La decisione di licenziarsi, in tempi di crisi del lavoro, può essere un “lusso” che pochi possono permettersi, e per questo è ancora più complicato capire come licenziarsi in modo "indolore". In realtà un indicatore di buona salute del mercato del lavoro, oltre che il tasso di occupazione, potrebbe essere proprio quello di far sentire la stragrande maggioranza delle persone che lavorano libere di potersi licenziare avendo la speranza, o la certezza, di poter trovare un nuovo lavoro più in linea con le proprie aspettative di vita, economiche e di carriera.
 
 

Le motivazioni per cui licenziarsi

Le motivazioni per cui una persona decide di licenziarsi possono essere diverse. Molti studi sostengono che
una delle motivazioni prevalenti è quella di avere un cattivo rapporto con il proprio capo o con i propri colleghi, oppure quella di fare un lavoro che è molto distante dalle proprie aspettative e competenze.
Questo tipo di motivazioni rendono, molto probabilmente, la scelta di licenziarsi anche carica di emozioni negative come la rabbia, la frustrazione, la delusione.
C’è poi chi si licenzia per ragioni di vita familiare o personale (un trasferimento, la nascita di un figlio, dei parenti da accudire), c'è chi decide di licenziarsi e cambiare vita, e chi infine si licenza perché ha trovato una opportunità di lavoro che ritiene sarà più soddisfacente in termini di ruolo, ambiente, remunerazione, sviluppo di competenze. In questo caso è più probabile che la scelta di licenziarsi sia accompagnata da emozioni più positive come la soddisfazione, l’entusiasmo, la gioia.

Indipendentemente dalle specifiche motivazioni
 
ci saranno quasi sempre altre due sensazioni di fondo, che sono, da una parte un senso di libertà o di liberazione e dall’altro una qualche forma di paura o di incertezza per quello che riserverà il futuro a seguito di questa decisione.
Il verbo stesso, licenziarsi, deriva dalla parola “licenza” che, in latino, rimanda al concetto di avere la “libertà” di agire e di accomiatarsi, quindi dare a se stessi il permesso di andarsene. Ed ogni libertà produce sia un senso di entusiasmo che di vertigine.
 
Parlo delle emozioni perché, sia quelle positive che quelle negative, potrebbero giocare un brutto scherzo nel modo in cui si gestisce il momento del licenziamento.
Solitamente ognuno di noi è molto più attento al modo in cui gestisce la fase di inizio di un nuovo lavoro, mentre tendiamo a sottovalutare l’importanza di come mettiamo fine ad un lavoro.
Quando si scrive, o si fa un discorso, un buon consiglio è quello di dare molta attenzione all’incipit/introduzione ed all’epilogo/conclusione, perché sono le parti che rimarranno maggiormente nella memoria di chi legge o di chi ascolta. Potremmo dire che lo stesso vale anche nei rapporti di lavoro.
 
Nel momento in cui una persona decide di licenziarsi è molto probabile che tenda a prevalere:
  • la fretta di andarsene e di voltare pagina;
  • la perdita di motivazione rispetto al lavoro ed in particolare alla gestione di un eventuale passaggio di consegne;
  • l’idea che, una volta andati via, non si avrà più a che fare con le persone con cui si è lavorato e che, magari, ci si può togliere qualche “sassolino” dalla scarpa o si può assumere, finalmente, un atteggiamento meno attento e rispettoso.
 
Tutti questi elementi possono portare la persona a commettere degli errori nel gestire la fase di licenziamento che, in futuro, potrebbero essere un boomerang per la reputazione professionale.  Un capo o un collega “feriti” in questa fase, ad esempio per mancanza di gratitudine, o per mancanza di disponibilità a gestire un passaggio di consegne, potrebbero essere persone che, un domani, daranno di noi cattive referenze a qualcuno che ci sta selezionando per un nuovo lavoro, oppure potremmo ritrovarli in un altro luogo di lavoro e partire male con la collaborazione.
 Per questo è meglio capire come licenziarsi dal lavoro con un po' di "tatto"!

Come licenziarsi: consigli pratici

Ecco alcuni consigli per capire come licenziarsi e gestire questa fase in modo professionale, facendo diventare questo momento una opportunità per accrescere la propria reputazione e la propria autorevolezza professionale, sono:
 
  1. comunicare prima di tutti al proprio capo la decisione di licenziarsi e farlo di persona, prestando attenzione a scegliere il “setting” giusto, cioè una situazione il più possibile privata e tranquilla;
  2. cercare di essere concisi immaginando di completare questo discorso in circa 15 minuti;
  3. prepararsi prima il discorso da fare cercando di usare, in questa comunicazione, un tono molto rilassato e fermo, ed attingendo ad un linguaggio positivo senza lasciare spazio a rancore, accuse, vittimismi o senza fare commenti denigratori nei confronti di altre persone, così come senza magnificare troppo l’eventuale nuovo posto di lavoro;
  4. meglio tenere presente, infatti, che il colloquio in cui si comunica la propria intenzione di licenziarsi non è un colloquio di feedback in cui la persona è tenuta a dire tutto quello che pensa del lavoro che sta lasciando o a fare un processo al lavoro che si è fatto;
  5. avendo preso la decisione di licenziarsi ha senso concentrarsi maggiormente su quello che è avvenuto di positivo rispetto al negativo;
  6. ovviamente in questo colloquio è opportuno fornire delle motivazioni sul perché si è presa la decisione di licenziarsi, ma facendo attenzione, da una parte, che queste motivazioni non siano delle accuse, e dall’altra che queste motivazioni siano il più possibile realistiche, fondate, trasparenti senza inventarsi troppe storie fantasiose;
  7. inoltre sarebbe bene fare attenzione a comunicare, sia al proprio capo, che alle altre persone successivamente (colleghi, collaboratori, etc.) la stessa versione delle motivazioni perché altrimenti si genera confusione e diffidenza. Se al proprio capo si comunica di volersene andare per motivi familiari e ad altri per motivi di conflitto con un collega l’unico risultato che si ottiene è una perdita di credibilità personale. Personalmente mi è capito di sentirmi raccontare storie strappalacrime che poi si sono rivelate del tutto inventate e la reputazione di queste persone mi è completamente crollata;
  8. altra questione da tenere presente è che, pur non essendo obbligati a comunicare quale sarà il prossimo lavoro per cui si è scelto di licenziarsi, il mondo è piccolo e le notizie viaggiano veloci, quindi si rischia, non dando questo tipo di indicazione, di passare per chi vuole mantenere segreti o per chi ha qualcosa di cui vergognarsi o sentirsi in colpa, ed anche questo non lascia una buona sensazione in chi sta ascoltando. Anche se si andasse a lavorare per un concorrente, meglio dirlo direttamente e trovando un modo per far recepire al meglio questa notizia, che non farlo scoprire dopo rischiando di passare per una persona eticamente scorretta;
  9. al termine del colloquio personale con il proprio capo potrebbe essere utile lasciare sia la lettera formale di dimissione che una lettera di ringraziamento per l’esperienza maturata e per la collaborazione avuta;
  10. esprimere gratitudine, infatti, può essere un buon modo per lasciare il lavoro rasserenando, se stessi e gli altri, rispetto alla decisione, qualunque siano le motivazioni alla base;
  11. sempre al termine del colloquio con il capo può essere meglio concordare insieme il modo ed i tempi con cui comunicare ufficialmente il licenziamento alle altre persone;
  12. altra questione importante può essere quella di assicurare flessibilità rispetto alla gestione del periodo di preavviso con l’obiettivo primario di gestire al meglio il passaggio di consegne se questo viene richiesto dal proprio datore di lavoro;
  13. il passaggio di consegne può essere una occasione per valorizzare quello che si è fatto e per aiutare chi ci dovrà sostituire riducendo al minimo le inevitabili problematiche operative che ogni uscita lavorativa porta con sé. Pensare che non sia importante il passaggio di consegne, significa dichiarare che il lavoro che abbiamo fatto fino a quel momento non ha un grande valore/importanza e quindi non è necessario spiegarlo a qualcuno;
  14. sarebbe anche utile dedicare l’ultimo giorno di lavoro a salutare, con calma ed attenzione, tutte le persone con cui si è collaborato (sia all’interno che all’esterno del proprio luogo di lavoro) magari mettendo per iscritto un piccolo messaggio di ringraziamento e personalizzandolo in funzione dei destinatari. In questo modo favoriamo un buon ricordo e questo può essere utile anche per le relazioni future;
  15. sarebbe, infatti, ottimale ricordarsi di mantenere dei buoni contatti con le persone con cui si è lavorato e che potranno sempre far parte del nostro network professionale;
  16. infine, se possibile, meglio far passare almeno un paio di settimane di tempo tra la fine del lavoro e l’inizio del prossimo ed utilizzarlo per rilassarsi e per ritrovare nuove energie.
 
Alcune ricerche attestano in maniera chiara che il modo in cui si gestisce il proprio licenziamento ha un impatto rilevante sulla carriera lavorativa futura ed influenza anche, in maniera positiva o negativa, lo stato d’animo con cui ci si appresta ad iniziare una nuova fase della propria vita lavorativa.
Meglio, quindi, gestirlo con attenzione!
E la parte più “burocratica”, come affrontarla?
Dal 2016, chi si licenzia deve comunicare le proprie dimissioni attraverso una nuova procedura on line, che ha lo scopo di contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco e tutelare i lavoratori.
Puoi accedere alla procedura cliccando in questo link.
 
Se hai bisogno di altri consigli contattaci!