Ogni persona ha dei talenti, delle competenze, delle potenzialità, dei progetti, dei sogni, delle ambizioni che potrebbe mettere in campo in tutto il corso della sua vita lavorativa per avere riconoscimenti, soddisfazioni e per vivere la sensazione di fare un lavoro utile per sé e per gli altri.
 
Il problema, però, che rischia di vivere la maggior parte delle persone, è che 
non sempre si riesce a sfruttare al meglio tutti questi talenti, e si finisce per non riuscire a dare il meglio di sé al lavoro, accumulando un certo senso di delusione e frustrazione.
Questo tipo di sensazione negativa, possiamo provarla rispetto a noi stessi, ma anche rispetto agli altri, ad esempio quando abbiamo scelto un collaboratore, confidando nelle sue capacità, e poi abbiamo visto che non è riuscito a realizzare quello che ci aspettavamo da lui, oppure quando abbiamo riposto le nostre speranze in un nuovo capo o collega, pensando che fosse bravo, e poi abbiamo dovuto riscontrare che la realtà era molto diversa da quella che avevamo immaginato.
 
Anche per le persone che hanno grandi talenti non c’è alcuna garanzia che tutto questo si traduca in ottimi risultati!
 
Ma perché corriamo tutti il rischio di non riuscire a dare il meglio di sè nel lavoro?

I motivi possono essere davvero tanti e, prima o poi, la maggior parte delle persone ne incontra almeno qualcuno nel proprio cammino lavorativo.
Alcuni motivi li potrei definire più strutturali, e legati più strettamente alla persona, altri sono più contingenti e legati all’ambiente e al tempo. Scoprirli è il primo passo per rimuoverli. 

MOTIVI STRUTTURALI

Bassa autoconsapevolezza

Tra i motivi strutturali per cui non riusciamo a dare il meglio al lavoro, quello più comune è riconducibile ad una scarsa consapevolezza di quelle che sono le proprie caratteristiche, potenzialità ed ambizioni. Per questo motivo noi di Working room insistiamo molto nell’aiutare le persone a conoscere i propri punti di forza e di debolezza, a riflettere sulle proprie competenze, a pensare ai propri obiettivi professionali, a lavorare anche sulla mindfulness per aumentare la propria autoconsapevolezza.
Se non mettiamo bene a fuoco i nostri talenti e le nostre potenzialità sarà impossibile farli vedere e valorizzarli anche agli occhi degli altri e riuscire a capire quale sia il lavoro più adatto a noi con il rischio di accettare di fare lavori che sono molto distanti dalle nostre capacità e dai nostri desideri
L’autoconsapevolezza è una componente centrale di ogni talento!
Sempre tra i motivi strutturali, e molto legato anche al tema della consapevolezza, c’è anche la difficoltà di auto valutarsi. Una volta riconosciuti, infatti, i propri punti di forza e di debolezza, è anche necessario capire come affrontarli e gestirli.
In linea generale alcune ricerche scientifiche evidenziano due macro tendenze a livello di auto valutazione: ci sono le persone che tendono a sopravvalutarsi e quelle che, al contrario, si sottovalutano. Le prime vedono solo i punti di forza, le seconde trasformano tutto in punti di debolezza.
Su questo punto, sempre le ricerche, sostengono che c’è spesso una correlazione di questo tipo: le persone molto brave e talentuose sono anche quelle che tendono più facilmente a valutarsi con maggiore severità pensando di non aver dato il meglio di sè, mentre le persone meno talentuose e capaci sono quelle che tendono a sopravvalutarsi pensando di aver dato un contributo eccellente!

Squilibri a livello di competenze

Un altro motivo strutturale può essere legato ad uno squilibrio nel mix di competenze possedute dalla persona. Molto spesso si punta tutto solo su una determinata tipologia di competenze, ad esempio quelle tecniche, e si sottovaluta l’importanza di sviluppare anche altri tipi di competenze, come quelle relazionali e comunicative. Si investono tutte le energie nel diventare bravi e si dimentica di mantenere una riserva di energie per la resilienza e per i momenti negativi. Oppure, al contrario, si punta tutto sull’empatia e sulla disponibilità personale senza pensare che l’autorevolezza professionale si fonda anche su alcune eccellenze di tipo tecnico.

Mentalità fissa

Avere una mentalità fissa è un altro dei motivi importanti che ci può impedire di dare il meglio di noi stessi al lavoro. Le persone che hanno questo tipo di mentalità ritengono molto difficile, se non impossibile, poter cambiare in meglio. Pensano che, se sono fatte in un certo modo, non potranno fare nulla per modificare la situazione. Questo tipo di mentalità rende quasi impossibile progettare dei cambiamenti e sviluppare nuove competenze da poter valorizzare nel proprio lavoro. C’è anche una sotto versione più subdola di questa mentalità che porta le persone a pensare che c’è una fase della propria vita in cui si riesce ad imparare (quando si è giovani) e c’è una seconda fase in cui tutto diventa immobile (quando di diventa adulti e anziani). In realtà tutti gli studi sul cervello umano oggi sono concordi nel dire che il nostro cervello, se adeguatamente stimolato, non smette mai di imparare e quindi la mentalità fissa è anche un falso scientifico da cui sarebbe meglio stare alla larga…
Henry Ford diceva:
“Chiunque smette di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni”.

Auto sabotaggi

Infine, sempre tra i motivi strutturali ci sono tutte le situazioni in cui ci boicottiamo da soli: dall’eccesso di perfezionismo al procrastinare, dalla difficoltà di delegare alla incapacità di dire di no, dalla difficoltà di chiedere aiuto agli altri al continuo rimuginare sui problemi, dalla incapacità di prendersi delle pause alla tendenza a prendere tutto troppo sul serio e sul personale.

MOTIVI CONTINGENTI

Problemi personali

Ovviamente siamo destinati tutti ad attraversare dei momenti poco felici nella nostra vita personale e questo può rendere più difficile il nostro lavoro e impedirci a dare il meglio di noi stessi. In questi casi i consigli possono essere due: il primo è di sviluppare alcune competenze, ad esempio in termini di resilienza, per evitare di essere travolti dai problemi, siano essi personali o professionali, il secondo è di dichiarare nel proprio lavoro di avere qualche problema personale e di cercare dei supporti, delle alleanze, per evitare che venga frainteso o mal interpretato un momento in cui siamo più stanchi, distratti o in difficoltà.

Ruolo organizzativo poco chiaro o poco calzante o differente da quello atteso

Spesso non riusciamo a dare il meglio di noi nel lavoro semplicemente perché il ruolo che abbiamo ed il lavoro che facciamo sono poco chiari in termini di risultati da dover produrre e/o di modalità con cui dobbiamo e possiamo lavorare. Ruoli confusi, procedure operative poco chiare, indicatori di risultato assenti o non condivisi, priorità temporali non definite, sono tutti esempi di situazioni che rendono davvero difficile fare un buon lavoro. Ci si può anche trovare nella situazione di aver accettato un lavoro perché lo si era capito e immaginato in un determinato modo salvo poi trovarsi in una situazione reale completamente diversa da quella ipotizzata o concordata all’inizio. In tutti questi casi il consiglio è di cercare di uscire da questa situazione di scarsa chiarezza disegnando meglio il proprio ruolo e condividendolo con i propri responsabili, colleghi, soci, etc.

Ripetitività dei compiti e delle responsabilità

Molte persone, anche in questo caso spesso le più brave e talentuose, rischiano di annoiarsi quando si trovano costrette a fare per lungo tempo la stessa attività. Un lavoro in cui si è riusciti a dare il meglio di sé all’inizio può diventare un vero e proprio incubo che deprime la nostra motivazione. Per evitare che questo avvengo è sempre meglio allenare la propria curiosità, proporre di inserire periodicamente nuove attività nel proprio lavoro e pianificare con continuità il proprio piano di sviluppo personale ed una crescita costante di competenze.

Sistemi decisionali confusi

Un altro motivo che può ridurre le potenzialità di azione di una persona al lavoro è legato ai sistemi decisionali dell’ambiente organizzativo in cui si trova. Sistemi decisionali confusi, in cui non si capisce chi sono i veri decisori e sulla base di quali criteri prendono le loro decisioni, o sistemi in cui le decisioni sono paralizzate possono generare una situazione in cui le persone non riescono a produrre risultati effettivi, a portare avanti proposte e progetti, a valutare quali passi compiere.
In questi casi, se possibile, andrebbe “svelata” questa confusione oppure, se non si ha il ruolo per poterlo fare, andrebbero “aiutati” i decisori a prendere solo piccole decisioni alla volta per evitare di bloccare l’intero lavoro.

Ambiente tossico

Ovviamente un motivo molto frequente alla base della difficoltà di dare il meglio di sé al lavoro è legato alla tossicità dell’ambiente di lavoro: conflitti manifesti o latenti, mancanza di rispetto personale, invidie, boicottaggi, mancanza di riconoscimenti, isolamento, colleghi negativi, eccesso di severità, eccesso di ansia, sono tutti elementi pesanti che incidono sulla possibilità di fare un buon lavoro.
Ci sono delle competenze che ognuno di noi può sviluppare per “sopravvivere” in un ambiente tossico, ma queste dovrebbero servire solo per guadagnare del tempo per capire se la persona può dare, realisticamente, un contributo per poter cambiare la situazione, o se sia meglio cambiare completamente lavoro ed ambiente.

Differenze culturali

Può capitare molto spesso che ci sia, più semplicemente, una distanza di tipo culturale e valoriale tra la persona e l’ambiente in cui lavora che rende difficile dare il massimo.
Alcuni ritengono che, affinché un talento possa davvero esprimersi è necessario che ci sia “la persona giusta nel posto giusto”. Nessuno è in grado di dare il meglio di sé indipendentemente dal luogo effettivo in cui lavora e questo è anche il motivo perché la stessa persona può essere stata particolarmente brava in passato e potrebbe non funzionare nel lavoro che sta facendo oggi.
 
 
Per finire, se hai la sensazione che non stai riuscendo a dare il meglio di te nel lavoro, ti suggeriamo di valutare se alcune di queste motivazioni fanno al caso tuo e di cercare di rimuoverle dalla tua vita lavorativa, ricordando, comunque, che davvero nessuno al mondo riesce a dare il 100% nel proprio lavoro con continuità… in fondo siamo tutti esseri umani, con le nostre potenzialità ma anche con i nostri limiti.
“I tuoi talenti sono il dono che Dio ti dà … cosa fai dei tuoi talenti è il tuo dono a Dio”.
(Leo Buscaglia)
©