“Fai in modo che il tuo peggior nemico non sia chi vive tra le tue due orecchie” (Laird Hamilton).
E’ una citazione che trovo interessante perché molto spesso mi trovo a constatare, sia rispetto a me stessa che agli altri, che il rischio di essere il peggior nemico di se stessi è sempre in agguato.
Negli anni ho imparato alcune cose su questo tema che cerco ogni giorno di applicare a me stessa o di far vedere anche ad altri per dare loro supporto.

Riconoscere il nemico

Innanzitutto ho imparato a “riconoscere il nemico” e gli ho dato un nome: il mio critico interiore.
Basta fare un po’ di attenzione per accorgersi di quanto spesso parla, blatera, borbotta il critico interiore.
Scende in azione ogni volta che sentiamo nella nostra mente una voce che ha una o più di queste caratteristiche:
  • sceglie dei toni o delle parole sgarbate, rudi, negative, ansiogene;
  • emette dei giudizi, delle sentenze;
  • impartisce degli ordini, delle regole, dei doveri;
  • ripete ossessivamente le stesse cose come un disco rotto;
  • vede tutto bianco o nero;
  • arriva subito a delle conclusioni;
  • dimostra pessimismo, grave preoccupazione, fatalismo;
  • da più valore a quello che razionalmente si dovrebbe pensare o fare;
  • complica le cose e drammatizza;
  • si focalizza solo sui problemi.
 
Esempi di questa voce che molti di noi possono riconoscere: “Sono un idiota”, “non capisco niente”, “sbaglio sempre”, “non ce la farò mai”, “è troppo difficile per me”, “non c’è niente da fare”, “avrei dovuto fare diversamente”, “la regola dice che..”, e così via.
 
Ogni volta che sentiamo frasi di questo tipo ronzare nel cervello è bene sapere che il “nemico” è in azione e si chiama “critico interiore”.

Prendere la giusta distanza dal nemico

Dopo aver imparato a riconoscerlo ho capito che 
il mio nemico è solo una delle tante voci che mi appartengono e non è sicuramente quella più importante.
Il rischio che sarebbe meglio non correre è quello di indentificarsi esclusivamente con il nemico (una sorta di “sindrome di stoccolma”) e dargli troppa importanza. Il fatto che la mia mente produca questa voce interiore non vuol dire, in automatico, che io sono quella voce e che è l’unica presente nel mio cervello. Forse è la voce più rumorosa, quella più petulante, ma è scientificamente dimostrato che nella nostra mente è presente un coro di voci, ognuna con il suo ruolo e la sua importanza, a cui dobbiamo solo decidere di dare spazio.

Cambiargli nome e dargli una compagnia

Il processo di presa di distanza dal “nemico” in realtà si completa davvero quando siamo sinceramente disponibili a fare alcune cose:
  • non considerarlo più un nemico da combattere e da eliminare, ma un compagno di viaggio da imparare a gestire;
  • riconoscere che ha un ruolo, che è insopprimibile e può darci degli spunti: il critico interiore ha una funzione che può essere utile nel senso che è quello che ci aiuta a stare in guardia, a vedere i rischi ed a non sottovalutare i problemi, a riconoscere che stiamo facendo qualcosa di sfidante ed in quanto tale di potenzialmente difficile e pericoloso;
  • dargli un nome meno temibile, quello che daremmo in fondo ad un amico e non ad un nemico: può essere proprio utile dargli un nome reale, magari anche visualizzarlo associandolo ad un’immagine ben precisa, proprio per aiutarci a riconoscere che pur essendo una parte di noi non coincide completamente con l’immagine di noi. Come nota biografica, e solo per dare qualche spunto, il mio critico interiore io l’ho chiamata Signorina Rottenmeier in omaggio alla terribile istitutrice del cartone animato Heidi che tanta compagnia mi ha fatto nella mia infanzia;
  • trattarlo anche con una certa leggerezza ed ironia, così come facciamo con parenti ed amici brontoloni;
  • accettare che ogni tanto abbia delle parti da solista, ma poi aiutarlo anche a cantare in coro con altre voci, ad esempio quella, molto importante, del mentore interiore.

Dare spazio anche al mio mentore interiore

Il mentore interiore è un’altra parte importante di noi che spesso conosciamo, e riconosciamo, più tardi nella nostra vita. E ’una voce molto diversa da quella del critico interiore, per certi versi opposta, e la si può riconoscere da una o più di queste caratteristiche:
  • è una voce calma, tranquilla, saggia, bassa di tono;
  • è una voce che pone domande aperte con lo scopo di aprire nuove possibilità;
  • invece di focalizzarsi sui problemi si concentra sulle soluzioni;
  • semplifica le cose e le relativizza;
  • fa attenzione alle tue emozioni senza giudicarle;
  • vede tutte le gradazioni dei colori;
  • cerca fatti, idee, pensieri prima di arrivare a delle conclusioni;
  • fornisce incoraggiamento;
  • dimostra fiducia nelle capacità e nelle possibilità proprie ed altrui.
 
Esempi di questa voce possono essere: “cerca di stare calma e rifletti”, “respira”, “se ricordi bene hai già affrontato una situazione simile e ce l’hai fatta”, “a chi posso chiedere aiuto?”, “non è la fine del mondo”, “una soluzione dovrà pur esserci”, “hai tutto il diritto di sentirti frustrata, ma puoi andare avanti”, e così via.
 
Anche per il mentore interiore potrebbe essere utile dargli un nome, un volto, un simbolo, un’immagine. Spesso questo processo ci aiuta anche a capire chi sono persone che conosciamo, direttamente o indirettamente, che associamo all’idea di un mentore utile per noi e che ci piacerebbe avere al nostro fianco in alcuni momenti per avere supporto, consiglio, spunti differenti di pensiero. Sempre come nota biografica il nome che ho dato al mio mentore interiore è proprio quello di una cara amica di famiglia che io associo ad un esempio di grande generosità, pazienza, saggezza.
A differenza del critico interiore, che quasi sempre ci parla senza essere interpellato ed interrogato, il mentore interiore dobbiamo evocarlo, perché tende a stare al suo posto.
Per farlo potremmo porci una domanda del tipo: “il mio mentore interiore cosa direbbe o farebbe o penserebbe in questa situazione?”.
 
In conclusione il critico interiore non è un nemico da combattere, ma il mentore interiore è sicuramente un buon alleato da avere al fianco avendo anche fiducia che messi insieme, critico e mentore, possono aiutarci a vivere meglio le sfide quotidiane che la vita ci impone.