utili per il lavoro che stai cercando, allora è una buona idea inserirle nel CV. Se ad esempio ti stai occupando di volontariato, puoi spiegare che questa esperienza ti sta insegnando a lavorare a contatto con persone tra loro molto diverse e che ti piacerebbe trovare un lavoro che ti permetta di mettere in campo questa tua abilità. 
Non solo attività di volontariato, ma anche collaborazioni con amici, progetti professionali, lavori di cura: se hai fatto qualcosa di utile che ha arricchito il tuo bagaglio di competenze e che ti ha permesso di vedere con più chiarezza il tuo percorso professionale, scrivilo! Sono tutte informazioni utili per comunicare al selezionatore che non sei stato ad aspettare un lavoro, ma che ti sei dato da fare e che hai sfruttato il momento per pensare a nuovi progetti. 

6. Le esperienze minori

Molti buchi nel CV sono in realtà delle omissioni di esperienze di lavoro molto lontane dalla posizione desiderata o dal percorso professionale. Tralasciare un’esperienza di questo tipo, soprattutto se sei giovane, può creare un vuoto nel tuo curriculum. In questo caso ti consigliamo di nominare queste esperienze. Non è necessario andare in dettaglio e spiegare tutte le mansioni: è sufficiente una breve frase che riesca a spiegare che in quel periodo hai svolto una certa attività. In alternativa potresti inserire queste esperienze sotto la voce “altre esperienze”: in questo modo eviti il temuto buco e fai capire al selezionatore che ti sei adattato a fare un lavoro diverso. 


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