Diffusa inizialmente solo nei paesi anglosassoni e in Germania, la figura del coach di lingue sta iniziando ad affermarsi anche in Italia. Ma chi è esattamente un coach di lingue e in che modo si differenzia da un normale insegnante di lingue?
Secondo il dizionario, l’insegnante è colui che fa apprendere con metodo, teorico o pratico, una disciplina di cui è molto esperto. Egli si trova in una posizione di superiorità rispetto all’allievo, a cui fornisce istruzioni attraverso esempi e con il supporto di libri e manuali, incoraggiandolo ad accettare le informazioni come un dato di fatto.
Il coach di lingue invece ha un approccio molto differente, più simile a quello del coach sportivo: osserva l’allievo e insieme a lui ne analizza i bisogni, i desideri, le necessità
Individua insieme all’allievo gli obiettivi da raggiungere, e, sulla base delle sue esperienze di apprendimento delle lingue straniere, adotta il metodo di insegnamento che secondo lui è più adatto all’allievo.
Di conseguenza, questo si sente più motivato e consapevole nei confronti di ciò che vuole imparare. Il metodo di lavoro, che viene condiviso fra i due, è flessibile e personalizzato, viene controllato regolarmente e se necessario modificato. Possiamo considerare il coach di lingue una sorta di “guida” che accompagna l’allievo attraverso la conoscenza e l’approfondimento di una lingua, seguendo le caratteristiche e le esigenze particolari di quest’ultimo.
Per conoscere meglio come il coaching possa sposarsi con l’insegnamento di una lingua straniera e soprattutto per scoprire a chi può essere utile e che vantaggi ha rispetto all’insegnamento tradizionale, abbiamo fatto qualche domanda a Rosanna Nola, un’insegnante madrelingua di inglese che adotta anche questo tipo di approccio. 

Ciao Rosanna, per prima cosa ci parli un po’ del tuo lavoro?

Sono un’insegnante di lingue e lo scopo del mio lavoro è organizzare e svolgere formazione in lingua inglese. Tengo a precisare che non possiedo un titolo di coach, ma utilizzo spesso molti elementi dell’approccio del coaching nell’insegnamento della lingua inglese perché li ritengo molto efficaci. Lavoro principalmente presso le aziende, insegnando l’inglese ad adulti che hanno la necessità o il desiderio di migliorare la padronanza di questa lingua per motivi professionali. Per alcuni si tratta di un importante strumento di uso quotidiano, per altri è una competenza imprescindibile del proprio bagaglio professionale, qualunque sia poi l’utilizzo che ne viene fatto.

Nella tua esperienza che motivazione e che aspettative hanno le persone rispetto all’apprendimento di una lingua straniera?

Nella mia carriera di insegnante di inglese ho sperimentato che ogni persona affronta l’apprendimento della lingua in maniera diversa sia in termini di motivazione e disponibilità personale che di aspettative rispetto alle modalità e tempistiche di apprendimento.
Parlando di motivazione e disponibilità c’è chi ha davvero molti impegni professionali e personali e fa fatica a trovare del tempo per studiare e approfondire la lingua, chi vede l’apprendimento come una spiacevole necessità se non addirittura come un obbligo, chi vive un blocco psicologico nei confronti della lingua e chi, invece, è motivato, entusiasta e molto interessato.
Rispetto, invece, all’idea che le persone hanno di come sia meglio apprendere una nuova lingua credo che molte persone rischiano di avere delle idee o aspettative distorte, anche per via delle nuove tecnologie. On line vediamo ogni giorno moltissime pubblicità di corsi e app che promettono apprendimenti facili e veloci, e credo che questi corsi spesso abbiano la colpa di alimentare aspettative poco realizzabili. Molte persone che decidono di apprendere una lingua in questo modo difficilmente riescono ad ottenere i risultati sperati in breve tempo, e possono sentirsi demotivati e sconfortati.

In che modo può essere di aiuto il metodo del coaching applicato all’apprendimento di una lingua straniera?

Il ruolo dell’insegnante consiste principalmente nel trasmettere informazioni, ma spesso si corre il rischio di applicare un approccio troppo asettico e poco elastico con il risultato di compromettere la motivazione o di indebolire l’efficacia dell’apprendimento. Io cerco sempre di andare oltre il ruolo di semplice insegnante provando anche a mettermi nei panni della persona che ha il desiderio o il bisogno di apprendere l’inglese
L’approccio del coach di lingue secondo me funziona in quanto consiste proprio nella capacità di avvicinarsi alle difficoltà e ai bisogni reali dell’allievo.
Il coach di lingue fornisce suggerimenti su come inserire un percorso di studio nel proprio quotidiano, guidando l’allievo verso il raggiungimento di alcuni obiettivi che vengono decisi insieme e cercando di rimuovere gli ostacoli che impediscono l’apprendimento. Ostacoli che possono essere di natura pratica (gestione del tempo, definizione di obiettivi realistici) o psicologica (scarsa autostima, timidezza o vergogna). In quest’ottica, il coach di lingue favorisce il passaggio dell’allievo da un ruolo esclusivamente passivo ad un ruolo invece attivo e consapevole del proprio modo di apprendimento. L’allievo diventa più partecipe e di conseguenza si sente anche più motivato e come tale è più recettivo e focalizzato rispetto al proprio apprendimento.
Il coach di lingue aiuta l’allievo a sentirsi più responsabile di quello che sta imparando e di come lo sta imparando e questo rafforza anche l’autostima delle persone che spesso, invece, si abbassa quando si tratta di avere a che fare con una lingua straniera.
In questo tipo di percorso anche il rapporto con l’errore cambia perché ogni errore viene utilizzato dal coach come un indizio del modo in cui la persona ragiona rispetto alla lingua straniera, e non come uno sbaglio da evitare imparando a memoria una regola.
Peraltro, uno degli stimoli maggiori che dà un coach di lingue è proprio quello di “buttarsi”, di “scendere in campo”, per utilizzare una metafora sportiva, senza preoccuparsi troppo delle regole, ma spinti dalla voglia e dall’entusiasmo di comunicare in un’altra lingua.

In che modo organizzi le tue lezioni?

Le mie lezioni si svolgono sia in presenza sia online, l’importante è che vi sia un’atmosfera rilassata in cui ognuno è libero di esprimersi.  Prediligo un rapporto collaborativo con l’allievo e organizzo il mio metodo di insegnamento in base alle sue specifiche attitudini, cercando di individuare i suoi punti di debolezza e di forza, lavorando insieme per risolvere i primi ed esaltare i secondi. Trovo fondamentale poi, scegliere argomenti accattivanti che stimolino curiosità e interesse e invitino ad approfondire un argomento per evitare che si cada nella sensazione di vivere qualcosa di “scolastico” o noioso. In questo modo, gli argomenti diventano fonte d’ispirazione per imparare cose nuove e per di più in un’altra lingua. Imparare una lingua non è facile per nessuno, ma può diventare un percorso entusiasmante se il coach di lingue è capace di essere un buon compagno di viaggio ed un punto di riferimento costante!

Hai qualche consiglio da dare a chi vuole provare questo metodo per approfondire la conoscenza di una lingua?

Certamente, per prima cosa direi che è fondamentale trovare il coach giusto con cui sentirsi in sintonia e a proprio agio. Un buon coach è qualcuno che è in grado di motivare, offrire nuovi stimoli e rimuovere le barriere all’apprendimento e soprattutto è una persona che fa sentire a proprio agio, senza avere la sensazione di essere giudicati. Poi è bene ricordarsi che una lingua straniera va esercitata sempre, qualsiasi sia il livello raggiunto!
Infine, consiglio sempre di avere un atteggiamento proattivo nei confronti del proprio apprendimento e di affrontarlo in maniera tranquilla, senza farsi prendere dall’ansia, avendo fiducia in se stessi ed in chi abbiamo scelto per aiutarci in questo percorso.

Rosanna Nola

English Perspective

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