Tanti lettori condividono con noi un certo amore per la poesia, ed in questi tempi ci sembra di riscontrare che anche chi non è solito leggere poesie trova una certa attrazione per questo genere letterario.
Ecco una nostra piccola selezione, che inizia con una poesia del premio Nobel Wislawa Szymborska, che a noi piace molto, per il suo stile molto ironico e irriverente, e finisce con una epigrafe che vuole essere una testimonianza amorevole per i tanti che, in questo difficile momento, non sono più con noi e non hanno avuto il conforto di un addio affettuoso. Nel mezzo varie altre poesie, della Szymborska e non solo, che, in qualche modo, ci sembrano adatte al momento.
Se vi va fateci sapere cosa ne pensate, scrivendoci alla mail info@workingroom.it oppure segnalateci quali sono le poesie che state leggendo di più in questi giorni di quarantena forzata.
Buona lettura! #IORESTOACASA

CONSOLAZIONE

(tratta da “Due Punti”, Adephi Editore, traduzione di Pietro Marchesani)
Darwin.
Si dice che per rilassarsi leggesse romanzi.
Ma aveva le sue esigenze:
dovevano essere a lieto fine.
Se gliene capitava uno differente,
lo gettava con furia nel fuoco.
 
Vero o no che sia-
sono propensa a crederci.
 
Percorrendo con la mente tanti spazi e tempi
aveva visto così tante specie estinte,
tali trionfi dei forti sui più deboli,
così grandi sforzi di sopravvivenza,
prima o poi inani,
che almeno dalla finzione
e dalla sua microscala
aveva diritto di aspettarsi l’happy end.
 
E quindi per forza: un raggio che sbuca
                            Dalle nuvole,
gli amanti di nuovo insieme, i casati
                                     riconciliati,
i dubbi dissipati, la fedeltà premiata,
i beni recuperati, i tesori dissotterrati,
i vicini pentiti del loro accanimenti,
la reputazione resa, la cupidigia smascherata,
le vecchie zitelle maritate con pastori
                                     dabbene,
gli intriganti deportati nell’altro emisfero,
i falsari di documenti scaraventati dalle scale,
i seduttori di vergini di gran corsa all’altare,
gli orfani accolti in casa, le vedove consolate,
la boria umiliata, le ferite sanate,
il figliol prodigo invitato alla mensa,
il calice dell’amarezza vuotato in mare,
i fazzoletti intrisi di lacrime pacificate,
canto e musica per tutti,
e il cagnolino Fido,
smarrito già nel primo capitolo,
corra pure di nuovo per la casa
abbaiando gioioso.
 
Wislawa Szymborska

NON LAMENTARTI MAI

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell'alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.
 
Autore sconosciuto (Poesia erroneamente attribuita a Pablo Neruda)

DISATTENZIONE

(tratta da “Due Punti”, Adephi Editore, traduzione di Pietro Marchesani)
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
                                     domande,
senza stupirmi di niente.
 
Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto dovuto.
 
Inspirazione, espirazione, un passo dopo
                            l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
 
Il mondo avrebbe potuto essere preso per
                                     un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
 
Nessun come e perché-
e da dove è saltato fuori uno così-
e a cosa gli servono tanti dettagli in
                                     movimento.
 
Ero come un chiodo piantato troppo in
                            superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).
 
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto di un batter
                                     d’occhio.
 
Su un tavolo più giovane da una mano d’un
                                     giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.
 
Le nuvole erano come non mai e la pioggia
                            era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
 
La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
 
E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
 
Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco con regole ignote.
 
Wislawa Szymborska

DI TUTTO RESTANO TRE COSE

(brano tratto dal romanzo “O Encontro marcado”, traduzione sconosciuta)
Di tutto restano tre cose:
la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.
 
Fernando Sabino

Da IL PROFETA

(brano tratto da “Il Profeta”, Oscar Mondadori, traduzione di Piera Opezzo e Nicola Crocetti)
Vi è stato detto
che, come una catena, siete fragili
quanto il vostro anello più debole.
Questa è soltanto mezza verità.
Siete anche forti
come il vostro anello più saldo.
Misurarvi dall'azione più modesta
sarebbe come misurare la potenza dell'oceano
dalla fragilità della schiuma.
Giudicarvi dai vostri fallimenti
è come accusare le stagioni
per la loro incostanza.
E voi siete come le stagioni,
e anche se durante il vostro inverno
negate la vostra primavera,
la primavera, che in voi riposa,
sorride nel sonno e non si offende.
 
Kahlil Gibran

NULLA DUE VOLTE

(tratta da “Vista con granello di sabbia”, Biblioteca Adelphi, traduzione di Pietro Marchesani)
Nulla due volte accade
ne accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.
 
Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.
 
Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
ne due baci somiglianti,
ne due sguardi tali e quali.
 
Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.
 
Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos'è?
Forse pietra, o forse fiore?
 
Perché tu, malvagia ora,
dai paura e incertezza?
Ci sei- perciò devi passare.
Passerai- e qui sta la bellezza.
 
Cercheremo un'armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d'acqua.
 
Wislawa Szymborska

PER QUANTO STA IN TE

(tratta da “Settantacinque Poesie”, Giulio Einaudi Editore, traduzione di Nelo Risi e Margherita Dalmati)
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai
                            Frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
 
Constantinos Kavafis

ISCRIZIONE GRECA

(brano tratto da “Il Potere e l’acqua”, di Danilo Dolci, Editore Melampo)
Dalle tue ceneri,
o Pontilla,
germoglino viole e gigli,
e possa tu
così rifiorire
nei petali
delle rose,
del profumato croco,
dell’imperituro amaranto
e nei soavi fiori
della viola bianca,
affinché simile
al narciso
e al mesto giacinto,
anche il tempo avvenire
sempre abbia un tuo fiore.