Il linguaggio del corpo influenza molto il modo in cui gli altri ci vedono e ci considerano ed imparare ad utilizzarlo con consapevolezza può essere davvero utile per instaurare dei rapporti positivi con gli altri o per darci più forza e sicurezza in momenti difficili.
Allan Pease, psicoterapeuta australiano esperto di comunicazione e linguaggio del corpo, si è concentrato nella parte del nostro corpo che ha un potere comunicativo più forte di tutte le altre: le mani.
“Le mani sono state lo strumento più importante nel corso dell’evoluzione umana”
spiega Pease. Il cervello ha più relazioni con le mani che con qualsiasi altra parte del corpo. Nonostante questo, sono poche le persone attente alla posizione delle loro mani o al modo in cui le muovono mentre parlano con gli altri, fanno richieste, danno feedback, o espongono un problema.

La posizione delle nostre mani invece influenza molto, non soltanto il tipo di attenzione che riusciamo ad ottenere dagli altri, ma anche il tipo di relazione che riusciamo ad instaurare.

Allan Pease riesce a dimostrarlo rivolgendosi direttamente al pubblico durante un divertente ted. Per prima cosa chiede a tutti i presenti di scambiare una stretta di mano con il proprio vicino, e di osservare poi la posizione in cui si trovano le mani di entrambi durante il gesto.
La stretta di mano, infatti, è il primo modo in cui comunichiamo qualcosa di noi agli altri ed incide enormemente sull’idea o la sensazione che si traferisce all’altra persona. Secondo Pease, infatti, 
nell’80% delle volte decidiamo l’atteggiamento che avremo nei confronti di una persona appena conosciuta, ovvero se ci piace oppure no, durante i primi 4 minuti di un incontro. 
Se una delle due persone ha la propria mano sopra quella dell’altro, cioè in una posizione obliqua o quasi orizzontale, è molto probabile che si porrà o tenterà un atteggiamento prevaricante sull’altra persona

La stretta di mano “ideale” è quella in cui si riesce a creare un rapporto di equilibrio con l’altro. Per fare ciò, è importante che i palmi delle mani di entrambi si trovino in posizione verticale durante la stretta, in maniera che nessuno si trovi in una posizione di predominio rispetto all’altro. Il secondo aspetto cui prestare attenzione è l’intensità: per instaurare un rapporto paritario dovremmo riuscire ad adattare l’intensità della nostra stretta di mano a quella dell’altra persona. Una stretta troppo debole o troppo forte segnala rispettivamente un’idea di passività o di aggressività.

Durante lo stesso ted, Pease riesce a dimostrare in maniera efficace e veloce attraverso un secondo esperimento quanto potere si nasconda nei palmi delle nostre mani. Si rivolge al pubblico con una serie di richieste, invitando le persone sedute in fondo alla sala a venire a sedersi davanti, e quelle sedute a sinistra a scambiarsi di posto con le persone sedute a destra. Pronuncia le stesse parole per tre volte, cercando di mantenere sempre la stessa posizione del corpo e lo stesso tono di voce, e cambiando soltanto la posizione delle mani. In questo esperimento risulta evidente che, a seconda di come sono rivolti i palmi delle sue mani, l’effetto che le sue parole hanno sul pubblico sia totalmente diverso:
 
  1. Palmi rivolti verso l’alto: Pease trasferisce sicurezza e tranquillità e le persone recepiscono quanto viene detto come un invito verso cui poter essere ben disposti.
  2. Palmi rivolti verso il basso: Pease trasferisce sicurezza e dominio e le persone recepiscono quanto viene detto come una richiesta forte da seguire.
  3. Dito puntato verso il pubblico. Pease trasferisce aggressività e le persone recepiscono quanto viene detto come un ordine tassativo.


La stessa identica frase può essere percepita come un invito, una richiesta o un ordine modificando solamente la posizione dei palmi delle mani. 

Se ci rivolgiamo agli altri tenendo i palmi delle mani rivolti verso l’alto, infatti, otteniamo subito circa il 40% di attenzione in più di quella che potremmo ottenere tenendoli rivolti verso il basso.
I palmi aperti verso l’alto ispirano sensazioni di sincerità e correttezza, e ci fanno risultare subito più amichevoli, interessanti e convincenti. 
 
Rivolgersi agli altri tenendo i palmi rivolti verso il basso invece abbassa il livello di attenzione che riceviamo quasi come se le mani ponessero una barriera ed una distanza tra noi e gli altri.
Se parliamo tenendo le mani in questa posizione è molto più facile che il nostro ascoltatore non riesca ad “ascoltarci veramente”, ponendo scarsa attenzione a quello che diciamo e dimenticandolo molto velocemente.  

Parlare, infine, puntando il dito ha un effetto ancora più aggressivo e irritante, e crea un’atmosfera di tensione e ostilità.

Secondo Pease, ognuno di noi tende a tenere le mani in un certo modo quando parla con gli altri, suscitando di conseguenza sentimenti e reazioni diverse. La notizia positiva è che, con un po’ di pratica e di attenzione consapevole, possiamo imparare a rendere le mani delle buone alleate per lanciare segnali positivi con il nostro corpo.

D’altra parte è anche importante ricordarsi che se il linguaggio corporeo riflette la nostra condizione emotiva, esprime cioè come ci sentiamo, è anche vero che la posizione che assumiamo può influenzare il nostro stato d’animo come spiega molto bene Amy Cuddy.
Applicando questo concetto alle mani, ad esempio, unire le dita delle mani, avvicinando i palmi e flettendo leggermente le dita, in una posizione che assomiglia un po’ alla preghiera, ci fa sentire subito a nostro agio e aumenta la nostra concentrazione. Tenere le mani in questa posizione mentre parliamo comunica agli altri sicurezza e contribuisce a creare una sensazione di fiducia. Al contrario tenere le mani chiuse a pugno, o nascoste, mentre parliamo comunica insicurezza o distanza rispetto a quello che si sta dicendo.

E’ proprio vero che abbiamo un grande potere nelle mani se sappiamo come usarlo!

Per chi ha voglia di guardare il Ted di Allan Pease in lingua originale: