Molti di noi, quando sono alla ricerca di un lavoro, attivano immediatamente il proprio network di parenti, amici, conoscenti per chiedere aiuto.
 
Generalmente quello che si fa è di avere a portata di mano il proprio curriculum vitae e di inviarlo o segnalarlo a più persone possibili. Alcuni lo fanno dichiarandosi anche disponibili a fare qualunque lavoro e considerando questo tipo di disponibilità quasi come una garanzia di serietà, impegno, onestà che dovrebbe agevolare la persona cui hanno chiesto aiuto nel segnalarli ad altri.
 
Indubbiamente in Italia la maggior parte delle persone continua a trovare lavoro grazie al passaparola ed all’aiuto di parenti, amici e conoscenti e, onestamente, non ci trovo nulla di sbagliato nel ricercare lavoro attivando il proprio network.
 
Il problema, però, può essere il modo in cui lo facciamo, il modo concreto in cui si chiede aiuto, perché da questo dipende fortemente il risultato finale.
 
Peraltro oggi la crisi del mercato del lavoro rende sempre più difficile la competizione anche nella semplice richiesta di aiuto. Ognuno di noi ha un parente, un amico, un conoscente che non sta lavorando, o che deve cambiare lavoro per necessità, e siamo spesso subissati di segnalazioni e richieste di aiuto, in cui si rischiano anche di generare delle sorte di catene di Sant’Antonio che allontanano, invece di favorire, il risultato finale perché distorcono sempre più la iniziale richiesta di aiuto.
 
Per tutto questo diventa ancora più importante il modo in cui chiediamo aiuto, così da evitare il rischio di:
 
  • illuderci di aver contattato tante persone, investendo anche tanto tempo, ma senza aver ottenuto alcun risultato;
 
  • essere scambiati per dei seccatori, degli spammer seriali di cv, facendo scappare o allontanare proprio le persone cui abbiamo chiesto aiuto;
 
  • dover accettare qualunque proposta di lavoro, anche se non c’entra nulla con noi, con quello che vogliamo fare o con quello che sappiamo fare, in nome di una sorta di debito di riconoscenza verso chi ci ha dato aiuto.
Perché può accadere tutto questo e cosa si può fare per prevenirlo e per ottenere risultati migliori?
Provo ad utilizzare alcuni esempi di richieste di aiuto pervenute direttamente a me per cercare di evidenziare alcuni degli errori più comuni:
 
Richiesta 1: “Posso inviarti il mio CV in modo da consentirti una valutazione ed eventualmente, nel caso in cui avessi contatti su Milano, un aiuto?
 
Richiesta 2: “Approfitto spudoratamente della tua disponibilità per segnalare il mio profilo agli head hunter che conosci”.
 
Richiesta 3: “Sto cercando lavoro e data la difficoltà del periodo non riesco a trovare nulla di interessante. Lei saprebbe indicarmi qualche opportunità di cui è a conoscenza?
 
Richiesta 4: “Ciao, ti inoltro, il CV della fidanzata di un mio collega, vorrebbe lavorare nel marketing”.
 
Richiesta 5: “Ciao, arrivati i CV? Che possibilità ci sono? Senza crearti alcun problema fammi sapere”.
 
Richiesta 6: “Ne approfitto per inviare il mio CV con la speranza che vi possa essere una possibilità di collaborazione”.
 
Richiesta 7: “Le invio il mio CV confidando che un occhio esperto come il suo possa renderlo più professionale”.
 
Richiesta 8: “Le invio il Cv di una ragazza laureata a cui piacerebbe lavorare nel settore delle risorse umane. Nel caso in cui servisse a lei direttamente o se conoscesse persone cui potrebbe interessare mi farebbe un gran piacere”.
 
Riuscire a trovare un buon lavoro con questo tipo di richieste ha la stessa probabilità di vincere la lotteria, quindi se qualcuno ce l’ha fatta deve sentirsi davvero fortunato.
 
Cosa c’è che non va in questo tipo di richieste?
 
  • sono tutte troppo generiche e scaricano tutta la responsabilità di capire cosa dover dire della persona da aiutare a chi deve dare aiuto. In realtà, più la richiesta è generica più si mette in difficoltà l’interlocutore perché deve impegnarsi troppo per cercare di capire oppure potrà avere l’alibi per non fare nulla di concreto;
 
  • rimandano tutte al CV, ma la maggior parte dei CV non contengono indicazioni chiare che permettano di raccontare ad altri quali sono i punti di forza, gli elementi distintivi di una persona, i suoi obiettivi, ancora di più quando questa persona non la si conosce direttamente. Come posso segnalare una persona ad un head hunter se la persona che mi chiede aiuto non mi dice chiaramente cosa vorrebbe che dicessi di lei? Come posso capire che possibilità ha un CV se non so a quale tipo di ruolo specifico ambisce la persona?
 
  • non esplicitano chiaramente cosa la persona si attende da me. Se mi si chiede di poter attivare dei contatti, mi si dovrebbe anche aiutare dicendomi che tipo di contatti: aziende? Studi professionali? Enti pubblici? E poi, ancora più in dettaglio, quali nomi? La richiesta più giusta potrebbe essere, ad esempio, “conosci qualcuno nell’azienda X a cui posso mandare il CV?”
 
In sostanza sono tutte richieste che dimostrano che chi sta chiedendo aiuto sta “sparando nel mucchio” senza aver fatto un lavoro di pianificazione su cosa, come ed a chi chiedere aiuto.
 
Cosa si potrebbe fare di diverso?
 
  • crearsi una mappatura di tutte le persone a cui si vuole chiedere aiuto e chiarire meglio quale tipo di aiuto specifico si vuole chiedere: la valutazione del proprio CV, la segnalazione del CV a tizio o caio, un consiglio su che tipo di lavoro si potrebbe fare, l’indicazione di quali possono essere altri contatti utili, etc;
 
  • avere a disposizione un CV scritto bene, (qui puoi leggere qualche consiglio su come scrivere un CV efficace) ma indicare anche chiaramente, in una lettera di motivazione o presentazione, o in altra forma, quali sono le caratteristiche principali che si ritiene di avere, quali disponibilità specifiche si hanno e che possono essere un valore per altri nel lavoro. Sarebbe importante riuscire proprio a dire quali sono le parole chiave che ci descrivono e che possono essere facilmente memorizzate ed utilizzate da chi ci sta dando aiuto;
 
  • dire a chi si chiede aiuto anche cosa si sta facendo su altri fronti al fine di evitare anche spiacevoli duplicazioni di contatti e attivazioni e spiegare con onestà le motivazioni per cu si sta cercando lavoro;
 
  • dare idee, proposte, spunti di quello che si potrebbe fare senza aspettare o confidare che siano gli altri a desumere tutto questo dalla semplice lettura del CV;
 
  • cercare di fare in modo di riuscire sempre a parlare o a scrivere in prima persona a chi stiamo chiedendo aiuto, per evitare l’effetto catena di Sant’Antonio che, oltre a distorcere il messaggio iniziale, rischia anche di deresponsabilizzare sempre di più le persone man mano che prosegue la catena;
 
Anche chiedere aiuto è un lavoro da fare con precisione, accuratezza, pianificazione ed avendo ben chiara la propria strategia ed i risultati che si vogliono ottenere.
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