Tu non sei i tuoi anni
Questo è il titolo e l’inizio di una breve poesia di Ernest Hemingway che recita così:
 
Tu non sei i tuoi anni,
né la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.


Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici 
sei la tua voce assonnata al mattino 
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata 
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera 
e il futuro che dipingi.


Sei fatta di così tanta bellezza 
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser 
tutto quello che non sei.
Forse sarebbe davvero importante ricordarsi che non siamo i nostri anni, sia quando ne abbiamo pochi che quando ne abbiamo tanti.
Ad esempio quando ci si rapporta al lavoro, i giovani tendono ad affrontare i colloqui di lavoro e le sfide dei primi lavori, pensando di non avere competenze ed anni di esperienza sufficienti, mentre sicuramente potrebbero valorizzare meglio diverse competenze, attitudini e talenti, se solo ne fossero un po’ più consapevoli, magari acquisite negli anni di studi, nella vita in società o in quella sportiva, nell’ambiente famigliare e così via. In questo senso i pochi anni di vita e di esperienza rischiano di essere una fonte di debolezza se gli si dà troppa importanza.

Anche per le persone di una certa età, quelle che vogliono rientrare nel mondo del lavoro, o che vogliono cambiare significativamente il lavoro che fanno, gli anni possono diventare, invece, un peso perché rischiano di denotare abitudini difficili da cambiare o una sorta di destino ormai segnato, così come le prime rughe che segnano il volto. In questo senso i tanti anni di vita e di esperienza rischiano invece di essere una zavorra, un marchio indelebile da cui è difficile sottrarsi se gli si dà troppa importanza.

Mi sembra che la poesia di Hemingway suggerisca un approccio diverso e più costruttivo.

Dire che non siamo i nostri anni ci fornisce la libertà, da una parte, di cambiare e dall’altra di rimanere anche fedeli a quello in cui crediamo e che amiamo, anzi meglio di ancorare il cambiamento sulla base di quello che per noi è importante.

Dire che non siamo i nostri anni significa avere sempre voglia di rimettersi in discussione e di immaginarsi in un percorso evolutivo.

Dire che non siamo i nostri anni significa avere voglia non solo di contare il tempo che passa, ma anche di andare a fondo rispetto alle esperienze che la vita ci riserva, sia a livello professionale che personale, per farle diventare qualcosa di prezioso e di utile.

Dire che non siamo i nostri anni significa immaginare che non ci sia un percorso prestabilito, che dobbiamo seguire, ma al contrario che ogni giorno creiamo il percorso con i nostri pensieri, i nostri desideri e le nostre azioni.

Dire che non siamo i nostri anni significa avere la generosità di far vedere agli altri, anche nel lavoro, quello che siamo a livello di esperienze, di emozioni, di idee senza permettere a nessuno di etichettarci in funzione della nostra età o del nostro aspetto fisico.

Dire che non siamo i nostri anni significa riconoscere che quello che siamo dipende e dipenderà molto dalle persone di cui ci circonderemo e con cui scambieremo esperienze.

Dire che non siamo i nostri anni significa, anche, non tradire o non cancellare chi siamo stati in passato, ed essere comunque il più possibile onesti con noi stessi e con gli altri rispetto a quello che sentiamo e pensiamo.
Ognuno ha la propria identità, bellezza e unicità
nella vita professionale ed in quella personale, basta avere voglia di vederla, prima di tutto con se stessi, e poi di essere in grado di farla vedere agli altri, non per un puro sfoggio narcisistico, ma per riuscire, con tutto quello che siamo, a dare un piccolo o grande contributo alla organizzazione ed alla società in cui viviamo.

Molto spesso capita a tutti di vedere delle persone che nel lavoro si presentano in un certo modo, ad esempio con bassa proattività o motivazione o energia, mentre nella vita privata sono completamente diversi, oppure può accadere il contrario. Come se si indossassero delle maschere o delle divise a seconda del luogo in cui ci si trova. Capita anche che una persona dica o sogni di voler fare un lavoro completamente opposto a quello che sta facendo attualmente.

"Tu non sei i tuoi anni": questa piccola poesia, ricordandoci che siamo un’unica persona, con tutte le nostre esperienze ed emozioni, e non le singole maschere che a volte decidiamo di indossare, ci può anche suggerire di mettere davvero tutto quello che noi siamo nel lavoro perché magari alcune parti che tendiamo a nascondere potrebbero, invece, essere molto utili anche nel lavoro che stiamo facendo.

Ad esempio se faccio la consulente e dico che, rinascendo, farei la ballerina forse posso utilizzare questa informazione riflettendo sul fatto che avrei bisogno, nel mio lavoro attuale, di avere più ritmo, o più allegria, o più creatività, o più energia fisica che sono tutti elementi che associo alla ballerina. Allora forse potrei pensare a come inserire questi elementi nel mio lavoro attuale invece di rimanere in attesa di rinascere…