Per il ciclo di interviste #ILoveMyJob abbiamo incontrato Antonia Fasoli, medico veterinario che si occupa principalmente di bovini. Secondo Antonia, l’amore verso il proprio lavoro aiuta a trasformare ogni difficoltà in un’occasione di crescita e in una sfida da affrontare con grinta ed entusiasmo.

Come spiegheresti il lavoro che fai ad un bambino di 8 anni?

E’ abbastanza semplice da spiegare: il mio lavoro fondamentalmente è quello di curare le mucche quando stanno male, e di cercare di farle stare meglio.

Cosa c’è scritto, o ti piacerebbe fosse scritto, sul tuo biglietto da visita?

Molto semplicemente: medico veterinario. 

Cosa significa per te #ILoveMyJob?

Amare il mio lavoro significa soprattutto avere la fortuna di fare qualcosa che vorrei fare anche se non fosse un lavoro, che mi permette di sentirmi realizzata e che fa parte della mia vita. 
Amo il mio lavoro perché sento che quello che faccio non è solo qualcosa che mi appassiona, ma è una vera missione di vita e sento di essere nata per fare esattamente questo. 
Penso che serva un pizzico di fortuna per riuscire a fare il lavoro che si ama, ma che siano molto più importanti l’impegno e la forza di volontà per non arrendersi mai durante il percorso, che a volte può essere molto difficile. 

E’ stato un colpo di fulmine o un amore che hai scoperto un po’ alla volta?

Sono “figlia d’arte”, nel senso che faccio lo stesso lavoro di mio padre e di conseguenza sono letteralmente nata in questo ambiente. Ero piccolissima quando ho iniziato a vederlo lavorare con le mucche, e ho sempre pensato, fin da quando ho memoria, che da grande avrei voluto fare esattamente lo stesso lavoro. 
Durante l’adolescenza c’è stato un periodo, durato qualche anno, in cui ho messo in discussione questa decisione: mi spaventava la consapevolezza che sarebbe stato un percorso lungo ed impegnativo, e che avrei dovuto allontanarmi dalla mia città per poterlo fare. Ma in realtà, dentro di me, ho sempre saputo che era questo che avrei voluto fare, e questo desiderio mi ha aiutato ad affrontare ogni difficoltà. 

Che marcia in più ti da amare il tuo lavoro?

Il mio è un lavoro in continua evoluzione, non si smette mai di imparare e di vedere cose nuove: per poter essere davvero competenti è necessario continuare ad aggiornarsi, a studiare, ad ingegnarsi per riuscire a risolvere problemi nuovi. Credo che se non amassi il mio lavoro, continuare a studiare e a cercare nuovi approcci a un certo punto potrebbe essere stancante, pesante.
 L’amore verso quello che faccio invece trasforma le difficoltà e gli ostacoli che incontro ogni giorno in una sfida esaltante che voglio affrontare.
Questo mi permette di crescere più velocemente rispetto ad altri colleghi che magari non amano particolarmente quello che fanno. 
L’ambiente in cui lavoro, inoltre, è molto particolare: la maggior parte dei miei clienti sono allevatori, un mestiere duro e faticoso, ma generalmente viene svolto solo da chi ne è davvero appassionato. Credo che molti miei clienti percepiscano in me il loro stesso amore, e che mi scelgano proprio per questo: faccio le cose con passione, e questo è diventato una sorta di “plus” che aggiungo ai miei servizi. 

Qual è una delle attività che più ami del tuo lavoro?

La parte che preferisco in assoluto è avere a che fare con gli animali, che sono qualcosa di vivo, e quindi di imprevedibile e stimolante. Ho la fortuna di vedere da vicino il ciclo della vita, sono a contatto praticamente ogni giorno con l’emozione della nascita. Questo mi aiuta molto ad affrontare anche la mia vita personale, mi dà una prospettiva diversa per gestire i problemi quotidiani.

Qual è una attività che ti piace meno?

Il ciclo della vita comprende anche la morte, di conseguenza spesso ho a che fare con degli animali che non riescono a sopravvivere. Questo è sicuramente uno degli aspetti più difficili da affrontare psicologicamente, a cui non riuscirò mai ad abituarmi.
Un altro aspetto che non amo è il fatto di dover essere disponibile sempre: il mio lavoro richiede costantemente la mia presenza. Se un animale soffre, o se c’è una mucca che sta partorendo, io devo correre, non importa se è un giorno di festa o se è notte fonda. Ci sono momenti in cui mi sembra che esista solo il lavoro e in cui faccio davvero fatica a capire che esisto anch’io!

Qual è il più grande sacrificio che hai dovuto fare in nome dell’amore per il tuo lavoro?

Per poter svolgere questa professione ho lasciato la mia città, le relazioni che avevo, la mia famiglia. Il mio lavoro, soprattutto nei primi anni, ha richiesto un enorme disponibilità di tempo, e non sono riuscita a mantenere i rapporti con gli amici che abitavano lontano. Molti degli amici che avevo prima appartenevano ad ambienti diversi e facevano altri lavori, e proprio per questo mi davano stimoli sempre nuovi. Ora, a causa dell’intensità dell’impegno che mi richiede il lavoro, frequento quasi esclusivamente persone che operano nel mio stesso ambiente, e di certo non posso avere il tipo di stimoli e di scambi che avevo prima. A volte, se guardo indietro, mi sembra di vivere un’altra vita!

Come si comporta chi ama il suo lavoro quando ci sono momenti di tensione, di frustrazione, di difficoltà in genere?

Penso che se quello che faccio mi piacesse meno probabilmente mi arrenderei più facilmente davanti ad alcune difficoltà, mi impegnerei meno di fronte agli ostacoli. Amare quello che faccio mi porta a volermi impegnare al massimo, a voler fare le cose bene, e spesso riesco a risolvere problemi che all’inizio sembravano impossibili. Allo stesso tempo credo che amare ciò che faccio abbia anche un rovescio della medaglia: tendo a farmi coinvolgere emotivamente in ogni aspetto, così quando fallisco o qualcosa va storto soffro molto e me la prendo con me stessa. Paradossalmente, se non amassi quello che faccio, mi arrabbierei meno e riuscirei a farmi scivolare di più le cose addosso!

Hai attraversato mai delle crisi nel tuo rapporto di amore con il lavoro? E se si, come le hai superate?

Si, soprattutto all’inizio: i primi anni sono stati molto duri, avevo paura di non riuscire a sopportare il lavoro sia fisicamente che psicologicamente. Tutto era ancora da costruire e questo mi spaventava, mi sentivo sola e isolata e temevo di non essere abbastanza brava, di non essere adatta a questo lavoro
Tuttora mi capita di attraversare dei momenti di frustrazione, soprattutto quando vedo che nonostante gli sforzi non riesco a raggiungere quello che voglio. Ad esempio, mi sento molto delusa quando, a causa di scarsa consapevolezza e conoscenza, alcuni clienti non accolgono le mie proposte di miglioramento: in quei momenti mi sembra di impegnarmi molto e di ottenere ben poco. Ora che ho più esperienza cerco di superare queste difficoltà concentrandomi nei risultati positivi, prendendo energia positiva dalle cose buone che sono riuscita a fare.  

Secondo te cosa rende difficile amare il proprio lavoro, cosa lo ostacola?

Credo che molte persone vivano il lavoro solamente come un obbligo, un dovere, e non riescono a vederlo come un’opportunità di realizzarsi, di rendere la propria esistenza più completa. 
Vivere il lavoro come un dovere moltiplica le difficoltà e lo stress che ogni lavoro inevitabilmente comporta. 

Ma pensi che sia possibile imparare ad amare il proprio lavoro?

Credo che ogni lavoro abbia un obiettivo, un suo senso. Anche se non si sta facendo il lavoro dei propri sogni penso che provare a focalizzarci su questo obiettivo potrebbe aiutare molto a trovare soddisfazione dal proprio lavoro, aiuterebbe a capire che il nostro contributo è importante per riuscire a raggiungerlo.

Hai una frase motto, o una parola, che ti ispira per continuare ad amare il tuo lavoro?

Ce ne sono diverse in realtà. Nei momenti di frustrazione mi piace pensare ad alcune frasi di Maria Teresa di Calcutta, che mi aiutano a non mollare: 
“Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo: non importa, costruisci.
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici: non importa, fa il bene”

Hai un rituale nella tua giornata lavorativa con cui nutri il tuo amore per il lavoro?

Non so se posso definirlo un rituale, ma nei momenti in cui mi sento davvero molto stanca mi soffermo un attimo a vedere un animale che sta bene grazie a me, o un vitellino che ho fatto nascere, e mi dico: ce la posso fare! 

Conosci più persone che amano il proprio lavoro o che lo detestano?

Vivo in un ambiente molto particolare, come dicevo prima, in cui per fortuna molte persone svolgono il proprio lavoro perché spinte dalla passione, e per questo mi sento molto fortunata. Allo stesso tempo però molte persone attorno a me si lamentano e sostengono di non avere più voglia di continuare, di essere stanche del proprio lavoro. Penso che svolgere lo stesso lavoro da molti anni, allo stesso identico modo, possa portare a perdere la passione iniziale; per questo credo sia importante continuare a cercare nuovi stimoli. 

Che consiglio daresti ad un giovane per imparare ad amare il proprio lavoro?

Di dare sempre il 100%, di impegnarsi al massimo qualsiasi lavoro stia facendo, perché solo così potrà avere soddisfazione. Ma di ricordarsi che esiste anche la dimensione personale e quindi che è importante riuscire a staccare ogni tanto!