Partiamo da una cosa molto semplice e forse scontata: l’anno è un periodo di dodici mesi che corrisponde all’incirca al periodo che la terra impiega per fare una “rivoluzione”, cioè un giro completo, intorno al sole.
La parola “rivoluzione” è molto interessante: etimologicamente si collega al concetto di ritornare, di, di voltare di nuovo. Ogni anno la terra fa una rivoluzione intorno al sole, ed 
ogni anno potremmo dire che anche noi abbiamo la possibilità di fare una nuova “rivoluzione”, di cominciare una nuova volta, di darci una nuova possibilità di ripartire. 
Forse potremmo essere tutti più consapevoli di questa possibilità di “rivoluzione” che abbiamo ed utilizzare davvero il periodo di dodici mesi per progettare, realizzare e valutare la nostra personale “rivoluzione”.
 
Nel nostro calendario occidentale il nuovo anno inizia il 1° gennaio, ma ognuno di noi ha la libertà di stabilire una data diversa per far partire il suo anno di riferimento: il proprio compleanno, la data di nascita di un figlio, la data in cui si è stati assunti, la data in cui si è perso il lavoro, la data in cui ci si è laureati, la data in cui si è aperta una partita IVA o si è costituita una nuova società, e cosi via.
La questione è che sarebbe molto utile se ognuno di noi avesse l’abitudine di prendere seriamente a riferimento il periodo di un anno completo e provasse a definire il suo programma annuale di “rivoluzione”, cioè il giro, la rotta, il percorso che vuole compiere, valutando poi quello che è effettivamente accaduto.
Il periodo di un anno, quindi, può essere utile per fare dei bilanci e dei rilanci, ad esempio rispetto alla propria vita professionale, ed uno degli elementi che noi di Working room riteniamo fondativi dell’arte di lavorare è legato alla volontà ed alla capacità di fare dei piani, di darsi degli obiettivi, di cercarsi dei feedback, di fare delle valutazioni. Tutte attività che possono trovare, proprio nel momento del bilancio e del rilancio annuale, la loro massima possibilità di espressione.

Purtroppo la parola bilancio è una delle tante che, generalmente, si associa a qualcosa di impegnativo, di faticoso.
Nella nostra cultura fare un bilancio, cioè un confronto tra gli aspetti positivi e negativi, utili o dannosi di una qualsiasi attività, di un periodo o di un evento ci porta quasi sempre a temere che, se il “verdetto” sarà negativo, ci saranno delle conseguenze ulteriormente negative, ad esempio sulla nostra autostima.
Scoprire che non siamo riusciti a raggiungere degli obiettivi che ci eravamo prefissi, che siamo in ritardo sulle scadenze pianificate, che abbiamo speso più di quello che abbiamo guadagnato può essere un duro colpo, soprattutto per chi ha una tendenza al pessimismo o al vittimismo.
E come spesso accade, quando il nostro cervello ci fa presagire qualcosa di negativo cerchiamo di tenercene alla larga.
D’altra parte anche gli ottimisti spesso si tengono alla larga dai bilanci e saltano subito alla fase del rilancio, magari facendo delle lunghe e sognanti liste di “buoni propositi”, di progetti, di obiettivi. Evitano, cioè di fare il bilancio di quanto è effettivamente accaduto, anche in questo caso per evitare brutte sorprese in termini di risultati non conseguiti, e sono fiduciosi che, facendo una nuova lista di buoni propositi, il futuro sarà più roseo.
 
Il nostro consiglio è di iniziare ad avere con i bilanci ed i rilanci annuali un atteggiamento positivo e costruttivo, imparando a farli in un modo che sia effettivamente motivante ed utile per il proprio percorso lavorativo.
 
Per prima cosa partiamo dal bilancio.
Per uscire fuori dal linguaggio economico, cui spesso è associata la parola “bilancio” e che contribuisce a rendere questo termine distante e difficile, potremmo immaginare che fare il bilancio sia molto simile al prendere ed archiviare delle fotografie di quello che si è fatto ed è accaduto nel corso dell’ultimo anno nel proprio lavoro.

Se dovessi pensare, quindi, a delle immagini che hanno caratterizzato il tuo ultimo anno di lavoro cosa ti verrebbe in mente?
Cosa avresti dovuto e potuto fotografare per fissarlo nella memoria e per rifletterci un po’?
Quali sono stati i momenti più importanti nel tuo lavoro nell’ultimo anno?
Quelli che avresti dovuto celebrare, perché hanno rappresentato dei momenti in cui ti sei sentito bene, soddisfatto, apprezzato?
Quelli che avresti voluto dimenticare, perché ti sei sentito frustrato, insoddisfatto, magari non all’altezza?
Cosa ti ha fatto stare bene e cosa ti ha fatto stare male nel lavoro nell’ultimo anno?
Cosa ti ha ispirato e cosa ti ha demotivato?
Quali sono le cose di cui vai più fiero e quelle che hai fatto meno bene?
Quale è il complimento che hai più apprezzato e la critica che ti ha più colpito?
 

Questi sono solo alcuni esempi di domande che ci si potrebbe fare, da soli o con il supporto di qualcuno di cui ci fidiamo, per fare un bilancio del proprio anno lavorativo e per raccogliere spunti per il rilancio, per la “rivoluzione” da pianificare nel nuovo anno.
 
Possono sembrare domande impegnative, ma le loro risposte potrebbero nascondere informazioni preziose e stimolanti per il futuro e per aiutarci ad aumentare il nostro livello di consapevolezza su quello che vogliamo, quello che abbiamo fatto, quello che non abbiamo ancora realizzato, quello che ci spaventa o preoccupa e quello che ci motiva e ci stimola.
 
Fare il bilancio è indispensabile per allenare la nostra consapevolezza rispetto al lavoro che facciamo ed a quello che vorremmo fare in futuro.
Fare il bilancio non è un processo, è un’opportunità di apprendimento.

Un modo semplice per fare il bilancio può essere quello di prendersi un bel quaderno di appunti, insieme all’agenda o al calendario o all’archivio delle foto dell’anno appena passato, per andare indietro con la memoria e iniziare a scrivere domande e possibili risposte nonché pensieri ed idee che le stesse risposte ci fanno venire in mente.
 
Dopo il bilancio si può passare, finalmente, alla fase di rilancio!
Ripartire, riprogettare, rivoluzionare!


Rilanciare significa darsi degli obiettivi, fare dei piani, immaginare dei risultati e pensare ai modi ed alle azioni che ci potranno permettere di raggiungerli.
Non basta fare la lista dei buoni propositi, perché ci vogliono anche delle azioni concrete e delle tempistiche da associare ad ogni proposito.
Non occorre neanche prendere troppo alla lettera la parola “rivoluzione” ed immaginare che dobbiamo cambiare completamente tutto o raggiungere risultati stravolgenti.
Dovremmo solo cogliere al meglio l’opportunità che ogni anno ci da per impostare un nuovo giro ed introdurre qualcosa di diverso anche alla luce di quello che abbiamo capito attraverso la fase di bilancio.
 
Il piano di rilancio potrebbe essere suddiviso in alcune sezioni:
  • rilancio rispetto alle competenze: individuando quali sono alcune competenze che ti piacerebbe sviluppare nel prossimo anno;
  • rilancio rispetto alle attività ed al ruolo: individuando quali sono attività che vorresti fare di più, quelle che vorresti abbandonare, quelle nuove che vorresti iniziare a fare;
  • rilancio rispetto alle collaborazioni: individuando quali obiettivi ti puoi dare rispetto alle persone con cui collabori già o a quelle con cui vorresti collaborare di più;
  • rilancio rispetto alla remunerazione: individuando quali obiettivi di crescita potresti darti e cosa potresti fare per far riconoscere il tuo valore a chi ti remunera, sia esso il datore di lavoro o i clienti se sei un libero professionista;
  • rilancio rispetto al tuo luogo di lavoro: individuando cosa puoi fare per renderlo più confortevole per te dal punto di vista fisico, organizzativo, emotivo;
  • rilancio rispetto al network: individuando cosa puoi fare per rinforzare, allargare e diversificare il tuo network professionale;
  • rilancio rispetto al bilanciamento tra la tua vita professionale e quella personale: individuando cosa puoi fare per migliorare il tuo equilibrio nei due ambiti senza renderli conflittuali.
Fare il rilancio non è sognare ad occhi aperti, è prendere in mano il proprio lavoro.
Anche in questo caso, a seconda delle tue inclinazioni, puoi prendere degli appunti, fare un piano in excel, mettere su una lavagna parole o immagini che rappresentano i tuoi obiettivi di rilancio.
L’importante è che tu riesca a mettere a fuoco obiettivi ed azioni concrete, anche piccole, ma realizzabili, ad esempio:
  • fare una lista di tre libri, citando i titoli, che vorrai leggere nel prossimo semestre;
  • scegliere una domanda che vorresti porre al tuo capo legata al tuo ruolo;
  • individuare un problema organizzativo specifico che vorresti contribuire a risolvere;
  • riscrivere il tuo Cv o profilo Linkedin con l’aiuto di un esperto;
  • coltivare un numero preciso di nuovi contatti nel tuo network;
  • partecipare ad una conferenza specifica;
  • fare un elenco di cinque comportamenti nuovi che vorresti mettere in campo nel tuo luogo di lavoro ed esporli sopra il tuo Pc per averli sempre in vista.
 
Sono volutamente tutti esempi di piccoli rilanci, ma anche questi possono essere utili per permetterti di migliorare la tua vita lavorativa e per allenarti a sviluppare l’arte dei bilanci e dei rilanci annuali!
E ricordati di iniziare a “scattare e conservare nuove foto” per tenere memoria di questo nuovo anno lavorativo e per raccogliere, giorno dopo giorno, dati e ricordi che ti serviranno per il bilancio che farai il prossimo anno.