Mi capita molto spesso di parlare con persone, in cerca di lavoro, che lamentano di aver fatto dei colloqui di lavoro deludenti e frustranti. Quando mi faccio raccontare meglio cosa è accaduto durante il colloquio scopro spesso che il candidato si è trovato di fronte quello che io definisco un “pessimo selezionatore” e che, anche per questo motivo, quella persona non è riuscita a dare il meglio di sé durante il colloquio.
 
Ultimamente una mia cliente mi ha raccontato che ha fatto un colloquio in cui il selezionatore aveva con sé, e leggeva, il CV di un’altra persona mentre la stava intervistando e che è stata lei, dopo mezz’ora, ad avere il coraggio di dirgli che aveva in mano il CV sbagliato.
Ma sono davvero tanti i racconti su selezionatori che sono molto rudi, e quindi non mettono assolutamente a proprio agio l’intervistato, che fanno colloqui in luoghi improbabili, come le scale o l’ascensore, che fanno durare un colloquio cinque minuti senza dare alcuna spiegazione del perché, che iniziano il colloquio facendo chiaramente capire di non aver letto neanche il CV della persona che hanno di fronte, che non dimostrano alcuna empatia, che fanno altre cose mentre conducono l’intervista, che fanno domande banali e dimostrano scarso interesse per le risposte, che non offrono da parte loro alcun chiarimento e spiegazione, che agiscono sentendosi e dimostrando una posizione di potere e di superiorità, e cosi via…
 
Purtroppo, come nel caso di tutte le relazioni
il buon esito di un colloquio di selezione dipende, nella stessa misura, sia dalla bravura del selezionatore che del selezionato.
Un dato di realtà è che la maggior parte dei colloqui di selezione, soprattutto quelli fatti direttamente da piccole e medie organizzazioni, (ma purtroppo capita anche quando si è di fronte a “presunti” selezionatori esperti di agenzie interinali o di società specializzate in selezione) sono tenuti da persone che non hanno specifiche competenze per essere un buon selezionatore e spesso non si pongono neanche il problema di dover averle per affrontare seriamente un colloquio nel ruolo di selezionatore.
 
Se dovessi fare una personale scommessa direi che la stragrande maggioranza delle persone che conducono un colloquio di lavoro nella veste di selezionatore non si pone assolutamente il problema di:
 
  • avere le competenze giuste per selezionare altre persone e continuare a svilupparle in ottica di miglioramento continuo;
  • prepararsi prima di ogni specifico colloquio di selezione (così come dovrebbe fare, ovviamente, il candidato…);
  • cercare di condurre al meglio, per la propria parte, il colloquio favorendo al massimo il fatto che il candidato riesca a dare il meglio di sé durante il colloquio;
  • dare al candidato tutte le informazioni ed i chiarimenti possibili per permettere anche a lui/lei di “valutare” l’organizzazione per cui si sta candidando;
  • fare una autovalutazione, dopo il colloquio, sul modo in cui ha condotto l’intervista come selezionatore e capire in cosa migliorarsi in futuro.

Peraltro, a pensarci bene, queste “incompetenze” e “leggerezze” dei selezionatori, oltre a generare una sensazione di frustrazione e di delusione nei candidati, rendendo molto più difficile il colloquio, hanno anche l’importante effetto di aumentare esponenzialmente il rischio che lo stesso selezionatore faccia una scelta errata, sia scartando una persona potenzialmente adatta per la propria organizzazione, e sia, al contrario, scegliendo qualcuno che poi si rivelerà un fallimento.
 
 
Le organizzazioni sono piene di persone scontente del proprio lavoro, o inadatte per alcuni incarichi, e molto spesso l’origine parte proprio da un errato processo di selezione 
(anche se ovviamente questa è solo una delle cause..).

Come si affronta, quindi, questo problema? Come gestire un cattivo selezionatore?

Ovviamente sarebbe importante che chi assume il ruolo di selezionatore decidesse di acquisire le competenze e le metodologie più adatte per gestire al meglio l’intero processo di selezione.
Non occorre diventare dei selezionatori professionisti, ma si possono fare tante piccole cose per migliorare la propria capacità di selezionare gli altri, a partire da semplici attività come:
 
  • leggere con attenzione i CV prima della selezione;
  • prepararsi delle domande da fare, cercando di fare sempre domande aperte e chiedere al candidato di raccontare dei casi concreti attraverso degli esempi;
  • rimanere concentrati durante il colloquio senza lasciarsi distrarre da altro;
  • dimostrare piccole attenzioni per mettere a proprio agio il candidato (farlo sedere comodamente, offrirgli dell’acqua, sorridergli, etc.);
  • prendere qualche appunto segnando alcune parole chiave dette dal candidato o chiedendo spiegazioni nel caso in cui non abbia capito qualcosa;
  • spiegare bene le attese che l’organizzazione ha rispetto al ruolo per cui sta facendo la selezione;
  • dare al candidato lo spazio per fare, a sua volta, delle domande e rispondere in maniera completa e sincera.


E se tutto questo non avviene?

Se ci si trova di fronte un “pessimo” selezionatore che non fa tutto questo?

C’è qualcosa che può fare il candidato per “arginare” gli effetti di un cattivo selezionatore o l’unica possibilità è quella di soccombere ai capricci o alla incompetenza di chi ci sta intervistando?


Ovviamente qualcosa si può fare ed anche per questo motivo è fondamentale che ogni candidato si prepari molto bene per il colloquio che andrà a fare avendo un piano A, se avrà di fronte un buon selezionatore, ed un piano B, se avrà di fronte un pessimo selezionatore.
 
Concentriamoci sul piano B!
Di fatto, anche se può sembrare strano e paradossale, se ci si trova di fronte un pessimo selezionatore
 
bisogna avere la capacità di affrontare il colloquio gestendo sia il ruolo principale del candidato che quello, improprio, del selezionatore.
Bisogna cercare di interpretare, con pazienza, gentilezza ed abilità entrambi i ruoli, facendo piccole e grandi cose. Potrebbe sembrare una cosa ingiusta e difficile, ma se questo aumenta la probabilità che il colloquio vada bene secondo me è giusto provarci.
 
In via preliminare è bene riflettere, prima del colloquio, e non conoscendo ancora le caratteristiche effettive del selezionatore che ci troveremo di fronte, su quali sono i fattori che possono metterci più in crisi e rendere più difficile per noi gestire il colloquio.

Alcuni sono più infastiditi se trovano una persona sgarbata o sarcastica, altri se interagiscono con una persona che parla poco, altri se hanno di fronte una persona disattenta, altri se ricevono delle domande provocatorie o accusatorie, altri se devono parlare con una persona che li mette in soggezione per il ruolo o l’autorevolezza o l’arroganza, etc. La consapevolezza di quale sia l’elemento che più ci infastidisce è il primo passo, come sempre, per fare in modo di non subire la situazione e per studiare una specifica strategia di gestione.
 
In secondo luogo è opportuno prepararsi molto bene per il colloquio usando alcuni accorgimenti:

 
  • portare sempre una copia del proprio CV per poterla, con gentilezza, offrire al selezionatore nel caso in cui ci si accorge che non ce l’ha in mano;
  • prepararsi la risposta ad alcune domande chiave e dire il contenuto anche se il selezionatore non fa la domanda esplicita usando qualche frase del tipo: “immagino che le piacerebbe sapere quali sono state le esperienze più significative per me e vorrei dirle che….”, oppure “penso che sia importante che io le dica che….”;
  • anche se il selezionatore non le chiede espressamente cercare sempre di raccontare degli esempi da cui si evince il possesso di alcune competenze e capacità;
  • prepararsi anche delle domande da fare al selezionatore per capire meglio le attese di ruolo e le caratteristiche dell’organizzazione in cui si potrebbe entrare usando, anche in questo caso, formule molto gentili del tipo: “mi scusi, ma dal momento che sono molto interessato al lavoro ed all’azienda mi sarebbe molto utile capire meglio…..”, oppure “le sarei molto grata se mi potesse spiegare meglio…”;
  • se ci fosse qualcosa che ci da particolarmente fastidio a livello ambientale cercare di dirlo e di ridurre il fastidio ad esempio dicendo: “mi scusi ma ho bisogno di bere un goccio di acqua” (meglio avere una bottiglia che ci si è portati…); “posso spostarmi di sedia così riesco a vederla meglio” (nel caso in cui l’interlocutore è troppo distante o è distratto da altro”, oppure “le dispiace se mi tolgo la giacca perché rischio di avere troppo caldo”; etc.;
  • scrivere sempre una lettera di ringraziamento cercando di riepilogare le cose più importanti che ci sembra siano emerse durante il colloquio (fondamentale soprattutto se abbiamo avuto l’impressione che il selezionatore sia stato distratto).
 

Ovviamente tutto questo non assicura il successo di un colloquio, ma riduce indubbiamente il rischio di un fallimento o di creare nel candidato un senso di impotenza, di frustrazione, di essere stati maltrattati da una persona che, in fondo, è solo un “pessimo selezionatore”.
 

Scrivici se hai bisogno di avere qualche consiglio o supporto ulteriore per affrontare i tuoi prossimi colloqui di lavoro.


 
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