Ci sono alcune domande che molto spesso vengono poste durante un colloquio di lavoro.
Sono domande molto frequenti, quindi prevedibili, anche se spesso ci si arriva impreparati.
Potrebbero essere anche domande utilizzabili in un colloquio di valutazione, cioè per fare un bilancio di quello che si è fatto o è accaduto nel proprio lavoro nell’ultimo anno, e per capire cosa e come rilanciare nel prossimo futuro, sia nell’attuale posto di lavoro che in uno nuovo.
 
Che tu sia in una condizione in cui stai cercando un nuovo lavoro, o che tu sia in quella in cui ritieni di voler mantenere il tuo lavoro attuale, perché ti trovi bene, o perché non pensi al momento di avere delle alternative,
potrebbe essere utile “metterti allo specchio” e provare a farti alcune di queste domande
per prepararti meglio ad un auspicabile colloquio di lavoro o per riflettere su quello che puoi migliorare nel tuo lavoro attuale. 
 
Sono domande che generalmente si rivolgono a persone che hanno già qualche esperienza di lavoro, ma se sei alle prime armi, e hai poca o nulla esperienza, e vuoi prepararti ad affrontare il tuo primo colloquio di lavoro, potresti provare, comunque, a rispondere magari sostituendo la parola “lavoro” con la parola “studio”. Nella maggior parte dei casi la domanda funziona anche con questa sostituzione.
Il livello di chiarezza con cui riuscirai a rispondere a queste domande è un buon indicatore del tuo livello di consapevolezza riguardo al tuo lavoro, ai tuoi obiettivi, ed a quello che puoi fare di concreto in futuro
per migliorare la tua soddisfazione ed i tuoi risultati sia nel lavoro attuale che in un nuovo lavoro.
 
Dal momento che non sei costretto a rispondere immediatamente ad un intervistatore prova anche a gestire questo esperimento in due fasi.
 
Nella prima fase rispondi di getto alla domanda e metti la risposta per iscritto.
Poi fai passare qualche giorno ed inizia una seconda fase leggendo le risposte che hai scritto e provando a capire se le senti ancora tue o se possono essere meglio arricchite o integrate. In questo caso scrivi una seconda versione della tua risposta.
 
Se c’è una domanda che ti stimola particolarmente, o che ti hanno posto ad un colloquio di lavoro e a cui non sai bene come rispondere, puoi anche scriverci e cercheremo di darti qualche suggerimento specifico.
 
Le domande che ti propongo sono queste, con il suggerimento di costruire sempre le risposte pensando a degli esempi concreti, che ti sono accaduti personalmente nel tuo ultimo anno di lavoro. 
Ti sarai dato una buona risposta se avrai pensato a cose nuove, diverse, che ti hanno fatto venire voglia di ricercare nuovi stimoli.
Non ci sono risposte giuste o sbagliate, ci sono solo le tue risposte sincere!
1. Quali sono i tuoi maggiori punti di forza e come li hai utilizzati in questo ultimo anno?
Rispondere a questa domanda non è uno sfoggio di presunzione, ma una dimostrazione di consapevolezza di quello su cui si riesce a fare la differenza nel lavoro e che produce un valore per altri.
Se vuoi allenarti nell'arte di spiegare ciò in cui ti senti più forte, a questo link puoi trovare una pratica check list dei punti di forza. 

 
2. Quali sono i tuoi principali punti critici e come li hai fronteggiati in questo ultimo anno?
Anche questa domanda è importante perché essere consapevole dei propri limiti è un segnale di grande saggezza e sensibilità sociale, nel senso che il riconoscerli consente anche a noi stessi ed agli altri di capire meglio come contenerli per fare in modo che non si traducano in problemi insormontabili. Cerca di essere sincero e di rispondere tenendo bene in mente il ruolo per cui ti stai candidando, individuando un pregio che sia una qualità importante per quel lavoro e un difetto che non comprometta il tuo essere idoneo per quel ruolo.
Se vuoi altri consigli su come rispondere a questa domanda puoi leggere questo articolo
 
 
3. Su cosa stai lavorando in questo ultimo anno a livello di tuo miglioramento personale?
Il miglioramento potrebbe riguardare un ulteriore rafforzamento dei propri punti di forza, lo sviluppo di nuove competenze o un lavoro sui punti critici per cercare di migliorarli in parte. Riuscire a rispondere a questa domanda significa poter dimostrare, a se stessi ed altri altri, di essere una persona in movimento e consapevole che il sistema di lavoro richiede un adattamento costante nel definire su quali aspetti si può investire per la propria crescita personale.
 
 
4. Quale è il risultato di lavoro che hai conseguito nell’ultimo anno e di cui vai più fiero?
Per rispondere a questa domanda sarebbe proprio interessante riuscire a ricostruire una piccola storia così da poter ripercorrere il problema/la sfida che si è riusciti a fronteggiare, il contesto in cui si è lavorato, gli ostacoli e gli elementi facilitanti ed il modo che si è messo in campo per arrivare al risultato finale.
 
 
5. Quale è stata la situazione più stressante che hai vissuto in questo ultimo anno e come l’hai affrontata?
Anche in questo caso la ricostruzione di una piccola storia può essere utile. Sarebbe interessante riuscire ad elencare i fattori che hanno generato la situazione di stress, capire quali sono esterni e quali sono più interiori ed emotivi e poi ripercorrere il modo in cui li si è riconosciuti e fronteggiati e riflettere se questa modalità possa essere anche una chiave di prevenzione di questi stessi fattori di stress in futuro.
 
 
6. Dove ti vedi tra cinque anni?
Queste è una delle domande più comuni ed una di quelle da cui si tende a fuggire più frequentemente pensando che non sia possibile immaginare qualcosa di simile, nel senso che sia impossibile avere il controllo di cosa accadrà in futuro, oppure che non si potrà fare nulla per cambiare la propria situazione in futuro. In un colloquio di lavoro una buona risposta dovrebbe contenere un misto di realismo, di ambizione e di chiarezza rispetto a quello che si può fare per raggiungere l’obiettivo. In ogni caso è una domanda davvero importante per tutti perché dimostra se si ha una vision, una traiettoria, un percorso cui tendere.
 
 
7. Cosa direbbero di te il tuo capo, i tuoi collaboratori o i tuoi colleghi rispetto a questo tuo ultimo anno di lavoro?
Anche sforzarsi di rispondere a questa domanda è utile per aumentare il livello di consapevolezza su come ci possono vedere gli altri in funzione dei comportamenti che mettiamo in campo. In realtà sarebbe molto utile costruire questa risposta proprio chiedendo un feedback diretto agli altri, in maniera tale da poter riportare l’effettivo percepito degli altri e poter fare, eventualmente, anche un confronto tra l’idea che sia ha di se stessi e quella che viene percepita dagli altri.
 
 
8. Perché vuoi continuare a fare il lavoro che fai? Oppure quale nuovo lavoro ti piacerebbe fare?
Nessuno di noi può dare per scontato che ci piacerà fare sempre lo stesso lavoro. Sarebbe utile poter rispondere a questa domanda e capire se il lavoro che si fa, in termini di ruolo, settore, tipologia di organizzazione ci fornisce ancora delle buone motivazioni e soddisfazioni, oppure quali debbano essere i cambiamenti da ricercare o da apportare per migliorare la situazione.
 
 
9. Quali sono le tue aspettative economiche? E come le hai definite?
Anche questa è una domanda molto importante, sebbene spesso sia un tabù sia farla che rispondere. Parlare degli aspetti economici è sempre molto difficile per motivi diversi, ma proprio per questo sarebbe importante dedicare un giusto tempo per pensare a come rispondere ad una domanda simile. Le aspettative economiche sono un modo in cui traduciamo il valore che pensiamo di dare agli altri con il nostro lavoro. Anche se non le esplicitiamo, ognuno di noi ha in testa se quello che riceve dal proprio lavoro sia o meno adeguato a quello che pensa sia il proprio  valore.
Indubbiamente ci possono essere anche delle situazioni in cui è più saggio accettare un compenso economico inferiore alle proprie aspettative, ma questo non vuol dire che non sia importante avere in testa quale sarebbe, per ognuno di noi, il giusto valore del proprio lavoro e, soprattutto, su quali elementi ha costruito questa valutazione economica (dati di mercato, compensi per ruoli equivalenti nella stessa organizzazione, collegamento a valori economici prodotti, ad esempio fatturati generati con il proprio lavoro, etc.). Avere più consapevolezza di questo valore economico può permettere anche di poter gestire meglio una negoziazione economica in sede di colloquio o di capire cosa si possa fare nel tempo per ridurre l’eventuale distanza tra il compenso attuale e quello atteso.
 
 
10. Cosa hai fatto al di fuori del lavoro in questo ultimo anno?
Domanda affatto banale, perché nella realtà una vita votata esclusivamente al lavoro produce effetti collaterali, più o meno riconoscibili, che nel lungo periodo creano problemi sia a livello personale che professionale. Dedicare del tempo a qualcosa di diverso dal lavoro produce, invece, effetti positivi in termini di ricarica di energie e potrebbe anche dare stimoli diversi che possono poi essere importati nella propria professione.
 
 
11. Cosa ti piacerebbe che accadesse di nuovo o di diverso nel tuo lavoro?
Riuscire a rispondere a questa domanda significa dimostrare di avere un orientamento ed una motivazione al cambiamento ed aver riflettuto su quali cambiamenti siano più importanti, interessanti, utili per il proprio futuro.
 
 
La maggior parte delle persone può aver trovato un lavoro anche senza aver avuto la necessità di rispondere a domande di questo genere, ma nella realtà forse è stato un peccato, perché domande di questo genere, anche se possono generare un qualche livello di stress, possono essere davvero molto utili per aumentare il livello di consapevolezza su se stessi e sul proprio lavoro.
 
Sperimentarsi in queste domande, e continuare a farlo periodicamente, può essere un toccasana per il tuo lavoro.
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