Ci sono diverse ragioni che mi spingono a dire che
sarebbe importante che tutti rafforzassimo la nostra conoscenza, curiosità, competenza sul mondo dei numeri
che, invece, è storicamente visto come un mondo ostico, appannaggio di pochi, e con una maggioranza di persone che dice frasi del tipo “io di numeri non me ne intendo”, oppure “non sono mai stato bravo in matematica”… e provo a spiegare perché.

1. Siamo "tutti produttori di numeri" a nostra insaputa

Siamo nell’era che viene ormai chiamata, con un altro degli inglesismi che non piacciono ad alcuni, quella dei “big data”.
Per dare una definizione semplificata potrei dire che è l’era, in cui, grazie alle tecnologie, ed alla spesso inconsapevole nostra “partecipazione” ci sono dei centri che capaci di elaborare delle grandi quantità di dati che riguardano i campi più disparati di tutto quello che riguarda la nostra vita economica e sociale. E poi ci sono computer capaci di elaborare, sotto forma di algoritmi, questi dati e aziende che ne fanno gli utilizzi più disparati.
 
C’è un “big data”, cioè un algoritmo, che fa dire al mio telefonino, quando mi metto in macchina la mattina, senza che io gli chieda niente, il tempo di percorrenza che mi occorre per arrivare al mio ufficio, perché essendo il percorso solito che io faccio intorno a quell’ora la mattina il mio telefonino presume che io stia andando lì, calcola in automatico la situazione del traffico e mi dice il tempo di percorrenza, anche se io non gli ho chiesto niente e magari vorrei andare da tutt’altra parte.
Genero un “big data” ogni volta che faccio una ricerca su google, su un posto dove vorrei andare in vacanza, o su una certa marca di vestiti che vorrei comprare, che fa sì che poi, in qualunque sito navighi, ad esempio quando sono sulla mia pagina facebook, venga bersagliata da pubblicità che riguardano proprio quel luogo o quella marca che avevo cercato.
 
Di fatto quasi ogni azione che compiamo con i nostri mezzi tecnologici, ma anche spostandoci in macchina ed essendo tracciati da telecamere e quant’altro, ci rende tutti dei produttori di dati, a nostra insaputa, che poi altri utilizzano per la maggior parte dei casi a scopi economici.
Non dico tutto questo a fini ideologici, perché non è questo lo scopo dell’articolo, ma lo dico solo perché, visto che siamo produttori di numeri, sarebbe importante:
 
  • da una parte, diventarne quanto meno più consapevoli, ad esempio gestendo meglio il consenso sull’utilizzo che diamo dei nostri dati e capendo meglio come funzionano i nostri mezzi e cosa generiamo con le nostre azioni;
  • dall’altra comprendere che si apre un campo di lavoro molto importante per chi si voglia specializzare in questo settore.
 
Quindi, il suggerimento, soprattutto ai giovani, è quello di specializzarsi in questo ambito perché sarà uno dei lavori del futuro ed avremo bisogno di gente preparata ad elaborare numeri, ma anche di persone, mi permetto di dire, che abbiano una etica nel farlo, perché molti dei numeri che generiamo sono sensibili, quindi tra le competenze necessarie per fare questo lavoro ci vogliono sia competenze tecniche che competenze di tipo etico-sociale e poi competenze di tipo comunicativo, ed il motivo per queste ultime lo spiego nei punti successivi.

2. Siamo fruitori di numeri e su questo fondiamo anche molte nostre valutazioni

A pensarci bene, “big data” a parte, siamo letteralmente “bombardati”, ogni giorno, da una serie di numeri, ed in questi mesi di pandemia, lo siamo stati ancora di più, ad esempio da televisioni e giornali a proposito del numero dei contagiati, o dei guariti, o dei tamponi effettuati, oppure dei miliardi distribuiti dal Governo, o di quelli non arrivati o del numero di persone che hanno scaricato una certa applicazione sul loro telefonino.
Con il piccolo particolare che, a mio personale giudizio, la maggior parte delle persone “dà” letteralmente i numeri, nel senso che fornisce molto spesso dei dati in maniera errata tanto da distorcere completamente la possibilità di valutazione di chi li legge ottenendo un quadro falsato della realtà da cui si possono scatenare, nell’opinione pubblica, fenomeni, ad esempio, di allarmismo o, al contrario, di ottimismo, solo perché sono stati travisati numeri mal posti.
 
Per questo motivo
ritengo importante che tutti noi, che siamo fruitori di numeri, sviluppiamo una competenza di base che riguardi non la capacità di produrre numeri, ma quella di valutarli.
Quindi non è necessario avere competenze di matematica per valutare i numeri, ma può essere sufficiente seguire alcuni principi che provo ad elencare:
 
  • un numero presentato in valore assoluto, cioè senza alcuna comparazione con un altro numero non dice niente. Ad esempio se ci dicono che la “App Immuni è stata scaricata già da 2 milioni di persone”, a me personalmente questo dato non dice nulla perché: la parola “già” non è un numero e non mi dà l’informazione se a questa data ci si aspettava che la app dovesse essere scaricata in un tempo dichiarato, ad esempio da 1 milione di persone, e quindi capisco che il dato è positivo o meno; in più anche se avessi avuto questa informazione relativa al “già” non capisco comunque il dato assoluto dei 2 milioni perché non ho il dato di comparazione di quante sono le persone che ci si attende complessivamente dovrebbero scaricare questa applicazione e quindi non posso valutare se è un dato soddisfacente o meno. In linea generale, quindi, quando vi si presenta un dato “da solo” senza alcuna comparazione con un dato che era quello “obiettivo”, o un dato che era quello, ad esempio “di un periodo precedente”, il dato che vi viene presentato ha davvero poco valore;
  • un numero di cui non mi si dice come è stato calcolato non è tanto affidabile, cioè la bontà di un numero dipende dal modo in cui è stato calcolato, se è sbagliata la formula è sbagliato il numero;
  • un numero di cui non mi si dicono le fonti da cui sono state tratti i dati utilizzati per il calcolo non è tanto affidabile perché, come prima, anche dalle fonti dipende la qualità del dato.
  • un numero di cui non mi si dice la percentuale di errore insita nel numero stesso non è affidabile, perché nella maggior parte dei dati c’è uno scostamento probabile, ed anche ammissibile, di errore, che però andrebbe dichiarato per permettere una più serena valutazione del dato stesso.
 
Durante questo periodo di crisi abbiamo ricevuto tanti numeri, ogni giorno, che, a mio parere, hanno avuto uno, o più di questi problemi, e tutti noi ci siamo fatti delle idee in parte distorte a causa di numeri sbagliati e mal comunicati. Ecco perché le persone più serie hanno preferito astenersi dal commentare molti dei numeri proposti in televisione o nei giornali.

3. Siamo produttori di numeri in alcuni lavori che facciamo

Molte persone che lavorano hanno la necessità di produrre dei numeri nel momento in cui presentano alcuni risultati del proprio lavoro ed alcuni fanno dei tipi di lavori che hanno al centro i numeri, come le persone che si occupano di pianificazione, o di controllo di gestione, tanto per citare due esempi.
Ma sono davvero tante le situazioni in cui ognuno di noi ha la necessità di presentare dei dati durante la sua attività lavorativa: un piano di spese, un timing, degli indicatori di controllo di alcuni dati, delle reportistiche varie, etc.
 
Direi anche che, nella realtà, in molti lavori una delle “pecche”, delle mancanze che spesso ritrovo è proprio legata al fatto che
le persone argomentano usando espressioni qualitative, ed usando molto meno i numeri a supporto dei loro ragionamenti, o usando espressioni generiche quando dovrebbero usare numeri.
Provo a fare degli esempi:
 
  • se chiedo ad una persona: “quanto tempo ti ci vuole per fare questo lavoro?” e la risposta è “poco”, la mia contro risposta è “poco non è un numero, non è un dato”, perché io ho bisogno di sapere se poco significa 1 ora, 1 giorno, 1 settimana, etc.;
  • se chiedo ad una persona “quanto costa quel prodotto?” e la risposta è “tanto”, vale lo stesso ragionamento di prima, perché “tanto” non è un numero ed io avrei bisogno di conoscere quanto meno un range di prezzi per avere delle indicazioni numeriche;
  • se chiedo ad una persona come sta andando il tuo lavoro e mi risponde "bene", sarebbe molto meglio accompagnare, sostenere questa valutazione qualitativa con dei dati e degli indicatori quantitativi, dicendomi ad esempio che ha completato un certo numero di progetti, o un certo numero di attività, etc.
Su questo mi permetto la digressione di una storiella che riguarda mia madre che quando mi insegnava a cucinare, ed io le chiedevo le dosi di una ingrediente di una ricetta, mi rispondeva quasi sempre “fai ad occhio”…..
 
Altri problemi che ritrovo molto spesso in chi utilizza i numeri nel mondo del lavoro sono:
 
  • una scarsa cura nella presentazione, anche visiva dei numeri: numeri illeggibili, tabelle poco curate, assenza di colori o di evidenziazioni per attirare maggiormente l’attenzione su alcuni dati, assenza di un criterio con cui vengono messi in tabella i dati, etc;
  • la presentazione solo dei numeri senza alcun accompagnamento di un testo di introduzione che aiuti anche a focalizzare l’attenzione sui numeri più rilevanti e senza alcun commento che illustri i criteri che sono stati utilizzati per il calcolo dei numeri;
  • l’assenza quasi totale di una valutazione di ciò che i numeri dicono, lasciando alla libera interpretazione degli stessi chi li legge;
  • la frequente presentazione di numeri in valore assoluto senza alcuna comparazione con dati similari riferiti, ad esempio, a periodi precedenti o a valori che erano stati prefissati come obiettivo.
 
Questi elementi indicano una scarsa competenza nella gestione dei numeri: chi tratta numeri, oggi, non è un elaboratore di numeri (per questo ci sono sempre più i computer), ma è soprattutto un confezionatore e valutatore in primis di numeri, cioè colui o colei che deve
aiutare a trasformare il numero in una informazione che abbia un significato, un valore.
Nella mia esperienza ritengo che in molte organizzazioni manchino figure che siano davvero competenti nella gestione dei numeri e suggerisco in questo caso a tutti, giovani e meno giovani, di sviluppare questo tipo di competenza perché può essere davvero preziosa per le organizzazioni e può essere di grande valore da inserire in un CV se si sta cercando lavoro.