“Se non sono impegnata a creare qualcosa è probabile che io sia impegnata a distruggere qualcosa” (Elizabeth Gilbert)
Sinceramente penso che la maggior parte delle persone, più o meno consapevolmente, si allena ogni giorno nell’arte di boicottarsi, sia nella vita privata che in quella lavorativa.
 
Riferendomi più strettamente alla sfera lavorativa, per boicottarsi intendo:
 
la messa in campo di una serie di pensieri e di azioni che finiscono con l’allontanarci dai nostri obiettivi o con il rendere la nostra vita lavorativa ancora più faticosa di quanto già non sia nella realtà
 
imponendoci di investire energie nel saltare molti più ostacoli e di pagare prezzi alti in termini di stress ed effetti collaterali vari.
 
Ognuno di noi mette in campo un mix diverso di fattori che possono contribuire a:
 
  • boicottarci nel pensare: ad esempio autocensuriamo pensieri, idee, obiettivi ritenendoli impossibili o troppo difficili da realizzare;
 
  • boicottarci nel fare: ad esempio mettiamo in campo dei comportamenti e delle azioni che vanno nel senso opposto a quello che pensiamo e che si pongono come ostacoli che non riusciamo a superare e che arrestano il nostro percorso, oppure che rallentano il nostro agire, lo rendono più costoso in termini di impegno e di energie, ci fanno rimandare attività che potremmo sbrigare molto più semplicemente di quello che pensiamo e così via.
 
Possiamo passare tutta la vita accettando e alimentando questa sorta di arte del boicottaggio o possiamo cercare di aumentare la nostra consapevolezza su quali fattori mettiamo in campo per boicottarci e poi provare a gestirli per contenere i danni che fanno alla qualità della nostra vita lavorativa.
 
Per favorire la prima fase di consapevolezza provo ad indicare cinque grandi aree di boicottaggio spesso vissute sulla mia pelle. A volte ci concentriamo solo su una di queste, a volte combiniamo tra loro fattori delle varie aree realizzando mix davvero originali ed esplosivi.

Le paure del critico interiore

Ognuno di noi ospita, con maggiore o minore benevolenza, una nutrita serie di paure.
Sul tema della paura tanto si è scritto e si scrive in termini sia della loro utilità (ci mettono in guardia da pericoli…) e sia della loro dannosità (ci bloccano e rendono la vita difficile).
Personalmente quello che cerco faticosamente di fare è di individuarle, non giudicarle, accettarle senza pensare di soffocarle, ma anche di fare in modo che non si mettano alla guida della mia esistenza. Cerco in sostanza di far accomodare il mio critico interiore dietro e mai alla guida o al posto del navigatore.
Anche io, come ho letto recentemente in un libro, inizio ad avere sempre più forte l’impressione che meno le combatto e meno loro combattono me.
 
Esempi di paure che ci boicottano nella nostra vita lavorativa sono:
 
“Non ho talento o non sono abbastanza brava/o”
 
“Non me lo merito (perché proprio a me?)”
 
“Non ho tempo o non ho soldi per poter fare quello che vorrei fare”
 
“Sono troppo giovane (è troppo presto) o sono troppo vecchia/o (è troppo tardi)”
 
“Visto che non mi è andato bene niente fino ad oggi perché dovrebbe cambiare qualcosa”
 
“Cosa penseranno gli altri di me? potrebbero dispiacersi o criticarmi per le mie scelte”
 
“Ho paura che quello che voglio fare non è così originale, oppure non è così importante per gli altri”
 
“Ho paura che non riuscirò mai a guadagnare abbastanza facendo quello che voglio”

La trappola del "prima e dopo"

Un’altra macro area di fattori addetti al boicottaggio è quella attraverso cui ci convinciamo che esiste una unica sequenza possibile che determina l’ordine in cui devono avvenire le cose.
Il rischio che questa trappola ci fa correre è che continueremo ad aggiungere in continuazione elementi da mettere “prima” e non arriveremo mai ad iniziare quello che abbiamo deciso debba venire “dopo”.
 
Esempi di sequenze boiccottanti sono:
 
“prima faccio i soldi e poi posso fare quello che voglio”
 
“prima faccio quello che mi dicono gli altri e poi posso fare quello che dico io”
 
“prima dimostro e poi chiedo”
 
“prima mi preparo bene e poi inizio”

Il perfezionismo infinito

Il perfezionismo è una “mania” di cui soffrono in molti, che può essere vista come una sottocategoria della trappola precedente del “prima e poi”.
Questa mania ci porta ad aggiungere costantemente elementi che non ci permettono mai di mettere un punto alle cose, di andare oltre. Ci convinciamo che tutto è essenziale, che tutto va migliorato prima di poter dire di averlo finito, ed in questo modo non finiamo mai oppure non riusciamo a rispettare i tempi che ci eravamo prefissi per portare a termine qualcosa.
Il perfezionismo è una trappola anche perché nella nostra società è spesso visto e ostentato come se fosse una virtù di cui vantarsi, ad esempio, in un colloquio di selezione, mentre qualcuno, meno generosamente, dice che il perfezionismo non è altro che una versione esasperata e griffata della paura.
In un libro ho letto che è di gran lunga più saggio chiedere a noi stessi il progresso e non la perfezione e ad un certo punto bisognerebbe avere il coraggio di mettere un punto, di accontentarci e di andare avanti verso nuovi pensieri o nuove azioni. Cito una scrittrice che ha detto che “il solo portare a compimento qualcosa è una conquista piuttosto onorevole in sé”.

L'arte del "faccio tutto io"

Un altro dei modi più frequenti con cui ci boicottiamo è la sfida e la pretesa di riuscire a fare tutto da soli e, spesso, di misurare la nostra bravura in funzione del fatto che siamo riusciti da soli a portare a casa un risultato.
Questa è una forma di boicottaggio per diversi motivi:
  • ci mettiamo addosso un carico di responsabilità che può schiacciarci o di sicuro appesantirci e quindi rallentare la nostra azione o richiederci un dispendio maggiore di energie;
  • ci precludiamo la preziosa opportunità di arricchire le nostre idee e le nostre azioni attivando uno scambio con altri;
  • paradossalmente rischia anche di generare una distanza ulteriore tra noi e gli altri che possono interpretare questo nostro orientamento a voler fare da soli come un “non riconoscimento” della loro importanza ed utilità e quindi come una svalutazione che stiamo facendo rispetto agli altri.

La voglia di ascoltare ed accontentare tutti

Una ultima area in cui addensiamo boicottaggi è di segno quasi opposto a quella precedente ed è legata alla voglia di ascoltare ed accontentare tutti. Voglia che rischia di farci perdere progressivamente la bussola aumentando lo stato di confusione e di incertezza che ne deriva.
Questa tendenza si manifesta in molti modi dalla “ricerca continua di dati interni o esterni per trovare conferme a quello che pensiamo” alla “richiesta continua di conferme agli altri su quello che stiamo pensando o facendo”.
Ovviamente è saggio confrontarsi con gli altri, ma si rischia il boicottaggio quando diventa un atteggiamento a cui non riusciamo a mettere un punto e/o quando non facciamo una buona selezione di quali debbano essere le persone più giuste con cui confrontarci.
Se avessimo una macchina il cui cruscotto potesse contenere tutte le spie possibili che segnalano lo stato di ogni componente della nostra auto saremmo troppo distratti dal guardarlo ed andremmo sicuramente a sbattere perché non vedremmo più la strada.
 
Diventare sempre più consapevoli di quali forme di boicottaggio mettiamo in campo è un primo passo importante per riuscire a contenerle o, in alcuni casi, anche a liberarsene.
 
E tu quali forme di boicottaggio metti in atto nella tua vita lavorativa?