La maggior parte delle persone ha degli incidenti di carriera e commette degli errori sul lavoro e forse, più realisticamente, il mondo si divide in quelli che li ammettono ed in quelli che li nascondono.
 
Per incidenti di carriera, o errori, intendo molti possibili accadimenti, più o meno gravi, tra cui, ad esempio: essere licenziati in tronco; subire un sostanziale dimensionamento del proprio ruolo; vedersi rifiutare una richiesta di aumento di stipendio; aver commesso un errore che determina uno stop alla carriera; vedersi notificare un provvedimento disciplinare; non superare il periodo di prova; ricevere una valutazione negativa dal proprio capo; andare in stress e sentirsi costretti a licenziarsi.
 
Peraltro, come spesso accade anche in altri ambiti,
la probabilità che una persona abbia degli incidenti di carriera è direttamente proporzionale al livello di ambizione o di proattività della persona stessa. 

Errori al lavoro

Le persone che osano di più sono anche quelle che rischiano di fare più errori che possono generare dei veri e propri incidenti come quelli citati prima.
 
D’altra parte queste stesse persone che hanno più probabilità di avere degli incidenti o di sbagliare al lavoro sono anche quelle che rischiano di imparare meno da quello che gli è accaduto.
Molti ritengono, ad esempio, che i manager più brillanti tendano ad attribuirsi un merito eccessivo per i propri successi ed a scaricare tutte le colpe dei propri insuccessi su fattori esterni. Più o meno consapevolmente, questo tipo di comportamento viene messo in atto per proteggere la propria autostima, ma produce come effetto collaterale, il fatto di ostacolare l’apprendimento e la crescita che possono derivare da una analisi più realistica dei motivi dell’insuccesso.
 
Infatti:
“anche una drammatica battuta di arresto può diventare un viatico per il successo se si reagisce nel modo giusto” (cit.)
ma la trasformazione della sconfitta in una opportunità richiede innanzitutto il coraggio di capire meglio cosa è accaduto e quale contributo ha dato anche la persona che ha subito l’incidente e che si sente solo vittima dello stesso.
 
La propensione e la capacità di una persona di riuscire a trasformare un incidente di carriera o un grave errore in una reale opportunità di crescita professionale si può vedere dal modo in cui si comporta lungo le diverse fasi che si generano a partire dall’incidente.
 
Di seguito provo a distinguere i comportamenti meno indicati (tipo A) da quelli più opportuni (tipo B).

Prima reazione dopo l’incidente:

Tipo A: la persona si sente scioccata, arrabbiata, tende a dire o pensare “perché proprio a me?”, si mette alla immediata ricerca del colpevole ritenendo di non aver contribuito in alcun modo a quanto accaduto, cerca in tutti i modi di protestare e di recuperare la sua posizione, parla con altri (parenti, amici, colleghi) per sentirsi dire che è dalla parte della ragione e che i colpevoli sono altri.

Tipo B: la persona mantiene la calma, cerca di capire meglio la situazione e non si fa sopraffare dalla cattiva notizia riconoscendo di avere anche altri ambiti su cui contare. Si concentra principalmente a capire che ruolo ha avuto in tutta la vicenda e soprattutto quali sono i prossimi passi che può fare e ricerca persone che, invece di compatirla, la aiutano a costruire una visione più costruttiva della situazione.

Gestione del post incidente:

Tipo A: la persona tende a manifestare atteggiamenti depressivi, a prendersi poca cura di sé, a chiudersi in se stessa ed ambisce solo a trovare un lavoro molto simile al precedente continuando ad alimentare rancore verso l’azienda precedente, ad attribuire tutte le colpe agli altri ed a ritenere che l’incidente sia una delle cose peggiori che gli sia mai accaduta. Sarà molto probabile che questa persona accetterà immediatamente il primo lavoro che le capita, salvo accorgersi dopo che questo lavoro non è in linea con quello che si immaginava e continuerà ad attribuire tutte le colpe della sua “sfortuna” all’incidente.
Tipo B: la persona investe le sue energie nel pensare al futuro, si protegge prendendosi cura di sé, cerca il supporto di altri per ripercorrere con lucidità la propria carriera ed anche per capire cosa avrebbe potuto fare diversamente per cercare di prevenire l’incidente, si concentra per riflettere su quali caratteristiche debba avere il nuovo lavoro da cercare, considera quanto accaduto come una opportunità per cambiare la propria vita professionale.
Sarà molto probabile che questa persona si prenderà del tempo per valutare meglio le varie possibilità che può costruire o per aspettare l’occasione giusta, cercherà di approfittare dell’occasione per ragionare in maniera diversa dal passato ed alla fine arriverà a fare un lavoro diverso dal precedente e più in linea con i suoi bisogni e interessi.
 
La maggior parte delle persone continua a pensare alla carriera come ad un percorso lineare, una scala in cui chi riesce a salire è un vincente e chi scende è un perdente.
 
Nella realtà 
le carriere sono più un percorso accidentato, ad ostacoli, in cui i vincenti sono quelli che sono stati capaci di riprendersi dagli incidenti di carriera e dai gravi errori riuscendo a trasformare l’ostacolo in un trampolino per andare avanti, magari cambiando direzione.
Il poeta Pablo Neruda ha scritto:
 
“Se ogni giorno cade dentro ogni notte,
c’è un pozzo dove la chiarità sta rinchiusa.
Bisogna sedersi sul pozzo dell’ombra
e pescare luce caduta con pazienza”