La prima reazione che avrai nel leggere questa domanda può dirti, innanzi tutto, qualcosa, sul tuo attuale livello di autostima e potrebbe, poi, condizionare in maniera rilevante le tue reali possibilità di fare carriera nel tuo lavoro.
 
In questo momento potresti avere uno di questi pensieri in risposta a questa domanda:
  1. Si lo sono, ed anche gli altri lo riconoscono;
  2. Spero di esserlo, ma non ne sono sicuro;
  3. Si lo sono, ma sono anche incompreso nel senso che gli altri non mi considerano tale e non valorizzano le mie capacità e potenzialità;
  4. Lo sono stato in passato, ma ora ho perso le mie potenzialità;
  5. No, ma mi piacerebbe essere considerato tale;
  6. No, non lo sono mai stato e penso che non potrò mai essere considerato tale;
  7. No, e non mi piace chi pensa o si sente un alto potenziale.

Se in qualche modo il tuo pensiero rientra in una delle prime sei opzioni potresti trovare interessante il resto dell’articolo, se hai scelto la settima opzione meglio non proseguire nella lettura…
 
Partiamo prima di tutto da una possibile definizione di “alto potenziale”.

Si definisce tale una persona che, in maniera significativa e continuativa, riesce a conseguire risultati migliori rispetto agli altri (suoi pari) e nel farlo riesce anche ad essere molto più capace della media ad apprendere, velocemente ed efficacemente, nuove competenze mettendo in campo comportamenti concreti che sono coerenti con la cultura ed i valori del luogo in cui lavora.
 
Chissà se dopo la lettura di questa definizione è cambiato qualcosa nella risposta che hai dato all’inizio….
 
Proseguo con il dire che diverse ricerche sostengono che:
  • in ogni organizzazione i veri alti potenziali rappresentano circa il 5% dell’organico totale anche se non è detto che siano, o arrivino, al vertice di quelle stesse organizzazioni;
  • in ogni organizzazione circa il 40% delle persone si sente o vorrebbe essere un alto potenziale;
  • in molti casi sia gli individui che le organizzazioni commettono degli errori di valutazione: ci sono veri alti potenziali che non riescono a fare carriera, ci sono falsi alti potenziali che vengono scelti dalle organizzazioni per fare carriera.
 
Ma quali sono le caratteristiche di un alto potenziale? Un alto potenziale si vede da:
 

Il modo in cui raggiunge i risultati

Un alto potenziale ottiene dei risultati molto spesso superiori alle aspettative previste dal suo ruolo (è più veloce, è più preciso, è più efficace, è più creativo, è più efficiente, etc.), ma nel farlo non crea uno svantaggio per le altre persone con cui lavora, anzi, al contrario, anche gli altri gli danno credito, cioè riconoscono che è più capace.
In sostanza un vero alto potenziale è anche una persona collaborativa con gli altri, non interpreta la competizione nella logica “io vinco, tu perdi”, ma al contrario pensa che con il suo lavoro può dare un contributo positivo anche agli altri e si impegna a farlo.
Gli individualisti e gli ego centrici non sono dei veri “alti potenziali” e nel lungo periodo non riusciranno a fare o mantenere una carriera di successo.
Un alto potenziale, al contrario, raggiunge i risultati costruendo alleanze ed anche in questo modo conquista una posizione di credibilità ed ottiene il rispetto degli altri.
“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l'intelligenza che si vincono i campionati.” (Michael Jordan)

Il modo in cui seleziona e sviluppa nuove competenze

Un alto potenziale ha un interesse autentico e costante nell’apprendere nuove competenze. Nel decidere quali competenze sviluppare cerca di capire la strategia, la direzione in cui sta andando l’organizzazione per cui lavora o il settore in cui lavora, nel caso in cui sia un libero professionista.
In ogni caso un alto potenziale ritiene importante possedere competenze diversificate, sia di tipo tecnico-specialistico che di tipo “soft”, e dimostra di avere una velocità di apprendimento superiore alla media ed anche la capacità di organizzare, con una buona dose di autonomia, un vero e proprio programma di apprendimento.
Un alto potenziale va costantemente alla ricerca di esempi di eccellenza da cui trarre ispirazione e non si ferma mai nella sua voglia di imparare perché concorda con quanto recita un proverbio cinese secondo cui:
“Imparare è come remare controcorrente: se smetti, torni indietro”

Il rapporto che ha con l'ambizione e la visibilità

Un alto potenziale ha un rapporto sano, vitale, trasparente con l’ambizione, con il desiderio di riconoscimento e di successo, con la voglia di essere al centro dell’attenzione, “sotto i riflettori”.
Non interpreta tutto questo in maniera narcisistica, arrogante, ma le considera delle legittime aspirazioni cui può arrivare con impegno, con passione e mettendosi completamente in gioco. La sua ambizione è quella che conferisce un senso al suo lavoro e si tratta sempre di un senso volto a produrre qualcosa di utile, di significativo per gli altri e che diventa una vera e propria mission professionale.
Un alto potenziale ha un’idea personale e precisa di cosa significa avere successo, non ha paura di dichiararla agli altri e pensa che il suo successo possa avere un impatto positivo anche per gli altri. E’ anche consapevole che, per raggiungere risultati crescenti nel tempo, è necessario anche farsi vedere, esporsi, auto-promuoversi perché un buon lavoro non è quasi mai sufficiente per far capire agli altri il proprio valore e per portare avanti con successo la propria mission professionale.
Un alto potenziale utilizza l’ambizione come uno stimolo positivo a migliorarsi e migliorare le cose intorno e non come uno strumento per danneggiare e prevaricare gli altri. Utilizza la parola ambizione in maniera neutra e positiva, come faceva Joe DiMaggio quando diceva:
“Sono solo un giocatore di baseball con una sola ambizione: quella di dare tutto quello che posso per aiutare la mia squadra a vincere”

La capacità di avere ed utilizzare dei sensori interni

Un alto potenziale possiede dei “sensori interni” che lo aiutano a capire in che situazione si trova e li utilizza con saggezza per evitare di reagire in maniera impulsiva o frettolosa. Sono i sensori che lo portano ad essere quasi sempre “la persona giusta al posto giusto e nel momento giusto”.
Potremmo dire che gli alti potenziali sono capaci di utilizzare bene il “sesto senso”, che hanno un livello di autoconsapevolezza molto alto con cui gestiscono le proprie emozioni ed infine che riescono a tenere insieme intuizione e riflessione. Albert Einstein diceva:
“La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è il suo fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo ed ha dimenticato il dono”.
Capire quali sono le caratteristiche che contraddistinguono un alto potenziale può essere utile a tutti per mettere meglio a fuoco:
  • quali sono i fattori che ci ostacolano dall’essere un alto potenziale;
  • cosa possiamo fare per diventare un alto potenziale.
 
Finisco con il dire che il concetto di “alto potenziale” può valere per tutti i lavori e per tutte le età.
Ognuno di noi ha in mente chi potrebbe essere definito, usando un termine diverso, un “fuoriclasse” nel suo lavoro: lo possiamo incontrare al ristorante, in un cameriere che ci serve con passione, attenzione, competenza e disponibilità, oppure a scuola, in un insegnante che dimostra conoscenza ed empatia, oppure in un’azienda, in un collega che riesce a trovare sempre la soluzione migliore ad un problema facendola diventare la soluzione di tutti.
In tutti i casi, per riuscire a far emergere il potenziale che c’è in ognuno di noi, ci vuole impegno, collaborazione ed anche un pizzico di sana spavalderia.
 
E tu sei un alto potenziale o vorresti diventarlo?