L’arte di lavorare bene si nutre anche dell’arte di andare in vacanza.
Il lavoro, inevitabilmente, consuma le energie, fisiche e mentali e le vacanze possono essere una ottima occasione per fare una ricarica sostanziale di tutte le energie consumate.
Per questo motivo le persone che hanno a cuore il proprio lavoro, e che si pongono l’obiettivo di dare il massimo nel proprio lavoro e di raggiungere buoni risultati per se stessi e per gli altri, dovrebbero coltivare anche l’arte di andare in vacanza oltre che l’arte di lavorare bene.
 
Bertrand Russel, celebre filosofo e matematico, ha detto:
“Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro”.
In realtà la scelta di concedersi un tempo di vacanza rispetto al lavoro potrebbe essere vista, nello stesso tempo, come una prova di:
 
  • umiltà, cioè di riconoscimento dei propri limiti e del fatto che nessuno, qualunque lavoro faccia, regge le sorti del mondo o, più modestamente, della organizzazione in cui lavora;
  • delega, cioè di capacità di affidare anche ad altri, che magari rimangono al lavoro mentre noi siamo in vacanza, delle responsabilità e di accettare che svolgano attività senza di noi e/o diversamente da quello che faremmo noi;
  • auto-consapevolezza, cioè di dimostrare, a se stessi ed agli altri, di possedere la capacità di capire quando è tempo di fermarsi e cosa sia meglio fare per ricaricare in maniera efficace le proprie energie.
 
Ci sono anche numerosi studi scientifici che attestano che le persone che sono in grado di organizzarsi delle buone vacanze sono anche quelle che, mediamente, conseguono i migliori risultati nel loro lavoro.
L’arte di andare in vacanza, come tutte le arti, esige, comunque, una qualche forma di impegno.
Il primo impegno riguarda la capacità di capire cosa ti aiuta a recuperare energie, riconoscendo che non siamo tutti uguali e che ognuno ha esigenze diverse.
 
C’è chi si ricarica stando con altre persone, e quindi aumentano le occasioni di vita sociale, e chi, al contrario, stando solo e riducendo i rapporti umani.
Chi facendo una attività intellettuale, come leggere, e chi un lavoro fisico, come il giardinaggio o uno sport.
Chi dedicandosi a passioni ed hobby consolidati e chi facendo qualcosa di nuovo.
Chi andando sempre nello stesso posto di vacanze e chi scoprendo nuovi luoghi mai visitati prima.
Chi cedendo ai piaceri della tavola e chi approfittando di una dieta detox.
Chi andando al mare e chi in montagna.
E così via…
 
Il secondo impegno riguarda la capacità di stare nel momento presente, quello della vacanza appunto, e di riconoscere ed apprezzare tutte le sensazioni che questa condizione ti fa provare.
 
Il terzo impegno riguarda la capacità di negoziare con parenti e amici che tipo di vacanza ti fa stare bene cercando un giusto compromesso tra le tue esigenze e quelle degli altri, altrimenti ogni vacanza potrebbe trasformarsi in un mare di conflitti e dissapori.
 
 
Se riesci ad impegnarti su questi fronti alcuni consigli che trovo particolarmente utili per allenarsi nell’arte delle vacanze sono:
 
 
DETOX
Un primo consiglio è di utilizzare, almeno parzialmente, il tempo delle vacanze per fare qualcosa di diverso, direi quasi di opposto, a quello cui siamo abituati. Una sorta di disintossicazione da tutte le abitudini che applichiamo in prevalenza durante l’anno.
 
Se facciamo una vita sedentaria, ed al chiuso, potrebbe essere utile dedicare un po’ di tempo alla cura del proprio fisico ed alla vita all’aperto.
 
Se siamo costantemente multitasking potrebbe essere utile concedersi il lusso di fare una cosa per volta.
 
Se pianifichiamo sempre tutte le attività da fare potrebbe essere interessante concedere spazio all’improvvisazione.
 
Se tendiamo a dire sempre di SI a tutti, potremmo provare a dire qualche NO e vedere l’effetto che fa.
 
Se siamo sempre attaccati a qualche dispositivo digitale potremmo provare l’ebbrezza di un giorno senza telefono o senza social network.

Se abbiamo sempre un certo tipo di alimentazione potremmo provare il gusto di assaggiare nuovi cibi.
 
 
VOLERE vs DOVERE
Un secondo consiglio è quello di concedersi il piacere di riconoscere quello che si ha VOGLIA di fare e non quello che si ha il DOVERE di fare.
 
Siamo così tanto abituati ad utilizzare nella nostra vita quotidiana il verbo “dovere” che quando qualcuno ci fa una domanda semplice del tipo “Cosa vorresti fare oggi? Cosa ti piacerebbe fare?” non siamo preparati a rispondere.
Allora il tempo delle vacanze potrebbe essere dedicato a pensare, e magari sperimentare, qualcosa che vorremmo fare, qualcosa che potrebbe piacerci, lasciando lontano, per quanto possibile, il verbo dovere.
 
 
AMPLIARE GLI ORIZZONTI
Un terzo consiglio è quello di utilizzare parte del tempo vacanziero per andare oltre il nostro mondo più ordinario o andando a caccia di ispirazioni, idee e nuovi pensieri oppure facendo qualcosa che ci collega in maniera più ampia al resto del mondo.
 
Questo può voler dire, ad esempio, fare qualcosa per gli altri, anche persone che non conosciamo, scoprire come vivono altre persone che normalmente non frequentiamo e che problemi hanno, dedicare del tempo ad ascoltare in maniera onesta e senza pregiudizi gli altri, oppure immergersi completamente nella natura ed essere più consapevoli di quanto piccoli siamo noi ed i nostri problemi rispetto alla vastità, maestosità e complessità del mondo.
 
 
LASCIARE QUALCHE TRACCIA
Un ultimo consiglio può essere quello di utilizzare il metodo più congeniale per lasciare una qualche traccia o memoria della vacanza.
 
Oltre le più classiche foto, potrebbe voler dire tenere un diario, oppure raccogliere pensieri, immagini, oggetti relativi alla vacanza e farli diventare un collage da tenere come ricordo, oppure girare un video, un audio o quello che più suggerisce la fantasia.
E tu come alleni la tua arte di andare in vacanza?