Preferirei di no
“Preferirei di no” è la celebre frase di un famoso racconto breve, pubblicato da Herman Melville nel 1853, dal titolo “Bartleby lo scrivano”.

E’ una piccola frase che contiene, allo stato embrionale, il meglio ed il peggio dell’arte di dire di no.
 
Il meglio è dato da due elementi di questa frase:
  • Bartleby lo scrivano è un impiegato modello che, di fronte alla richiesta di svolgere una nuova mansione nello studio legale di Wall Street in cui lavora diligentemente come copista, non dice un brutale “no”, ma esprime una sua preferenza che potrebbe, comunque, lasciare all’altro un eventuale spazio di negoziazione;
  • Il secondo elemento importante è che Bartleby sancisce di fatto la libertà di poter dire sia di si che di no, nel luogo di lavoro, e di farlo con una certa imperturbabilità, senza esprimere sensi di colpa o paure di ritorsioni.
 
Il peggio, che poi nella storia porterà alla tragedia, è dato dal fatto che Bartleby non motiva in alcun modo la sua risposta, limitandosi semplicemente a ripeterla come una litania, fino alla completa esasperazione del suo datore di lavoro che arriva a soluzioni estreme, passando dal licenziamento, al trasloco dello studio, al carcere per lo scrivano fino alla sua morte.
 
Il racconto di Melville è un vero capolavoro e se qualcuno ne vuole un assaggio commentato può vedere questo video in cui Alessandro Baricco presenta il libro in alcuni minuti.
 
D’altra parte “preferirei di no” può essere davvero un ottimo punto di partenza per affrontare, più seriamente ed in maniera costruttiva, il tema di quando, come e perché ci si possa autorizzare, nel lavoro, a dire di NO ai propri capi, soci, colleghi, fornitori, clienti.
 
Esiste, dunque, anche un’arte ed una competenza nel dire di “NO” che si può allenare e che si può utilizzare proficuamente sia per la qualità del proprio lavoro, e della propria vita, che di quella degli altri, anche se apparentemente la parola NO può generare sentimenti ed emozioni negative.

Infatti dire sempre di SI può essere controproducente in diversi modi:
  • può generare un sovraffaticamento di lavoro con conseguenze in termini di peggioramento della qualità della vita professionale e privata ed una serie numerosa di effetti collaterali (dal mancato rispetto di impegni, perché se ne sono assunti troppi, al rischio di burn out, demotivazione ed anche malanni fisici);
 
  • può essere una dimostrazione di incapacità di definire priorità e confini che, invece, è una competenza essenziale per rimanere focalizzati e determinati sui risultati da raggiungere;
 
  • può minare l’autostima e la sicurezza in se stessi non autorizzandosi e riconoscendosi la possibilità di scelta, di poter, quindi, esprimere un proprio parere rispetto a quello che viene richiesto;
 
  • può far entrare in un circolo vizioso di paura che, dicendo di NO, verremo giudicati male dagli altri: poco disponibili, poco volenterosi, con scarso senso di responsabilità.
 
D’altra parte l’invito a riconoscersi la possibilità di poter dire anche di NO alle richieste che ci vengono fatte nel lavoro non vuol dire che occorre o si possa sempre rispondere NO.
In molti casi, infatti, dietro le richieste si possono nascondere anche delle opportunità interessanti di sviluppo professionale e di carriera che sarebbe un peccato non cogliere. (Magari se Bartleby avesse risposto di SI il racconto avrebbe preso tutt’altra piega ed il finale sarebbe stato meno tragico…).
 
Una prima espressione dell’arte di dire NO è quindi quella di non inserire un pilota automatico nella risposta e di riflettere bene su quale risposta dare (SI o NO) e su come darla
riconoscendosi comunque una libertà di scelta ed una libertà di costruzione ed argomentazione della risposta che stia ben lontana da sensi di colpa.
Una seconda espressione dell’arte di dire di NO è quella di argomentare la risposta andando oltre il semplice NO, essendo molto chiari e specifici
e cercando inoltre, di utilizzare delle espressioni e dei toni che mettano l’altra persona nelle migliori condizioni per “assorbire” il no e per comprenderlo senza provare sentimenti ed emozioni negative o senza prenderla sul personale.
Una terza espressione dell’arte di dire di NO è di esprimere, in maniera autentica, gratitudine e generosità nei confronti di chi ha espresso la richiesta
cercando di proporre delle soluzioni o delle idee alternative che permettano, comunque, alla persona di risolvere il suo problema.
Una quarta espressione dell’arte di dire di NO è di farlo con fermezza, ma anche con serenità ed una certa leggerezza
senza farsi prendere da eventuali emozioni negative legate al fatto di considerare la richiesta inopportuna o fuori luogo (ad esempio pensando con rabbia “ma come si permette di chiedermi anche questo, con tutto il lavoro che già faccio!”), perché queste emozioni rischiano di compromettere il linguaggio verbale e non verbale e di non essere proficue ai fini del mantenimento di una buona relazione.

Adottando questi semplici trucchi è possibile trasformare il proprio NO in qualcosa di sopportabile ed a volte addirittura di utile per l’altro.
Certo, occorre avere voglia di investire un po’ di tempo nel costruire delle frasi un po’ più articolate.
Alcuni esempi, riferiti a situazioni abbastanza comuni nel lavoro, possono essere:
 
 
Capisco che quello che mi stai chiedendo di fare è molto importante per te, ma ti chiederei anche di dirmi in che modo devo riformulare la pianificazione delle altre attività che ho in corso, cosa posso rimandare a domani secondo te?”
 
oppure, sempre nella stessa situazione si potrebbe rispondere
 
Questa attività che mi chiede è sicuramente importante, posso farla io, ma allora occorre che sposti a domani l’attività X, oppure potremmo chiedere a Tizio se ha spazio per farla lui, dal momento che ha le mie stesse competenze, che ne dici?”

Situazione B: come dire NO quando qualcuno ti chiede di fare qualcosa, ma tu pensi di non avere tutte le competenze per farla

“Quello che mi chiedi è molto interessante e mi farebbe davvero piacere aiutarti, ma ritengo di non essere io la persona più indicata perché non ho tutte le competenze che servono, che ne dici se ti aiuto a pensare a chi potrebbe fare meglio al caso tuo?”
 
oppure
 
“Penso che quello che mi proponi sia molto interessante, ma se non ti dispiace mi sarebbe molto utile riflettere insieme sul fatto che io possegga o meno tutte le competenze che questa attività richiede”.

Situazione C: come dire NO quando una persona ti chiede di fare qualcosa, ma tu non hai tutto il tempo per farla

“Mi piacerebbe partecipare alla attività che mi chiedi, ma non posso ora, se vuoi potremmo riparlarne la prossima settimana, può andarti bene?”
 
oppure
 
“Grazie per aver pensato a me, ma temo di non riuscire a fare tutto quello che mi chiedi, se vuoi quello che posso fare per te è questo…. E per la restante parte posso aiutarti a trovare un’altra persona”.

Situazione D: come dire NO quando qualcuno ti chiede di fare qualcosa che tu reputi non interessante per te, non in linea con il tuo progetto

“La tua proposta mi lusinga e sicuramente il tuo progetto è interessante, ma in questo momento mi sto focalizzando su un altro tema e penso che non siano molto compatibili. Ritengo che la persona X potrebbe essere più adatta, che ne pensi?”
 

Situazione E: come dire NO quando qualcuno ti chiede di fare qualcosa che tu reputi poco sensata o poco utile

“Capisco il tuo punto di vista, ma vorrei proporti anche questa mia riflessione che magari può integrare o arricchire la tua idea”.
 
E tu che tecniche hai per dire di NO?