Molti di noi sono presi ogni giorno da mille impegni, preoccupazioni, emergenze e urgenze, sia nella vita professionale che in quella privata. Ci sembra di non avere mai tempo per fermarci a riflettere ed invece, ogni tanto, è uno dei migliori investimenti che possiamo fare per noi stessi e per il nostro lavoro.
 
A me piace pensare che possiamo e dobbiamo concederci dei “pit stop”, dei momenti in cui fare il punto su quello che stiamo facendo per capire se va tutto bene o se possiamo e dobbiamo fare qualche cambio, riparazione, rifornimento.
Vale per tutti, indipendentemente dal lavoro che facciamo e dal ruolo che abbiamo.
 
Per fare un buon pit stop può essere utile autorizzarsi qualche ora o giorno di pausa, così da ricaricare le energie, ma può anche essere interessante provare a farsi qualche domanda e vedere che risposte ci diamo e come ci fanno sentire, che effetto ci fanno, che emozioni ci fanno provare, come impattano sulla nostra motivazione al lavoro.
 
Le mie domande “pit stop” mi aiutano essenzialmente a:
 
  • capire il mio attuale livello di chiarezza rispetto a quello che sto facendo nel lavoro;
 
  • valutare il livello di coerenza tra quello che sto facendo realmente e quello che per me sarebbe importante fare;
 
  • scoprire spesso che le modalità che sto mettendo in atto nella mia vita lavorativa non sono le uniche possibili e che forse potrei trovare soluzioni più sostenibili se solo mi fermassi a pensarci un po’;
 
  • mantenere sempre una parte di attenzione sull’apprendimento e sul futuro.
 
 
Alcune di queste domande sono:
 
  1. Quale è l’obiettivo più importante che sto perseguendo nel mio lavoro in questo momento?
  2. Quale risultato mi deve portare e da cosa vedrò che lo avrò raggiunto?
  3. Cosa sto facendo per dedicare e difendere del tempo di qualità destinato a quello che penso sia importante fare?
  4. Quali sono i principali ostacoli, o gli affaticamenti, che sto avendo in questo momento nel mio lavoro e che impattano su ciò che è importante per me?
  5. Cosa potrei fare per superare, o deviare questi ostacoli, o per alleggerire gli affaticamenti?
  6. Chi mi potrebbe aiutare in questo?
  7. Se potessi avere, da domani, una persona a cui delegare qualcosa del mio lavoro cosa gli farei fare?
  8. Se avessi un po’ più di tempo a disposizione su cosa lo investirei a livello professionale o personale?
  9. Cosa sto imparando o sperimentando di nuovo in questo momento nel mio lavoro?
  10. Quale sarebbe il prossimo obiettivo che mi piacerebbe raggiungere dopo aver conseguito quello che di importante sto facendo oggi?

 
Non è sempre facile per me rispondere a queste domande “pit stop”. A volte do una prima risposta istintiva, di pancia, e poi la lascio sedimentare per un po’ di tempo per riprenderla successivamente così da capire se la confermo o la modifico, integro, arricchisco.
A volte, invece, sono domande che stazionano giorni prima di riuscire a dare una qualche risposta e devo avere la pazienza di aspettare.
 
In ogni caso penso davvero che
sarebbe utile che ognuno si costruisse il suo set personalizzato di domande “pit stop”
da porsi periodicamente, ed anche che trovasse qualcuno con cui confrontarsi sulle risposte per ascoltare un altro punto di vista e per capire come risuonano le nostre risposte anche in chi ci ascolta, ci è vicino e fa il tifo per noi e per il nostro lavoro.
 
Fare un pit stop è un modo efficace per prendersi cura di se stessi e per ritrovare la propria bussola interiore nel lavoro