Cosa vorresti cambiare nella tua vita lavorativa?
Quali comportamenti positivi e duraturi ti piacerebbe mettere in campo per migliorare la tua soddisfazione ed il tuo stato d’animo complessivo rispetto al tuo lavoro?
Cosa stai facendo in concreto per attivare questi cambiamenti?
Quali difficoltà stai incontrando?

Per aiutarti ad affrontare con maggiore serenità tutte queste domande abbiamo dedicato una serie di articoli al tema dei cambiamenti comportamentali.
Nel primo e nel secondo articolo ho approfondito la questione parlando degli ostacoli interiori, che siamo bravi a crearci, e degli ostacoli esterni, che spesso non vediamo o sottovalutiamo. Tutti fattori che minano seriamente le possibilità di cambiamento e che possono far si che le nostre migliori intenzioni di cambiamento si infrangano in risultati mediocri.

In questo ultimo articolo cercherò di fornire una serie di spunti per provare a sperimentare un approccio pratico ai cambiamenti comportamentali.
Come per tutti gli altri articoli di questa serie mi avvarrò anche di alcune riflessioni, fatte da Marshall Goldsmith su questo tema, che sono ben sintetizzate nel libro “Triggers, innescare il cambiamento interiore” edito da Franco Angeli.
 
Per riuscire a cambiare davvero i tuoi comportamenti, le due leve principali sono quella della consapevolezza e quella dell’impegno.

 

LA CONSAPEVOLEZZA

Lavorare sulla consapevolezza vuol dire essere capaci di riconoscere, mettere a fuoco e riflettere sui tuoi obiettivi, suoi tuoi limiti e sugli alleati che possono aiutarti
Nello specifico:
  • la prima cosa difficile da fare è quella di decidere su quali cambiamenti focalizzarsi. I rischi più comuni che corriamo tutti sono di: voler cambiare troppi comportamenti contemporaneamente; fissare degli obiettivi di cambiamento troppo drastici che rientrano nella serie “o bianco o nero”; concentrarci su cambiamenti che sono più auspicati da altri che da noi stessi; pensare a cambiamenti stereotipati più a cambiamenti “personalizzati” sulla nostra specifica situazione.    . Essere consapevoli di questa difficoltà, e di questi rischi, vuol dire capire che dovrai dedicare molto tempo a pensare quali cambiamenti ritieni davvero importante apportare, e quali sono le motivazioni profonde. D’altra parte
sarà importante essere consapevole che la messa a fuoco dei tuoi obiettivi di cambiamento sarà un processo progressivo e capirai meglio quanto tieni davvero ad alcuni cambiamenti proprio mentre cercherai di realizzarli.
  • Il secondo aspetto di cui essere consapevoli riguarda il fatto che nessuno è più bravo se riesce a cambiare facendo tutto da solo, al contrario chiedere aiuto durante il percorso di cambiamento può essere un’espressione di saggezza e può favorire in maniera significativa il successo del percorso.
  • Il terzo fattore di consapevolezza riguarda la necessità di mettere in conto, come abbiamo detto negli articoli precedenti, tutti gli elementi che possono ostacolare il cambiamento e studiare precise strategie per contenerli o aggirarli;
  • La quarta questione di cui essere consapevoli è che dovremo tenere ben distinti: quello che vogliamo introdurre di nuovo nei nostri comportamenti, quello che vogliamo preservare dei nostri comportamenti, quello che vogliamo eliminare e quello che dobbiamo accettare, anche se fosse negativo, perché non tutto si può cambiare. Ad esempio, se il mio obiettivo di cambiamento comportamentale è di riuscire ad ottenere una maggiore collaborazione dagli altri potrei decidere di introdurre come comportamento di fissare dei momenti di scambio di informazioni tra me e gli altri, di eliminare il comportamento di chiedere tutto solo via mail, di preservare il comportamento di ringraziare sempre per la collaborazione ricevuta, di accettare il comportamento che a volte sono troppo esigente.
  • L’ultima questione di cui essere consapevoli è che, in ognuno di noi, albergano più personaggi e più ruoli e non tutti contribuiscono positivamente ai nostri obiettivi di cambiamento. Marshall ci è di aiuto quando dice che ognuno di noi nasconde un leader/planner che decide cosa vorrebbe cambiare e poi un follower/esecutore che dovrebbe portare a casa il risultato. Ma, con il passare delle ore e con l’accumularsi dei contrattempi che ogni giornata porta con sé, queste due identità di leader e di esecutore si allontanano sempre più. Come ha detto Mike Tyson “Tutti hanno un piano finché non vengono presi a pugni in faccia”. Questa consapevolezza dovrebbe portarci a mettere in campo una serie di strategie per aiutare soprattutto il nostro “esecutore” a non perdersi e demotivarsi con il passare delle ore. E molte di queste strategie hanno a che fare con il modo in cui decidiamo di impegnarci per andare nella direzione dei nostri cambiamenti.

L'IMPEGNO

Infine, perchè il cambiamento avvenga, è importante impegnarsi!
Si tratta cioè di:
  • fare concretamente delle azioni,
  • sforzarsi per misurare i risultati che abbiamo conseguito effettivamente;
  • impegnarsi a comunicare a qualcuno questi risultati mettendosi in una situazione di alleanza, ma anche di controllo.
Secondo Marshall l’azione più concreta che possiamo fare è di porci quotidianamente delle domande che lui definisce “attive”.
Le domande attive sono proprio le domande dell’impegno.
 
Dal momento che il farsi delle domande è uno dei pilastri dell’arte di lavorare la questione delle domande attive è di sicuro interesse e noi suggeriamo di creare una potente combinazione tra una domanda attiva ed una domanda aperta.
Per capire, in maniera concreta, quale può essere una buona domanda attiva e quanto può essere potente per favorire la motivazione rispetto ai cambiamenti provo a fare un esempio:
 
Domanda passiva: Ho degli obiettivi chiari?
Questa domanda ha due limiti: è chiusa e quindi la risposta può essere solo SI o NO; favorisce una risposta di tipo passivo in cui si rischia di assegnare all’ambiente esterno la responsabilità di non avere degli obiettivi chiari. Quindi non ho degli obiettivi chiari perché nessuno me li ha dati.
 
Domanda attiva, ma chiusa: Ho fatto del mio meglio per stabilire degli obiettivi chiari?
Questa domanda ha sempre il limite di essere chiusa, con una risposta del tipo SI o NO, ma ha il vantaggio che sposta l’attenzione sull’impegno che la persona può mettere direttamente per darsi obiettivi chiari.
 
Domanda attiva ed aperta: Cosa ho fatto o potrei fare per dare il massimo nello stabilire degli obiettivi chiari?
Questa domanda ha il pregio di favorire il senso dell’impegno e l’inizio con il “cosa” la rende aperta, quindi favorisce il pensiero su quello che effettivamente una persona può fare in concreto per darsi degli obiettivi chiari.
 
Altri esempi potrebbero essere:
 
Domanda passiva: Ho avuto relazioni positive con gli altri al lavoro oggi?
Domanda attiva e aperta: Cosa ho fatto oggi per dare il massimo nell’avere relazioni positive con gli altri?
 
Domanda passiva: Faccio un lavoro di cui capisco e condiviso il senso?
Domanda attiva e aperta: Cosa ho fatto, o potrei fare, per impegnarmi al massimo nel dare un senso al mio lavoro?
 
Domanda passiva: Ho imparato qualcosa di nuovo?
Domanda attiva e aperta: Cosa ho fatto per dare il massimo nell’imparare qualcosa di nuovo?

Domanda passiva: Ho evitato commenti negativi verso gli altri?
Domanda attiva e aperta: Cosa ho fatto per impegnarmi al massimo nell’evitare commenti negativi verso gli altri?


In sostanza quello che potresti fare in concreto è:
 
  • definire quale sia il comportamento che vorresti introdurre nella tua vita lavorativa, o quello che vorresti eliminare;
  • stabilire una domanda attiva che potrebbe iniziare con la frase “Ho fatto del mio meglio per…;
  • farsi ogni giorno la domanda attiva e darsi un punteggio numerico;
  • ampliare la domanda attiva facendola diventare aperta e trasformando la frase in “Cosa ho fatto per impegnarmi al massimo…” e darsi una risposta indicando azioni concrete;
  • scegliere una persona a cui comunicare con costanza, meglio se quotidianamente, le risposte alle domande;
  • riflettere su cosa dicono i punteggi e le risposte alla domanda e trarre anche delle valutazioni su cosa ti dicono rispetto alla tua reale motivazione.

Sarebbe utile costruire una sorta di tabella in cui raccogliere ogni giorno i punteggi e le risposte e poi riflettere sul tracciato che ne esce nei vari giorni.
Questo tipo di esercizio può essere un valido aiuto per il nostro “esecutore” perché fornisce una struttura ed un controllo che favorisce il mantenimento della determinazione ed una maggiore focalizzazione su impegni concreti e non su buoni propositi generici.
 
Come tutti gli esercizi ci vuole pazienza e ci vuole allenamento. Meglio non spaventarsi rispetto alle inevitabili difficoltà che ci saranno i primi giorni, con un po’ di costanza, e facendosi delle buone domande i risultati arriveranno.
Marshall riporta i risultati di uno studio condotto su un campione di 2.500 studenti a cui è stato chiesto di farsi domande attive quotidiane rispetto a sei obiettivi di cambiamento comportamentale e di riportare i punteggi ad un coach.
Il 37% del campione ha riferito miglioramenti comportamentali in tutte le sei aree;
il 65% almeno in quattro;
l’89% almeno in una.
Se non ci piace dove stiamo possiamo spostarci, non siamo alberi.
(Snoopy)