Diversi anni fa ho attraversato un periodo professionale molto difficile, ed assolutamente inedito per me, perché mi sono trovata a dover gestire un momento di grande crisi legato alla chiusura improvvisa di un rapporto professionale che credevo assolutamente solido, e su cui avevo investito molte energie ed entusiasmi. Da un giorno all’altro tutte le mie prospettive professionali si sono completamente rovesciate ed ho dovuto progettare letteralmente un nuovo inizio.
 
Forse perché questa cosa mi è capitata in un momento di maturità, anche anagrafica, una delle cose che, paradossalmente, mi ha fatto capire ancora di più questa dolorosa esperienza è stato quanto sia importante essere bravi a prendersi cura di se stessi e degli altri, sia nel lavoro, che nella propria vita (tenendo presente che io sono una persona che non riesce a fare dei grossi distingui tra i due ambiti…) soprattutto nei momenti in cui sembra che stia andando tutto male.
 
Ho imparato, cioè, che
proprio nei momenti più difficili diventa ancora più importante essere bravi a prendersi cura di se stessi
così come ho imparato che, in ogni lavoro, sarebbe importante che una parte della mission di ognuno di noi, fosse dedicata, comunque a prendersi cura degli altri.
 
Ma penso anche che una cosa non possa esistere senza l’altra, cioè che
non possiamo davvero diventare bravi a prenderci cura degli altri se non sappiamo farlo prima di tutto con noi stessi.
In quel periodo mi è successa una delle tante cose belle della vita, che è stata quella di incontrare una persona, attraverso la lettura di un libro, o meglio di un diario.
 
La persona è Etty Hillesum, una giovane ebrea olandese, non osservante, aspirante scrittrice, che in realtà rifiuterà di tentare di salvarsi, proprio per cercare di essere di aiuto agli altri, e morirà in un campo di concentramento, dopo un lungo percorso, tracciato nei suoi diari, in cui sono annotate riflessioni di grande profondità che, però, nascondono grandi consigli proprio su come diventare più forti imparando, man mano, a prendersi cura di se stessi anche mentre ci si prende cura degli altri.
 
Confesso che questo libro, in quel momento della mia vita, mi ha dato tanta forza e tanta gioia di vivere, o meglio tanta voglia di scoprire che esiste una gioia di vivere che vale la pena cercare di conquistare, all’interno di se stessi, per poi vivere in un mondo che ci riserva sempre sorprese non tutte positive.
 
Anche grazie a questo libro (Diario, di Etty Hillesum, edizioni Adelphi, versione integrale) sono riuscita ad affrontare, con sufficiente fiducia e serenità, quel momento difficile. Ne ho sottolineato pagine e pagine, ne ho trascritto migliaia di parole ed oggi, in questo momento in cui siamo tutti in difficoltà, in cui si vedono persone, come i sanitari tutti, che a costo di mettere a rischio la loro stessa vita, si stanno occupando di quella degli altri e ci sono tante altre, a casa, preoccupate del loro futuro e che temono di non poter fare più nulla, per se stesse e per gli altri, mi è venuta una gran voglia di dare spazio ad Etty, alle sue parole, per immaginare una sorta di “manifesto” di quella che noi di Working room potremmo e vorremmo chiamare l’arte di prendersi cura di se stessi e degli altri.
 
Penso, infatti, che in questo momento, in cui siamo anche costretti ad una quarantena forzata, o comunque ad avere ritmi più lenti, o a dover perdere i nostri riferimenti abituali (amici, parenti, colleghi, etc.) ed in cui ci sono tante emozioni, prevalentemente negative, che affollano, consapevolmente o meno, la nostra mente, ed inoltre in una situazione in cui siamo esposti tutti al rischio di ammalarci, di essere contagiati da un virus che si conosce poco (ed anche questo ci spaventa), diventa ancora più importante, ma anche possibile, dedicare un po’ di tempo ad imparare a prenderci meglio cura di noi stessi.
 
E lo dico anche perché in tutti i lavori di consulenza che facciamo, nella maggior parte dei casi, aiutiamo innanzitutto le persone ad imparare a prendersi meglio cura di se stessi: giudicandosi meno, prendendosi delle pause, definendo aspettative più sostenibili, essendo meno severi, etc.
 
Di seguito troverete, essenzialmente, le parole di Etty, che ho riportato in corsivo, con qualche mio modesto commento di accompagnamento o collegamento. Spero che sia una buona lettura, con la precisazione che i diari di Etty sono molto densi e complessi, a volte anche carichi di contraddizioni e di pluralità che ovviamente non trovano alcuna giustizia nelle poche frasi qui riportate.

Per avere cura di sé occorre avere un centro da creare e custodire

Molti di noi sono troppo preoccupati di quello che gli altri pensano, valutano, hanno bisogno e siamo meno “occupati” a costruire dei punti fermi al nostro interno che ci facciano da guida, da porto sicuro. Scrive Etty:
 
Se un individuo ha un centro, tutte le impressioni provenienti dall’esterno trovano in quel centro un punto fermo (devono fermarsi lì). Chi non ha centro ed è insicuro, a ogni nuova impressione perde l’equilibrio e diventa sempre più insicuro, mentre ogni nuova impressione rende sempre più stabile il centro del primo.
E ora c’è in me un centro di forza che irradia energia anche all’esterno, e riesco a percepirlo anche dalle reazioni degli altri nei confronti della mia persona…. Quella forza viene da dentro: è un piccolo centro chiuso in sé nel quale io, a volte, mi rifugio totalmente, quando il mondo esterno mi pare per un attimo troppo rumoroso, ma, per il resto, tutti i miei sensi sono intensamente protesi verso la realtà che mi circonda, e ciò che esperiscono fuori lo portano nel mio centro che viene, per così dire, rinforzato da ogni nuova impressione.
 
Quando perdi il tuo centro anche tutte le persone e le cose appaiono decentrate e irreali.
 
Quando una persona ha imparato a immergersi in se stessa, riuscirà anche a immergersi completamente in un’altra o nel suo lavoro; si diventa più calmi e meno frammentati, o almeno così credo.
 
Una persona non ha bisogno di norme esterne, solo di se stessa. E può fare di se stessa la propria norma solo quando è veramente se stessa, quando vive delle proprie forze ed ha fiducia in sé.
 
A volte, si cerca di compensare una temporanea mancanza di forze interiori facendo richieste supplementari al mondo esterno, aspettandosi irragionevolmente che queste possano sostituire le forze provenienti da dentro.

Per avere cura di sé occorre imparare a fermarsi e dosare le proprie energie

Uno dei gesti di più grande coraggio ed anche di umiltà, messi insieme, è quello di capire quando fermarsi e come dosare le proprie energie, che non sono infinite…Mentre molti di noi ne abusano con impatti che poi sfociano anche con segnali nel corpo. Scrive Etty:
 
Appena qualcosa non va nella mia psiche, non va neanche nel corpo.
 
Il ritmo richiede ripartizione e soste. Bisogna avere il coraggio di concedersi delle pause e di essere stanchi. Chi pretende troppo da se stesso, non vuole accettare le ricadute.
 
Devi sapere quando fermarti. E sapere di quali forze disponi. E ogni tanto puoi anche perderti; ma non pensare allora che tutto rimarrà sempre in uno stato di smarrimento sognante, infatti tu per prima sai bene che ogni volta riafferri le redini.
 
Ci dovrebbe essere un atto di cedimento e rilassamento ogni sera: lasciare andare il giorno con tutto quello che contiene. E congedare ciò che non si è riusciti a concludere a dovere in quella giornata, sapendo che arriverà un altro giorno. Si deve, per così dire, attraversare la notte con mani vuote e aperte, mani dalle quali si è lasciato andare volontariamente il giorno. E solo dopo si può davvero riposare. E in quelle mani riposate e vuote, che non hanno voluto trattenere nulla, e nelle quali non c’è più alcun desiderio, ognuno di noi, al risveglio, riceve un nuovo giorno.

Per avere cura di sé occorre essere più leggeri (non drammatizzare)

Avere cura di sé passa anche dal non prendere tutto sul personale, dal non prendere tutto sul serio, dal non considerare tutto definitivo, imparando a far fluire le cose. Scrive Etty:
 
Non si può trascurare nulla e non si può prendersi neppure troppo sul serio.
 
Io prendo ancora ogni minimo fenomeno troppo seriamente, e qualsiasi stimolo esterno cerco di sistemarlo in un grande insieme. Il che non è affatto necessario. Di tanto in tanto dovrei cercare di essere molto più sorda nei confronti dell’esterno e ascoltarmi dentro.
 
Non conosco momenti più felici di quelli in cui mi rendo conto che la vita è davvero semplice.
 
E sii pure triste, semplicemente e sinceramente triste, ma non costruirci sopra dei drammi. Una persona deve essere semplice anche nella sua tristezza, altrimenti la sua è soltanto isteria.

Per avere cura di sé occorre ascoltarsi

La voglia di scoprirsi, di ascoltare i propri desideri e bisogni, senza giudicarli, di essere consapevoli delle proprie emozioni e pensieri è per Etty una pratica assolutamente necessaria che oggi assoceremmo, forse, anche a pratiche di mindfulness. Scrive Etty:
 
Non devi pensare, ma ascoltare quello che c’è dentro di te: se lo fai ogni mattina per un po’, prima di metterti al lavoro, acquisirai una sorta di calma che illumina l’intera giornata. Dovresti davvero cominciare ogni giorno in questo modo, fino a che tutti i frammenti di preoccupazione e tutti i piccoli pensieri saranno stati spazzati via dalla tua testa. Proprio come al mattino spazzi via dalla tua camera la polvere e le ragnatele, così ogni mattina dovresti ripulire te stessa dall’interno. Solo a quel punto puoi cominciare il tuo lavoro.
 
Sono consapevole del fatto che, quanto più mi sento fragile, tanto più sono necessarie disciplina, organizzazione e stabilità nella vita quotidiana.
 
Si può aiutare solo quando si vive in sintonia con ciò che si desidera chiarire agli altri; sento crescere in me, sempre più, la forza per dare una mano agli altri, anche semplicemente spiegando loro che nessun altro può davvero aiutarli, e che questo va accettato, e non come un qualcosa che renda di necessità infelici, bensì come un mezzo per diventare più consapevoli delle proprie forze e della propria interiorità, e chiarendo che bisogna ascoltare con pazienza la propria voce interiore fino ad acquisire delle certezze.

Per avere cura di sé occorre accettare la molteplicità e la complessità

La cura di sé passa anche dalla capacità di accettare la complessità della vita, le sue ambivalenze, che sono dentro e fuori di noi, capendo anche che, davvero, tutto scorre e tutto può avere un senso se siamo noi a riuscire a trovarlo o costruirlo. Scrive Etty:
 
Si porta tutto dentro di sé, nessuna parte della propria vita va abbandonata: è possibile darle ricetto e anche comprensione.
 
Nessuna singola parte dovrebbe avere il predominio nella tua vita. La questione principale è il tutto. Non enfatizzare nessuna cosa, altrimenti la tua armonia interiore ne verrà scossa. Cerca di restare completamente distaccata da tutto ciò che ti interessa; non concentrare le tue forze interiori in un solo punto, non investirle in una sola cosa, conserva le energie.
 
Le numerose contraddizioni della vita devono essere accettate, tu invece vorresti fonderle in un unico insieme e in qualche modo semplificarle dentro di te, così ti semplificheresti pure la vita. Ma il fatto è che la vita è composta di contraddizioni, che queste vanno accettate tutte come sue parti integranti, e che non si può accentuarne una a spese di un’altra. Lascia che il tutto giri e forse diventerà ancora un unico insieme.
In realtà sono ancora impegnata a catalogare: cerco un’armonia, una sintesi, ma so che non c’è. Voglio osservare tutto da un unico punto di vista, pensare tutto a partire da un’unica idea, ma il solo modo per trovare armonia è accettare le contraddizioni. Ogni polo ha il suo opposto: è cosi, che ti piaccia o no. Non basta che tu sappia tutto ciò solo con la tua mente, devi anche vivere la molteplicità delle cose e non cercare spasmodicamente di forgiare quella molteplicità in un’unità.
 
Non ci si dovrebbe mai lasciar paralizzare da una cosa sola, per grave che essa sia, la gran corrente della vita deve continuare a scorrere.
 
Le alte e le basse maree ci sono comunque, no? E non è forse un bene? E perché mai non dovrebbero esistere anche nelle relazioni personali? Bisogna soltanto ascoltare il ritmo. E’ così stupido e folle voler forzare le cose. Anche nei rapporti personali ci sono ritmi importanti, eterni, e bisogna dar loro tempo, essere pazienti e non forzare le cose.
 
La nascita di un’autentica autonomia interiore è un lungo e doloroso processo: è la presa di coscienza che per te non esiste alcun aiuto o appoggio o rifugio presso gli altri, mai. Che gli altri sono altrettanto insicuri, deboli e indifesi. Che tu dovrai essere sempre la persona più forte.

Per avere cura di sé occorre rimanere aperti

Lasciar fluire, essere curiosi, fidarsi anche degli altri, che vi siano possibilità da cogliere, anche questo atteggiamento aiuta a prendersi cura di sé. Scrive Etty:
 
Questo è ciò che ogni giorno mi insegna daccapo: che bisogna rimanere aperti, che non ci deve chiudere in se stessi nei momenti più bui, né affondare in essi pensando che sia un giorno perso, triste. Nella mia vita quasi troppo ricca, mi rendo conto che ci sono centinaia di svolte in una giornata, centinaia di sorprese, una veduta improvvisa, un senso di inclusione.
 
Questa è anche una delle mie più recenti conquiste: che da ogni istante nasce un nuovo istante, che contiene nuove possibilità e che spesso, inaspettatamente, si rivela essere un nuovo dono. E che non si deve trattenere alcun momento di malessere né prolungarlo inutilmente, perché, così facendo, si può ostacolare la nascita di un momento più ricco. E così la vita ti scorre dentro in una corrente ininterrotta, in un’unica grande successione di momenti, ognuno dei quali ha il suo posto nel giorno.
 
Non devi vedere tutto come definitivo, statico e assoluto, piuttosto come una fase di transizione.

Per avere cura di sé occorre avere fiducia in se stessi e negli altri

Nessuno può dirsi un completo capolavoro o un completo fallimento, ognuno è un miscuglio di passi avanti e di passi falsi, ma comunque di passi che ci portano in qualche modo in una direzione se siamo stati capaci di darcela. Per questo meglio non giudicare e credere nelle nostre possibilità. Scrive Etty:
 
Sei sanissima, stai crescendo in direzione di te stessa, stai diventando autonoma.
 
Non devi mai più negare i tuoi momenti migliori durante quelli peggiori. La maggior parte delle persone è comunque infedele ai suoi momenti migliori. Se sai come assegnare il posto giusto nella tua vita anche al gelo del giorno, non resterai a lungo nel disincanto. Perché sai che anch’esso fa parte della vita.
 
Ho, per così dire, il coraggio di fare errori e comunque conservo la fiducia nelle mie capacità.
 
Non bisogna sempre pretendere dei grandi risultati, ma bisogna credere in quelli piccoli.
 
E devi anche avere fiducia nel fatto che un giorno tutto si amalgamerà in una grande sintesi e credere che stai costruendo qualcosa. In questo credo infatti da molto tempo: credo nel lavoro e nelle azioni che si uniscono, trovando una giusta collocazione e mai un vuoto in mezzo; nel tanto lavoro regolare e costante. Ed essere molto, molto modesta.
 
Credere in se stessi, e credere che abbia un senso cercare di trovare la propria forma.
 
Non sono mai le circostanze esteriori, è sempre il sentimento interiore, depressione, insicurezza o altro, che conferisce alle circostanze un’apparenza triste o minacciosa.
 
La vita è piena di promesse e possibilità, finché siamo in salute e non temiamo le difficoltà.
 
In realtà è l’orientamento interiore verso gli eventi a determinare il destino. In ciò consiste la vita.
 
La nostra crescita dovrebbe far si che i momenti buoni della nostra vita e lo sviluppo interiore vincano le pressioni e le minacce quotidiane.

Per avere cura di sé e degli altri occorre amare la vita, nonostante tutto e tutti

Questa è la più grande scommessa ed il più grande atto di coraggio che ci vuole, ed è forse anche questo il motivo per cui tante persone fanno fatica a prendersi realmente cura di sé e non riescono, poi a farlo rispetto agli altri, ma può darsi che sia anche questo il segreto da scoprire e conquistare. Scrive Etty:
 
La curiosità per quel che diventerai non è uno sprone sufficiente. Deve trattarsi di autentico amore per la vita.
 
L’uomo riceve l’anima da amministrare e deve amministrarla bene; vivere con le forze della propria anima, esserne vivificato.
 
La vita è una lotta, ma io ci sto prendendo gusto e lottando mi rafforzo.
 
Dovunque ci troveremo, dobbiamo esserci con tutto il nostro cuore.
 
Ho il dovere di vivere nel modo migliore e con la massima convinzione, fino all’ultimo respiro: allora il mio successore non dovrà più ricominciare tutto daccapo, e con tanta fatica.
 
L’inchinarsi davanti al destino è anche una vittoria.
 
E’ già tanto riuscire a comprendere di essere parte di un grande processo di crescita, divenirne consapevoli. Credo che ancora per troppe persone la vita sia fatta di momenti casuali senza un vero collegamento interno.
 
Si è a casa dovunque su questa terra, se si porta tutto in noi stessi.
 
Se solo si potesse far capire alla gente che si può lavorare alla propria pace interiore, e continuare a essere produttivi e fiduciosi dentro di noi malgrado le paure e le voci che circolano.
 
In fondo, il nostro unico dovere morale è quello di dissodare in noi stessi vaste aree di tranquillità, fintanto che si sia in grado d’irraggiarla anche sugli altri. E più pace c’è nelle persone, più pace ci sarà in questo mondo agitato.
 
GRAZIE ETTY!