Negli USA è stato pubblicato un libro molto interessante dal titolo “Give and Take”, scritto da Adam Grant, un giovane e talentuoso professore universitario, che dà una risposta molto interessante alla domanda posta nel titolo.
 
In estrema sintesi la risposta di Grant alla domanda se la generosità e l’altruismo premiano nel lavoro avrebbe un:
 
SI
 
ed un
 
MA.
 
Nel suo libro Grant parte dal presupposto che
uno dei fattori che determina il livello personale di successo nel lavoro è legato al modo in cui la singola persona si pone in relazione agli altri.
In particolare Grant evidenzia tre diversi stili di relazione, meglio definibili come stili di reciprocità, ognuno dei quali ha i suoi vantaggi e svantaggi.
 
Questi tre modi di stare in relazione con gli altri sono stati etichettati da Grant in:
 
GIVERS (che personalmente traduco in GENEROSI): è lo stile di chi aiuta gli altri senza aspettarsi nulla in cambio. Le persone che hanno questo stile dimostrano attenzione ai bisogni degli altri e cercano di capire cosa possono fare per loro. I “generosi” considerano il successo nel lavoro come un fatto individuale che però consente loro di generare un impatto positivo sugli altri.
 
MATCHERS (che personalmente traduco in CALCOLATORI): è lo stile di chi aiuta solo quelli che possono dargli qualcosa altro in cambio. Le persone che hanno questo stile sono brave nel valutare il peso di quello che danno e di quello che ricevono e cercano di assicurarsi che vi sia un buon equilibrio. I “calcolatori” considerano il successo nel lavoro come qualcosa che viene essenzialmente dimostrato dal riconoscimento da parte degli altri.
 
TAKERS (che personalmente traduco in EGOISTI): è lo stile di chi cerca in tutti i modi di prendere dagli altri più di quello che dà. Le persone che hanno questo stile stimano che i propri interessi vadano sempre prima dei bisogni degli altri. Gli “egoisti” considerano il successo nel lavoro come qualcosa che li rende superiori agli altri.
 
La suddivisione proposta da Grant non ha in alcun modo un valore moralistico ed anche le mie traduzioni alla terminologia inglese non mirano a sollecitare alcun giudizio.
 
Peraltro lo stesso Grant sottolinea il fatto che ogni persona tende a mettere in campo una combinatoria di stili diversi, sebbene ce ne sia sempre solo uno che si dimostra nel tempo prevalente sugli altri e che può incidere sui risultati che quella persona ottiene nel lavoro.
Vale anche il fatto che una persona possa avere stili di relazione diversi quando si colloca nella sua dimensione privata rispetto a quella professionale e che sul lavoro, con il passare degli anni, finiamo tutti con il diventare dei “calcolatori” dando agli altri in funzione di quello che abbiamo ricevuto.
 
Quello che Grant rileva nel suo libro, raccontando anche decine di esempi concreti e riportando i dati di numerosi studi scientifici, è che:
 
  • le persone con lo stile prevalente dei “generosi” sono quelle che conquistano sia le posizioni migliori nel lavoro, ma anche quelle che possono posizionarsi nei livelli più bassi in termini di soddisfazione e riconoscimento;
 
  • le persone con lo stile prevalente dei “calcolatori” e degli “egoisti” sono quelle che rimangono, generalmente, nelle posizioni intermedie.
 
Ovviamente lo stesso Grant ammette che vi sono diverse eccezioni, ma sostiene che statisticamente queste sue conclusioni sono provate, e spiega anche cosa rende una persona “generosa” un potenziale vincitore o un perdente nel lavoro, oppure più semplicemente una persona con un livello di soddisfazione e di riconoscimento superiore alla media o una persona con un livello di frustrazione e di stress superiore alla media.
 
Cosa distingue i “generosi efficaci” dai “generosi inefficaci”?
 
Secondo Grant lo stile altruistico premiante è legato alla capacità della persona generosa di:
 
  • gestire bene il proprio tempo: ad esempio essendo capace di distinguere, difendere e tenere separato il tempo che riserva per sé e per il proprio lavoro ed il tempo che riserva per gli altri. Essere generosi non vuol dire in automatico essere sempre disponibili e reperibili per gli altri: occorre autorizzarsi anche di poter dire "no" oppure “non adesso”, di rimandare la richiesta di aiuto ad un altro momento, di spegnere il proprio telefono, di non rispondere immediatamente ad una mail, se tutto questo rischia di compromettere quello che di importante si sta facendo. Nella realtà, invece, si tende spesso a stereotipare le persone sempre disponibili come generose e quelle indisponibili come egoiste, ma non è proprio sempre così;
 
  • valutare la richiesta di aiuto: ad esempio essendo capace di non cadere nella trappola di richieste generiche di aiuto e di valutare se si può effettivamente essere la persona più idonea a dare aiuto. Essere generosi non vuol dire essere capaci di soddisfare ogni richiesta e partire con il tentativo di aiutare qualcuno senza aver prima fatto alcune domande per capire meglio che tipo di aiuto si aspetta l’altra persona ed anche quali sono le competenze più adatte, essendo anche disponibili ad indicare altre persone più idonee per quel tipo di richiesta senza per questo temere di minare la propria dimostrazione di generosità;
 
  • avere chiare quali sono le proprie priorità e rispettarle: ad esempio chiarendo e comunicando anche agli altri quello su cui si sta lavorando e chiedendo anche agli altri un contributo per rispettare queste priorità. Essere generosi non vuol dire che i bisogni degli altri vengono sempre prima dei propri, ma vuol dire riuscire a tenere insieme i propri interessi e quelli degli altri e a non vederli come antagonisti (come fanno ad esempio gli “egoisti) o come interdipendenti (come fanno ad esempio i “calcolatori”);
 
  • saper anche chiedere aiuto agli altri, oltre che a darlo: ad esempio dichiarando e facendo vedere agli altri anche le proprie difficoltà, debolezze, dubbi e cercando di capire come gli altri possano essere di aiuto. Essere generosi non vuol dire pensare di dover fare tutto da soli e vedere gli altri solo come persone da aiutare e non come persone che possono anche dare un aiuto. Peraltro questo riconoscimento implica anche la capacità dei generosi efficaci di vedere in ogni persona un potenziale di generosità e di altruismo ed anche la capacità di riuscire ad attivare questo stesso potenziale chiedendo loro un aiuto;
 
  • capire ed utilizzare la differenza tra prendere e ricevere: ad esempio essendo capaci di riconoscere le persone che sono interessate solo a prendere qualcosa di utile per sé, dalle persone che sono consapevoli che stanno ricevendo qualcosa che ha un valore e che si porranno, in futuro, l’obiettivo di ricambiare in qualche modo il favore. Essere generosi non vuol dire dare incondizionatamente anche a chi è solo preoccupato di ottenere un risultato per sé e pensa quasi che tutto gli sia dovuto. Essere generosi vuol dire fare qualcosa senza aspettarsi necessariamente una ricompensa che arrivi direttamente in cambio, ma vuol dire anche alimentare nel destinatario dell’aiuto un sentimento di reciprocità che potrà portare qualcosa di utile, in futuro, anche ad altri;
 
  • adattarsi progressivamente alle situazioni per evitare l’effetto “zerbino” e riconoscere gli approfittatori: ad esempio modulando la propria disponibilità ed il proprio contributo in funzione di come si comporta in concreto il destinatario dell’aiuto. Essere generosi non vuol dire continuare ad aiutare gli altri anche quando dimostrano di essere degli approfittatori, ma implica anche la capacità di far vedere alle persone che chiedono aiuto di dover e poter contribuire anche loro a risolvere i problemi per cui stanno chiedendo un aiuto.
 
In sostanza
i “generosi efficaci” sono quelli che non esprimono la loro generosità con il pilota automatico incorporato
non hanno l’obiettivo di essere sempre disponibili e carini con gli altri, bensì cercano di capire come possono essere di utilità per gli altri, ma avendo anche il coraggio di stabilire delle condizioni in modo da rendere questo aiuto sostenibile per se stessi e per gli altri.
 
Quello che distingue davvero un generoso efficace dai calcolatori e dagli egoisti è la autentica disponibilità e motivazione a dare un aiuto senza aver pensato a cosa ottenere direttamente in cambio ed a quando ottenerlo.
 
Quello che distingue davvero un generoso efficace da un generoso non efficace è la capacità di tenere insieme i propri interessi con quelli degli altri e di lavorare per supportare e rispettare entrambi i livelli.
 
Molto spesso nel lavoro tendiamo a sottovalutare il potere della generosità, il libro di Grant dimostra il contrario, ma riesce anche a sfatare tanti miti e stereotipi di stampo buonista sul tema della generosità.
Quale è il tuo quoziente di generosità?
Se vuoi scoprirlo potresti provare a fare un test in inglese andando al sito
 
www.giveandtake.com