Alla domanda
“ti piacerebbe imparare qualcosa di nuovo?”
probabilmente la maggioranza delle persone risponderebbe con un sincero SI.
 
Se la domanda diventa
“cosa ti piacerebbe imparare?
la risposta per molti potrebbe iniziare ad essere meno immediata e più difficoltosa.
 
Infine se la domanda diventa
“che obiettivo ti sei dato nell’ultimo anno relativamente all’imparare qualcosa di nuovo?
oppure
“cosa hai fatto nell’ultimo anno in concreto per imparare qualcosa di nuovo?”
le risposte potrebbero iniziare ad essere davvero limitate o vaghe e generare quasi un senso di frustrazione accompagnato da una serie di buone motivazioni del tipo:
 
  • “non ho avuto tempo”
 
  • “al lavoro non mi consentono di dedicare tempo ad imparare cose nuove”
 
  • “non ho i soldi per investire nella mia formazione”
 
e così via.
 
In realtà il mondo del lavoro sembra essere sempre più spietato da questo punto di vista, tanto da poter dire che:
“Chi non impara con continuità qualcosa di nuovo, non apprende nuove competenze utili per il futuro, è destinato a diventare sempre più velocemente obsoleto ed a rischio di esclusione dal mondo del lavoro”.
Certo, non è una bella constatazione, ma la reputo abbastanza realistica e mi sembra necessario riuscire a farci i conti assumendo un atteggiamento proattivo invece che reattivo o passivo.
 
E non mi riferisco solo alle competenze tecnologiche che fanno sentire un quarantenne incredibilmente frustrato nei confronti dei giovani digitali.
 
E se è anche vero che, come diceva Charlie Chaplinsiamo tutti dilettanti e non viviamo abbastanza per diventare di più”, e che non siamo obbligati ad imparare qualunque cosa, è altrettanto vero che per ognuno di noi potrebbe essere possibile, e utile, definire periodicamente cosa possiamo imparare di nuovo  e che potremmo utilizzare proficuamente nel nostro lavoro.
 
Parafrasando Jim Rohn, “il mondo del lavoro è un mondo esigente, ci sono sempre delle nuove opportunità, ma bisogna essere pronti e preparati per coglierle. Per questo dovremmo dedicare una parte del nostro anno ad acquisire competenze che ci serviranno per l’anno prossimo”, e così via, anno dopo anno.
La vita lavorativa è tutta centrata sulla capacità di creare delle competenze che rappresentano un valore, una utilità per gli altri, utilità che si deve tradurre in un riconoscimento sia economico che immateriale, e queste competenze vanno costantemente aggiornate nel tempo perché le esigenze del mercato del lavoro sono in costante evoluzione.
L’errore in cui cadono in molti può essere quello di pensare che c’è un momento per lo studio e l’apprendimento (tipicamente collocato fino all’università) e un momento per raccogliere i frutti dello studio applicando nel lavoro quello che si è imparato.
Ho conosciuto personalmente tanti manager, usciti anche da blasonate università, che, una volta entrati nel mondo del lavoro, hanno smesso di comprare riviste, libri professionali o hanno interpretato la loro partecipazione ad eventuali corsi di formazione più come uno svago o una perdita di tempo che come una opportunità.
 
Su questo tema, peraltro, trovo illuminante una altra affermazione di Jim Rohn che dice sostanzialmente che la formazione standard, cioè quella che si impara seguendo i corsi standard nelle scuole così come nelle università, porta a risultati standard, quindi risultati che molti altri hanno raggiunto o possono raggiungere.
 
Quindi, se si vuole fare una maggiore differenza nel proprio lavoro, diventa essenziale sia immaginare che la formazione è un processo che dura tutta la vita e sia che per avere risultati diversi dallo standard, quindi dalla media, occorre anche costruirsi un proprio ed originale percorso formativo fuori dallo standard.
 
Un secondo errore può essere quello di continuare a pensare, come si fa da ragazzi, che la responsabilità del nostro apprendimento spetti all’autorità e quindi, nel caso del lavoro, ci si immagina che debbano essere i “capi” a pensare, e rendere possibile l’apprendimento e se questi non lo fanno allora la singola persona non immagina di poter far nulla in proprio.
Se chiedo, ad esempio, nel corso di un colloquio di selezione, ad un candidato quale sia una materia di suo interesse, di solito la risposta è sempre facile, ma quando inizio a chiedere cosa ha fatto per approfondire questa materia nell’ultimo anno, quale libro ha letto, quale video ha cercato in internet, la risposta molto spesso è da scena muta, oppure mi si dice che l’azienda in cui sta lavorando non gli dato gli strumenti per fare un aggiornamento.
 
Ma questa ultima affermazione, proprio grazie ad internet ed alle nuove tecnologie, diventa sempre meno credibile.
Al contrario, quello che può accadere oggi è che ci sia un surplus di informazioni anche in forma gratuita, e quindi l’abilità stia piuttosto nella selezione di quello che si vuole imparare e nella conseguente selezione di quale sia la modalità e quali gli strumenti più utili anche in funzione del proprio stile di apprendimento.
 
Ci sono diversi modi per riuscire ad individuare quello che ti interessa imparare e che sia, allo stesso tempo, utile per il tuo lavoro attuale o futuro, e sono consigli che penso siano validi davvero per tutti, che tu sia un imprenditore o un free lance, un insegnante o un dipendente d’azienda, un giovane disoccupato o un esodato che vuole rientrare nel mondo del lavoro.
 
 
CREA UNA TUA LISTA DI COSE INTERESSANTI
Molti trovano utile avere una sorta di piccolo diario di bordo in cui segnare periodicamente quello che trovano di interessante per il proprio lavoro: un articolo che hanno letto, una conversazione fatta con qualcuno, qualcosa che hanno visto ad una fiera, in televisione, che hanno letto in un libro, che hanno osservato in un viaggio, solo per fare qualche esempio.
Partendo da questa lista, e rileggendola periodicamente, si possono trarre sicuramente degli spunti su cosa poter imparare di nuovo soprattutto in funzione anche di dove sta andando il settore professionale in cui si opera
 
 
FATTI ANCHE UNA LISTA DELLE TUE INSIDIE PERSONALI
Un altro strumento utile è la lista delle insidie personali (termine che ho “rubato” da un libro di Marina Keegan). Le insidie personali sono la raccolta nel tempo di tutto quello che ti viene difficile, di quello che ti viene male, degli errori che tendi a ripetere, di feedback negativi che hai ricevuto dal tuo capo, dai tuoi colleghi o dai tuoi clienti. Anche da questa lista, tenuta sempre aggiornata, e riesaminata periodicamente ci possono essere spunti utili per capire su cosa potrebbe essere utile lavorare in termini di apprendimento.
Con l’avvertenza che tenere questa lista è per gente ottimista, che crede nelle sue possibilità di miglioramento e che ha anche un pizzico di sana autoironia, altrimenti si potrebbe trasformare in un crudele ed inutile strumento di tortura e di frustrazione.
 
 
PENSA A QUELLO CHE TI PIACEREBBE FARE, MA CHE NON SAI FARE
Un altro punto di partenza potrebbe essere quello di riflettere su qualcosa che non sai fare, ma che ti piacerebbe molto imparare a fare. In questo caso è la sensazione di “piacere” che ti dovrebbe guidare e motivare, cioè dovresti provare a pensare di essere riuscito ad imparare questa cosa ed il solo pensiero ti dovrebbe dare una sensazione di benessere.
Potrebbe essere, ad esempio, una passione che, con il tempo, potrebbe trasformarsi in qualcosa di utile per il tuo lavoro attuale o che ti potrebbe permettere di creare un lavoro nuovo e diverso.
Anche in questo caso ci vuole un pizzico di coraggio e tanta autostima, ma i risultati spesso premiano, come nel caso di Lorenzo Jovanotti Cherubini che ogni giorno dimostra la verità di questa sua frase: “Quasi tutte le cose che faccio nascono dal non saperle fare, posso dirlo. Ballo perché non so come si fa, canto perché non so cantare, faccio concerti per imparare a farli”.
 
 
STUDIA LE COMPETENZE DI PERSONE CHE TI PIACCIONO
Studia persone che ti piacciono nel tuo lavoro, sia che conosci direttamente o che non conosci, ma di cui puoi prendere informazioni, ad esempio attraverso internet. Cerca di capire quali sono le competenze che hanno coltivato, cosa fanno bene e come lo fanno. Se riesci prova a parlarci, invia loro una mail via linkedIn per chiedere qualcosa in più sulle loro competenze e sul modo in cui le hanno sviluppate, e poi cerca di capire cosa potresti fare tu per coltivare quelle stesse competenze.
 
 
VISITA SITI WEB DI CORSI ONLINE
Un’altra enorme fonte di ispirazione sono i numerosi siti web di formazione on line che erogano sia corsi gratuiti che a pagamento. Una consultazione attenta di questi siti può essere sia un test per auto valutare il livello di possesso di determinate competenze da parte tua e sia per capire meglio quali sono le competenze più gettonate nel tuo settore. Se ti è possibile valuta sia siti web che hanno la maggior parte dei corsi in lingua inglese, come Skillshare o Udemy o ITunes U che quelli in lingua italiana, come Work Wide Women.
 
 
FAI DOMANDE A CHI FA IL TUO STESSO MESTIERE
Confrontati anche con chi ha il tuo stesso ruolo o fa il tuo stesso mestiere, sia all’interno della tua stessa organizzazione che all’esterno, e cerca di capire cosa pensano gli altri di quali saranno, nel futuro, le competenze più rilevanti collegabili alla professione o al settore specifico in cui operi.
 

PARLA CON I TUOI CLIENTI
Anche i clienti sono una fonte molto preziosa per capire dove potrà andare il mondo nel futuro in funzione dei bisogni che hanno e che pensano diventeranno sempre più importanti per loro.
Parlare con i clienti, chiedere un feedback sul lavoro che si sta facendo per loro, capire, dal loro punto di vista, cosa si potrebbe migliorare per renderli più soddisfatti e per risolvere meglio i loro problemi può dare ottimi spunti per rilevare su quali competenze occorre misurarsi e sviluppare meglio.
 
 
PARLA CON IL TUO CAPO
Infine anche il capo può essere un’ottima fonte per mappare su quali competenze potresti lavorare in futuro. Anche in questo caso il modo migliore può essere quello di chiedere un feedback, anche rispetto al ruolo atteso ed alle strategie aziendali future, per valutare insieme quali possano essere le competenze da sviluppare ulteriormente. Una domanda potrebbe essere, ad esempio,: “ cosa potrei fare diversamente per darti più supporto ed essere più efficace nel mio lavoro?”.
 
 
Questi sono tutti possibili modi per raccogliere informazioni ed ispirazioni da cui trarre spunti per decidere cosa imparare di nuovo che possa esserti utile nel tuo lavoro attuale o per costruirti un diverso lavoro in futuro.
 
Una volta selezionate le competenze da sviluppare i passaggi successivi sono quelli di stabilire le modalità di apprendimento più opportune e poi sarebbe anche bene ricordarsi di trovare il modo per condividere con altri quello che di nuovo si è appreso.
E tu cosa vorresti imparare di nuovo?
E cosa potresti cominciare a fare in concreto da domani per imparare qualcosa di nuovo?
Piccola nota finale: questo articolo in fondo parla dell’importanza dell’apprendimento continuo, ma è anche vero che l’apprendimento, per essere efficace, deve contenere anche una certa dose di leggerezza. Per questo motivo, l’ottimo Andrea Andreoli, che si occupa di selezionare le foto degli articoli ha deciso di alleggerire il problema dell’apprendimento togliendo la lettera “r” e proponendomi una foto sull’”appendimento continuo” che contiene in sè leggerezza, ironia, ma anche sfida…. tutte componenti essenziali per imparare qualcosa di nuovo.