Essere attenti, concentrati, focalizzati è essenziale per riuscire a raggiungere effettivamente gli obiettivi che ci prefiggiamo.
Negli ultimi anni si è sviluppata una vera e propria scienza dell’attenzione secondo cui la nostra capacità di attenzione determina i risultati, scarsi o eccellenti, che possiamo ottenere in ogni sorta di compito, dal momento che esiste un legame molto forte, anche se nascosto, tra attenzione ed eccellenza.
 
Uno degli esponenti di questa scienza dell’attenzione è Daniel Goleman (il guru della intelligenza emotiva) che ha scritto su questo argomento un libro molto interessante che si intitola Focus (Rizzoli Editore) in cui spiega perché fare attenzione ci rende migliori e più felici.
 
La buona notizia è che l’attenzione si può allenare. La cattiva notizia è che in media la nostra capacità di attenzione si sta indebolendo ed oggi viviamo il paradosso di una maggiore ricchezza di informazioni che produce, però, una povertà di attenzione perché sono notevolmente aumentati i fattori di distrazione sia fisici che emotivi.
 
L’attenzione ci mette in connessione con il mondo, plasma la nostra esperienza e determina quello che riusciamo a vedere della realtà. Quando la nostra attenzione è focalizzata, ad esempio, impariamo meglio, cioè con maggiore velocità e profondità.
 
L’attenzione è anche alla base della empatia, che è la capacità di concentrarsi sulle esperienze degli altri e quindi di assumere il punto di vista di un’altra persona (empatia cognitiva), di provare quello che sta provando l’altra persona (empatia emotiva), di mobilitarci per aiutare le persone che hanno bisogno (preoccupazione empatica).
 
Potremmo fare numerosi test per “misurare” la nostra capacità di attenzione anche se l’indicatore più importante per capire se siamo davvero concentrati è se proviamo un senso di benessere perché, in effetti, quando siamo completamente assorbiti da qualcuno o qualcosa ci sentiamo bene, ci sentiamo immersi nel tempo presente.
 
Gli scienziati ci dicono che abbiamo fondamentalmente due tipi di attenzione che attivano aree diverse del nostro cervello:
  • una concentrazione intenzionale, detta top-down, che ci consente l’attenzione volontaria, la forza di volontà e la scelta intenzionale;
  • una attenzione inconscia, detta bottom-up, che si collega al riflesso, all’impulso e alle abitudini meccaniche.
 
La scienza ci dice anche che l’attenzione consuma molte energie e che il nostro cervello cerca di risparmiarle mettendo in atto due strategie:
  • da una parte cercando di farci passare dalla concentrazione intenzionale a quella inconscia perché quest’ultima è meno faticosa (pensa a quanti gesti automatici facciamo, ad esempio in macchina, mentre quando abbiamo iniziato a guidare erano tutti molto più pensati e faticosi);
  • dall’altra parte cercando di mettersi il prima possibile in uno stato vagante, quindi di distrazione. Secondo Goleman passiamo la metà del nostro tempo a pensare qualcosa di diverso da ciò che sta accadendo intorno a noi o a ciò che stiamo facendo e siamo costantemente distratti da una sorta di chiacchiericcio interiore che quasi sempre tende a gravitare su preoccupazioni e problemi vari.
 
La questione quindi è come migliorare l'attenzione ma senza stancarsi troppo perché la stanchezza porta a distrarci e le distrazioni indeboliscono la nostra capacità di pensiero, di decisione e di apprendimento. Inoltre, se il nostro cervello è troppo carico si abbassa la nostra capacità di autocontrollo e quindi diminuisce la capacità di resistere alle tentazioni (dal cibo, al fumo tanto per citare due esempi più comuni).
 
Le indicazioni che ci offre la scienza dell’attenzione per riuscire a potenziare questa capacità, ma senza esaurire energie sono essenzialmente tre:
 
  1. migliorare l'attenzione selettiva: allenarci, pertanto, a selezionare e semplificare quello su cui facciamo convergere la nostra attenzione volontaria ponendoci sempre la domanda “Quale è il punto principale?” e cercando di focalizzarci su elementi positivi più che negativi per evitare di essere distratti dal chiacchiericcio interiore negativo. L’attenzione selettiva si sviluppa a partire dal terzo anno di età ed è alla base della nostra forza di volontà;
  2. migliorare l'attenzione aperta: allenarci, pertanto, ad ascoltare ed osservare con curiosità il mondo esterno dedicando del tempo libero per essere ricettivi rispetto a ogni idea e sensazione ed evitando un atteggiamento giudicante. Gli studi sulla creatività mostrano che l’innovazione e l’intuizione esplodono quando le nostre menti si trovano in una condizione di maggiore apertura;
  3. far fare delle pause regolari al nostro cervello perché i ritmi serrati uccidono letteralmente la nostra attenzione.
 
 
Abbiamo tutti la responsabilità di allenarci ad essere attenti e riuscire a dirigere la nostra attenzione su quello che conta per rendere la nostra vita, professionale e non, più ricca, ma anche più sostenibile ed ognuno può trovare le modalità più opportune per allenare la propria capacità di concentrazione interiore ed esteriore al fine di:
  • capire meglio quello che per se stessi è importante (autoconsapevolezza);
  • vedere più cose della realtà in cui viviamo ed individuare quali sono fonti di opportunità per noi;
  • ricercare una sintonia tra ciò che facciamo (quello su cui, nella realtà, facciamo convergere la nostra attenzione) e ciò che vogliamo.
 
E’ proprio vero:
“L’attenzione è una risorsa mentale sottile, sfuggente, invisibile quasi e per questo generalmente poco considerata. Eppure riveste una importanza enorme rispetto al modo in cui affrontiamo la vita”.