Mai come in questi tempi l’esercizio della gratitudine può essere di aiuto a tutti noi per affrontare un momento così complesso come quello che ci sta imponendo il coronavirus.
Certo, può sembrare indubbiamente un esercizio retorico, e me ne scuso, ma ne parlo essenzialmente per due ragioni:
 
  • la prima è che, molto spesso, quando mi trovo a parlare con la stragrande maggioranza delle persone che lamentano problemi di lavoro mi permetto di ricordare loro che la maggioranza di noi non si occupa di questioni di “vita o di morte”; non siamo noi i medici e gli infermieri ed il personale tutto che oggi si trova, ad esempio, in trincea nella guerra contro il coronavirus, mentre tendiamo, spesso, a drammatizzare molte questioni che riguardano il nostro lavoro senza prendere quella giusta distanza che molti di noi, a differenza di quelli che ho citato prima, si possono permettere;
  • la seconda è che sono pronta a scommettere che tante persone, idealmente, trovano normale, scontato, di buon senso dire grazie, ma poi non lo fanno con quella continuità e con quella sincerità che invece richiederebbe un reale esercizio di gratitudine per sortire effetti benefici in termini di sviluppo di una seria intelligenza emotiva e sociale.
Per queste due ragioni noi di Working room ci sentiamo di dire GRAZIE:
 
  • a tutto il personale medico che è in trincea in questo momento e che sta combattendo per noi la battaglia contro il coronavirus. Ne conosciamo molti, direttamente ed indirettamente, e sappiamo dei loro turni massacranti, dei timori che hanno, ma anche della adrenalina che li spinge ad andare avanti. Sono persone che dimostrano quanto il senso del dovere e di responsabilità verso la collettività vada oltre ogni altra motivazione per fare bene e con coraggio il proprio lavoro;
 
  • a tutti coloro che stanno continuando a lavorare, nei negozi che vendono beni di prima necessità, nelle farmacie, ed in tutti i servizi ed aziende che stanno proseguendo nelle loro attività. Nei loro confronti va l’auspicio che la loro salute venga tutelata e sappiamo quanti sforzi stanno facendo per lavorare “come se nulla fosse”;
 
  • a tutti quelli che stanno rispettando la regola di stare a casa, se possono farlo, lavorando o non lavorando, dimostrando di avere tanta riserva di pazienza che una quarantena forzata necessariamente impone;
 
  • a tutti quelli che, stando a casa, stanno dimostrando creatività inimmaginabili per strappare un sorriso al prossimo con una canzone, una strimpellata, un sorriso, un tazza di tè condivisa a distanza e chi più ne ha più ne metta;
 
  • a tutti quelli che stanno offrendo un aiuto gratuito alle persone in difficoltà, da chi porta la spesa a chi gliela paga nel silenzio di una donazione;
 
  • a tutti quelli che magari si fanno vincere da un momento di sconforto, di tristezza, di rabbia, ma che poi si rialzano, anche chiedendo aiuto ad altri;
 
  • a tutti quelli che stanno studiando e si stanno impegnando a fare qualcosa di utile per se stessi e per gli altri anche stando a casa;
 
  • a tutti quelli che stanno pensando, con intelligenza e creatività, a cosa si potrà fare del futuro, a come potremo ri-costruire il nostro futuro dopo questa onda anomala che ci ha colpiti tutti;
 
  • a tutti quelli che hanno voglia di combattere, perché anche questo virus si potrà e di dovrà sconfiggere con l’aiuto di tutti.
Come ultimo pensiero ci viene da dire che in questo momento ci sembra che ci sia un’Italia che va a due velocità:
 
  • c’è la velocità ed i ritmi frenetici di tutto il personale ospedaliero che si sta occupando della nostra salute e che combatte per non farci perdere la nostra anima;
  • c’è la lentezza della vita di tutti noi altri, la maggior parte costretti a casa, ed in ogni caso a cui vengono imposti ritmi più lenti perché il coronavirus ha decelerato la vita di tutti noi.
 
C’è una storia africana che racconta sostanzialmente di alcuni portatori che andavano di tutta fretta in giro per la giungla, ma che ad un certo punto si sono fermati, ed alla richiesta di una spiegazione del perché si fossero fermati hanno risposto
“abbiamo avanzato in maniera talmente veloce che abbiamo lasciato indietro le nostre anime. Ora dobbiamo aspettare che ci raggiungano.”
Abbiamo deciso di citare questo racconto perché, nel finire con i nostri ringraziamenti, ci viene da rinnovare il ringraziamento a chi, con la sua velocità, sta salvando l’anima di alcuni di noi, nella lotta contro il coronavirus, ma d’altra parte gli altri, che hanno dovuto rallentare il loro ritmo, forse hanno la possibilità di sfruttare questo tempo “ritrovato” per fare qualcosa di buono per la propria anima e per farle recuperare dei passi perduti.
 
Ed un primo esercizio potrebbe essere, ad esempio, quello di
riflettere su quali sono le persone a cui ognuno di noi può dire grazie rispetto al proprio lavoro
a quello che ha imparato, alla propria carriera e magari avere il tempo di scrivere un messaggio, una mail ben pensata, una telefonata mai fatta prima che, in questi momenti, potrebbero essere dei gesti di vicinanza di grande importanza.
 
GRAZIE!