Lavorare vuol dire necessariamente avere delle relazioni con gli altri, che siano clienti, soci, colleghi, capi. Dalla qualità di queste relazioni dipende fortemente anche la qualità della nostra vita lavorativa, sia in termini di risultati, che di livello complessivo di benessere e soddisfazione.
 
Stare in relazione con gli altri vuol dire anche coltivare, più o meno consapevolmente, il desiderio di essere riconosciuti ed apprezzati dagli altri per quello che facciamo, di sapere che il nostro lavoro ha un valore, una importanza, un senso per gli altri.
Ci sono diversi studi che dimostrano che uno dei motivi principali di insoddisfazione delle persone al lavoro è proprio legato al fatto di non sentirsi riconosciuti, valorizzati ed apprezzati nel proprio lavoro.
 
D’altra parte è anche vero che, sebbene ognuno di noi abbia questo desiderio di essere apprezzato,
dedichiamo in media poco tempo ad esprimere il nostro personale riconoscimento verso quello che gli altri fanno per noi al lavoro, a dire “grazie” agli altri.
Ognuno sembra aspettare che sia l’altro a fare la prima mossa di ringraziamento ed in questo modo il risultato che spesso si produce è proprio la mancanza generalizzata di manifestazioni di gratitudine.
 
La parola gratitudine viene nominata sempre più spesso e viene considerata da molti uno degli ingredienti fondamentali per vivere bene. Dapprima confinata ad ambiti direi più religiosi o spirituali, oggi la gratitudine viene studiata nelle principali università di tutto il mondo anche da psicologi e studiosi di organizzazione proprio per capire il potere che può avere ai fini della qualità delle collaborazioni nel lavoro.
 
Molti studi scientifici sembrano attestare che coltivare e manifestare agli altri un senso di gratitudine conferisce il potere di riuscire a rafforzare i legami organizzativi, il senso di appartenenza e lo spirito di collaborazione.
In sostanza la parola “grazie” può dare ad ognuno il potere di condizionare positivamente il clima di lavoro.
La gratitudine, peraltro, potrebbe essere definito come uno dei “giochi a somma positiva”, cioè dei giochi in cui tutti vincono. Vince chi esprime gratitudine, perché sembra dimostrato che provare un sentimento di gratitudine faccia sentire bene, e vince chi riceve l’attestazione di gratitudine, perché si sente utile, riconosciuto ed apprezzato e rafforza in questo modo anche la sua autostima.
 
La gratitudine fa provare emozioni positive ed aiuta le persone a rafforzare le relazioni e ad affrontare meglio le difficoltà limitando i conflitti con gli altri. Peraltro, sempre studi scientifici attestano che dimostrare gratitudine stimola nelle persone una maggiore e più forte disponibilità generalizzata verso gli altri e non solo verso chi ha espresso personalmente il ringraziamento.
Ma cosa ci vuole affinché la parola “grazie” sia davvero una espressione potente di gratitudine?
Ovviamente la prima risposta è che non basta solo dire: “grazie”.
 
Se, infatti, utilizziamo questa parola solo come forma di cortesia e di buona educazione, possiamo stare certi che il nostro “grazie” non eserciterà alcun influsso benefico sugli altri.
Perché la parola “grazie” assuma un potere positivo è necessario che sia un grazie sincero ed argomentato e non un grazie formale e generico.
E’ molto diverso dire: “ti ringrazio perché, con l’impegno e le idee che hai messo oggi nel lavoro, siamo riusciti a scrivere una buona offerta che il cliente apprezzerà sicuramente e questo mi rende molto soddisfatto del nostro modo di lavorare insieme” dal dire “grazie, ci vediamo domani”.
 
Ricevere un “grazie” argomentato (un grazie perché…) procura decisamente una maggiore soddisfazione perché la persona capisce che il ringraziamento è davvero correlato a qualcosa che ha fatto bene e si sente riconosciuta nella sua unicità e specificità.
 
In sostanza esprimo sincera gratitudine quando riconosco ad una singola persona (o ad un gruppo) che quello che ha fatto e come lo ha fatto:
 
  • ha un valore importante per me e mi fa stare meglio perché ha prodotto un impatto positivo sul mio lavoro;
  • lo considero non scontato o non dovuto, in quanto va oltre il livello di impegno ed attese standard che avevo nei confronti di quella persona o di quel gruppo.
 
Ovviamente esprimere un ringraziamento in questa maniera è più impegnativo del dire un semplice “grazie”. Occorre pensarci un po’, riflettere su quello che di specifico si vuole dire all’altra persona, ma può essere davvero un buon investimento di tempo e sarebbe interessante provare a fare qualche esperimento in questo senso.
 
Anche il senso di gratitudine è una competenza che si può coltivare ed allenare nel tempo e ci sono diversi suggerimenti su come farlo dedicando anche solo qualche minuto della nostra giornata lavorativa proprio alla gratitudine.
 
 
FAI UNA LISTA
Un primo passo può essere quello di fare una lista di persone e cose che ci fanno provare un sentimento di gratitudine rispetto al nostro lavoro perché riconosciamo che quello che facciamo ed i risultati che otteniamo dipendono, direttamente o indirettamente, anche da loro.
Nella mia lista, ad esempio, ci sono alcuni colleghi di lavoro che mi hanno supportato in momenti difficili, alcuni mentori che mi hanno dato nuovi stimoli, alcuni libri che mi hanno fatto nascere la voglia di sviluppare nuove competenze, la mia università che mi ha dato alcune conoscenze di base e mi ha fatto nascere l’interesse per le materie di cui mi occupo, alcune aziende che mi hanno dato fiducia con incarichi di rilievo, e così via.
Creare una lista del genere ed arricchirla periodicamente può essere già un buon investimento di tempo per sviluppare un senso interiore di gratitudine e provare immediatamente anche un senso di sollievo per quello che si è avuto e si ha.
 
 
FAI UN RINGRAZIAMENTO
Un secondo passo può essere quello di decidere di ringraziare realmente qualcuno che abbiamo inserito nella nostra lista pensando anche a come formulare ed esprimere questo ringraziamento, con quali parole e con quali modalità, ad esempio con un incontro, una telefonata, una mail.
Anche in questo caso può essere interessante provare a dedicare un po’ di tempo per preparare un buon ringraziamento e poi vedere e sentire l’effetto che fa su di sé e sull’altro, o gli altri, destinatari del “grazie”.
Vale come forma di ringraziamento anche il riportare alla persona un complimento o un ringraziamento fatto da altri (ad esempio: “il cliente mi ha detto che ha trovato la nostra offerta molto interessante), così come condividere con il proprio gruppo un riconoscimento ottenuto da una singola persona, magari perché è il capo o perché è la persona che ha presentato materialmente un lavoro ad altri che lo hanno apprezzato (ad esempio: “ il cliente mi ha detto che i prodotti che abbiamo spedito erano impeccabili e per me questo è un risultato che è dipeso dall’impegno di tutti voi”).
 
 
Provare questi esercizi di gratitudine permette anche di essere più consapevoli di quello che abbiamo, di dare le cose meno per scontate e di sperimentare che possiamo sentirci bene anche concentrandoci ed apprezzando quello che abbiamo già invece di trasferire la nostra idea di benessere solo sul futuro e su qualcosa che ancora non abbiamo (in questo modo si potrebbe essere felici ed aver voglia di “cantare sotto la pioggia e nonostante la pioggia”… come ci racconta la foto che abbiamo scelto per questo articolo).
 
E’ importante darsi delle sfide di miglioramento, e pensare al futuro, ma è altrettanto importante riconoscere ed apprezzare quello che si ha nel tempo presente, i punti di forza e quello che di buono si è già riusciti a fare, da soli e con l’aiuto di altri.
 
Ad un livello più generale c’è chi sostiene che la gratitudine è una via di accesso alla felicità, quindi le persone grate sono anche quelle più felici, mentre non vale sempre il contrario, cioè che occorre essere prima felici per poi dimostrare gratitudine.
Per chi fosse interessato al ruolo più generale che può avere la gratitudine sulla nostra vita c’è una bellissima conferenza TED tenuta da David Steindl Rast che, in quindici minuti, riesce ad essere molto convincente sull’importanza di sviluppare l’arte della gratitudine e sul ruolo che può avere sulla nostra felicità.
 
Ovviamente la gratitudine non è la panacea di tutti i mali, ma è una forma importante di mutuo rispetto e può esercitare davvero un potere rilevante su noi stessi e sugli altri. Di certo se ognuno esprimesse maggiore gratitudine nel lavoro ci sarebbe un beneficio per tutti.
 
E TU:
 
Cosa potresti fare per rendere la gratitudine una piccola abitudine quotidiana nel tuo lavoro?
 
In quali modi esprimi la tua gratitudine per gli altri al lavoro?
 
A chi ti piacerebbe dire grazie nel tuo lavoro?
 
“Esprimere gratitudine è piacevole e comportarsi da persona grata è una forma di generosità”.