Numerose ricerche, condotte in tutto il mondo e su differenti tipologie di persone, attestano che la stragrande maggioranza delle persone si sente nervosa quando deve parlare in pubblico, sia nel caso in cui debba fare un discorso preparato in precedenza e rivolto ad una platea numerosa, e sia quando deve affrontare una conversazione spontanea anche con una singola persona o in un piccolo gruppo.
 
Un caso tipico può essere quello di uno studente che all’improvviso riceve dal professore la domanda “e tu che ne pensi?”, ma lo stesso può accadere a chiunque sia seduto al tavolo di una riunione e si sente porgere lo stesso tipo di domanda.
 
Per molte persone il dover rispondere improvvisamente ad una domanda del genere crea uno stato d’animo di tensione, ansia, con il risultato che spesso fanno scena muta oppure dicono qualcosa di meno interessante ed efficace di quello che sarebbe nelle loro potenzialità.
 
In questo senso anche
la competenza di essere efficaci e brillanti nelle conversazioni spontanee è importante ai fini dell’arte di lavorare
e, come tutte le competenze, può essere appresa e migliorata nel tempo da parte di tutti, senza rifugiarsi nell’alibi del carattere introverso o timido.
 
Chi ha studiato il fenomeno dell’ansia durante le conversazioni spontanee ha anche messo a punto una serie di consigli per cercare di contenere o superare questo tipo di problema e per essere più efficaci, ad esempio, durante un colloquio di lavoro, quando ci viene presentato qualcuno che può essere importante per noi, etc..
 
Alcuni spunti sul tema li ho presi da Matt Abrahams, un professore della Stanford University, che suggerisce diversi trucchi per scoprire come iniziare una conversazione o come migliorare la propria capacità di gestire conversazioni spontanee anche alla luce di diversi studi scientifici.

Dai il benvenuto all'ansia

Il primo passo è accettare, senza provare sentimenti di vergogna o di imbarazzo, l’arrivo dei tipici segnali dell’ansia: battito accelerato, respiro affannato, gambe nervose che tendono a tremare, mani sudate, bocca asciutta, faccia rossa, tanto per citare i più frequenti.
Accettare vuol dire essere consapevoli che questi sono tutti segnali del proprio stato di ansia, che sono cose normali che succedono a tutti, ma vuol dire anche non dargli troppa importanza, non pensare che il fatto che esistano vuol dire immediatamente che debbano avere il sopravvento su di noi.

Provare a dire a se stessi qualcosa tipo: “ecco qui, mi si sta azzerando la salivazione, ma mi è già successo in passato e so che dopo un po’ mi passa” vuol dire quasi “accogliere” lo stato di ansia, dargli un riconoscimento ed un benvenuto, ma non farlo diventare dominante. Al contrario, è dimostrato che quanto più cerchiamo di contrastare uno stato d’ansia, tanto più questo prende il sopravvento.
Peraltro è altrettanto dimostrato che un certo livello di ansia aiuta a sviluppare quel livello di adrenalina che favorisce la concentrazione, quindi ha un valore positivo che va gestito e non azzerato.

Usa il tuo corpo

Il secondo passo è esercitarsi ed imparare ad adottare tutta una serie di accorgimenti che possono essere di aiuto per mitigare la situazione.
Avere a portata di mano una piccola bottiglia di acqua, possibilmente leggermente fredda, aiuta sia per la salivazione e sia per le mani sudate, perché abbassa la temperatura del corpo.
 
Esercitarsi a controllare il respiro ed a fare delle respirazioni più lente e più lunghe aiuta il nostro corpo a rilassarsi.
 
Mantenere sempre una posizione del corpo aperta verso l’altro, che consente facilmente di potersi guardare negli occhi, che non pone delle barriere difensive, ad esempio incrociando le braccia o le gambe, aiuta a creare una situazione reciproca di comfort ed a ridurre la tensione.
 
Utilizzare le mani, tenendole aperte, e non puntando un singolo dito, per sottolineare quello che si sta dicendo aiuta a stabilire una connessione con il proprio interlocutore.
 
Un altro piccolo trucco può essere quello di trovare un piccolo gesto, o anche una breve parola di apertura che può diventare un nostro rituale e che ci aiuta a scaricare la tensione iniziale. Può essere, ad esempio, prendere una penna e tenerla in mano o fare un altro piccolo gesto con le mani.

Metti comodo il tuo interlocutore

Quando possibile, prima di iniziare a rispondere, può essere utile cercare di fare in modo che il nostro interlocutore stia comodo, si trovi in una posizione confortevole, perché anche percepire che chi ci sta ascoltando è tranquillo abbassa il livello generale di ansia e lo predispone ad un migliore ascolto di quello che staremo per dire.
Se qualcuno ti fa una domanda in corridoio, ad esempio, potresti proporre di andare a sedervi da qualche parte per parlarne con più tranquillità.

Prova a fare una prima domanda

Quando possibile, si può provare anche ad iniziare il proprio discorso spontaneo facendo, a tua volta, una prima domanda al tuo interlocutore. Può essere una domanda per chiarire meglio l’attesa che ha l’interlocutore, o per fargli scegliere su cosa focalizzarsi per primo, o per concordare quanto tempo si ha per rispondere. In ogni caso fare una domanda di avvio al tuo interlocutore permette, da una parte, di guadagnare tempo anche per riordinare le idee, e dall’altra di spostare l’attenzione da te stesso all’altro ed anche questo è un modo per favorire l’abbassamento dell’ansia.

Non sentirti sotto il riflettore

Un altro elemento importante di aiuto è riconoscere che la conversazione che devi sostenere non è una prova di recitazione da interpretare alla perfezione. Non sei sotto un riflettore, ma hai l’opportunità di costruire un dialogo con un’altra persona senza avere un copione prestabilito. Non c’è un modo giusto o sbagliato di rispondere, c’è solo da rispondere a tuo modo.
 
Imparare a non sentirsi sotto il riflettore aiuta anche a riconoscere che la tua attenzione dovrebbe andare su chi ti ascolta e non su te stesso. La tua concentrazione ti dovrebbe permettere di capire quello che interessa all’altra persona e quello che, quindi, puoi fare tu, parlando, per soddisfare questa sua esigenza.
 
Il problema, quindi, non è prendere la conversazione come un test che serve per dimostrare quanto sei bravo o competente. E’ scientificamente dimostrato che quando il nostro cervello si preoccupa di dimostrare quello che sa, e non di essere concentrato nell’ascolto di quello che realmente accade nella situazione presente, finisce con il farci dire cose molto più scontate di quelle che diremmo improvvisando.
 
Ogni volta che subentra il pensiero di dire qualcosa di intelligente il nostro cervello si blocca per cercare di andare a pescare qualcosa da dire e questo provoca spesso silenzi, balbettii o frasi fatte. Invece di pensare di voler dire immediatamente qualcosa di intelligente a tutti i costi sarebbe meglio avere il coraggio di rischiare di dire anche qualcosa di più banale e scontato, che però può diventare la base per costruire un ragionamento più intelligente.
Se, invece, la tua attenzione è realmente concentrata sul tuo ascoltatore e sul fatto di dire qualcosa che sia utile a lui, è molto più probabile riuscire a dire qualcosa di efficace e di più originale.

Dai una struttura logica al tuo discorso

E’ anche molto importante pensare di avere una struttura con cui articolare il proprio discorso per dargli un senso logico. Ci sono tanti possibili esempi di struttura ed ognuno può trovare quello più adatto anche al proprio modo di pensare e più indicato in funzione della specifica tipologia di conversazione.
Se la domanda che apre la conversazione spontanea è, ad esempio: “Cosa ne pensi del problema X che stiamo avendo in azienda?” tre esempi differenti di struttura con cui costruire la risposta potrebbero essere:
  • esempio 1: a) risposta alla domanda posta introducendo il proprio punto di vista, b) approfondimento anche con utilizzo di esempi, c) conclusione.
  • esempio 2: a) descrizione del problema, b) proposta di soluzione, c) benefici collegati alla proposta.
  • esempio 3: a) presentazione di una piccola storia/di un caso collegato al problema, b) sintesi degli elementi più rilevanti, c) conclusione con collegamento alla domanda iniziale.

Mantieni sempre un senso di dialogo

Infine ricordati che qualunque conversazione non è un esame, ma è un dialogo in cui è importante tenere equilibrato quello che dicono tutte le persone coinvolte. Cerca di dare risposte efficaci, ma non dilungarti troppo, chiedi all’interlocutore se gli è tutto chiaro quello che stai dicendo e lasciagli il tempo per rispondere, fai a tua volta domande se reputi che ti sia importante conoscere meglio anche il punto di vista dell’altro e dimostra sincero interesse nell’ascoltare l’altro.
“Il dialogo è un gioco: esso implica la volontà di giocare con nuove idee, esaminarle e verificarle” (Peter Senge)