L’espressione “intelligenza emotiva” è diventata molto comune nel nostro parlare quotidiano sebbene il significato che le attribuiamo è spesso molto semplicistico o travisato.
 
Peraltro, come confermato da diversi studi,
le persone tendono a sopravvalutarsi rispetto al proprio livello di intelligenza emotiva
si considerano molto positivamente, ad esempio, coloro che si reputano socievoli; quelli che credono di essere comprensivi, gentili, tolleranti rispetto agli altri; quelli che hanno il coraggio di parlare delle proprie emozioni così come le persone definite genericamente “sensibili”, oppure chi pratica la meditazione.
 
In realtà, partendo da quello che vedo e sento ogni giorno negli ambienti di lavoro, ritengo che la maggior parte delle persone abbia ancora ampi spazi di miglioramento rispetto ad un vasto set di competenze, atteggiamenti, convinzioni, comportamenti che danno sostanza al concetto ed alla pratica dell’intelligenza emotiva.
Credo anche che la maggior parte dei conflitti, delle difficoltà relazionali, delle tensioni che ognuno di noi vive nel proprio ambiente di lavoro sia da imputare ad una mancanza, o debolezza, a livello di intelligenza emotiva messa in campo dai vari interlocutori.
 
Ci sono poi altri studi che sembrano dimostrare che
le persone che posseggono un elevato livello di intelligenza emotiva sono anche quelle che hanno maggior successo nel proprio lavoro
intendendo per successo non tanto, e non solo, dei riconoscimenti a livello di titoli, potere, stipendio quanto a livello di complessivo benessere psico-fisico e di rapporto positivo e costruttivo con il proprio lavoro.
 
Tutti questi motivi credo che rendano molto importante un lavoro, da parte di tutti, nello sviluppo costante della propria intelligenza emotiva.
 
Che cosa significa avere un buon livello di intelligenza emotiva?

Prima di scoprirlo, è utile saperne un po’ di più sull'intelligenza emotiva.

Intelligenza emotiva: alcune informazioni utili.

  • in linea generale per intelligenza emotiva si intende l’abilità di identificare e di gestire le proprie emozioni e quelle altrui;
  • il concetto di intelligenza emotiva si è diffuso grazie al lavoro di Daniel Goleman, uno psicologo di Harvard che, a partire dal 1995, ha evidenziato l’importanza di questa competenza per la gestione del proprio lavoro, del proprio successo e del proprio livello di soddisfazione;
  • Goleman ha spiegato che l’intelligenza emotiva è una combinazione di tratti caratteriali, ha un’origine ereditaria, è influenzata dalle esperienze infantili ed è abbastanza stabile nel tempo;
  • Goleman è anche un profondo sostenitore del fatto che le persone che “nascono” e crescono con un basso livello di intelligenza emotiva possono sviluppare questo tipo di competenza nel tempo se sono disposte a metterci un certo impegno credendo che sia davvero una competenza centrale;
  • ogni persona ha sicuramente qualcuno degli elementi che compongono l’intelligenza emotiva, ma ne avrà diversi da sviluppare e potenziare;
  • quanto più alto è il livello di intelligenza emotiva che riusciamo a raggiungere, tanto maggiore sarà il nostro livello di benessere nonché la nostra resilienza e la capacità, quindi, di affrontare positivamente le inevitabili difficoltà che la vita lavorativa ci impone.
 
Per Goleman:
“L’intelligenza emotiva include l’autocontrollo, l’entusiasmo e la perseveranza, nonché la capacità di auto-motivarsi”

I 5 pilastri dell'intelligenza emotiva secondo Goleman:

  1. l’autoconsapevolezza (self awareness): capacità di riconoscere le proprie emozioni, i propri punti di forza e di debolezza, i propri valori e le proprie convinzioni e di capire che impatto hanno sulla propria vita e sull’interazione che si ha con gli altri;
  2. l’autocontrollo (self management): capacità di controllare i propri impulsi o atteggiamenti distruttivi;
  3. l’auto motivazione (motivation): capacità di darsi degli obiettivi che hanno un importante e reale valore intrinseco per la persona;
  4. empatia (empathy): capacità di riconoscere e considerare i sentimenti e le emozioni degli altri soprattutto quando occorre comunicare qualcosa o prendere delle decisioni;
  5. la gestione delle relazioni (social skills): capacità di gestire le relazioni per andare verso obiettivi desiderati comuni.
 
Ma cosa fanno, in concreto, le persone che hanno un buon livello di intelligenza emotiva?
Quali sono le cose che possiamo osservare per capire, rispetto a noi stessi ed agli altri, in quali ambiti dell’intelligenza emotiva siamo più forti e quali dovremmo potenziare?

Cosa fanno le persone particolarmente brillanti a livello di intelligenza emotiva:

  • sanno controllarsi, hanno sangue freddo, sono in grado di frenare la loro impulsività, pensano prima di agire: ad esempio non mandano impulsivamente mail di cui poi si pentiranno, o di cui dovranno scusarsi, non trascendono in parole o toni aggressivi, non piombano negli uffici altrui drammatizzando un problema, non reagiscono scappando dalle situazioni, contano davvero fino a 10 prima di parlare;
  • sanno come calmarsi in situazioni stressanti o ansiogene: ad esempio chiedono una pausa durante una riunione se sentono montare la rabbia, tengono a portata di mano una bottiglietta di acqua per interrompersi nel parlare ed avere qualche secondo per pensare meglio a cosa dire, si prendono dei momenti di pausa e li utilizzano per fare qualcosa che li fa stare bene, respirano in modalità profonda per calmare la tensione;
  • sanno dire di “no” quando non si sentono competenti o quando hanno troppo lavoro da fare ed hanno il coraggio di motivare ed argomentare il proprio no senza avere la paura di essere valutati negativamente;
  • sono in grado di esprimere i propri sentimenti in maniera specifica e pensano che anche le emozioni negative, come la rabbia e la frustrazione, possano essere utilizzate in maniera costruttiva se si ha il coraggio di dichiararle;
  • ammettono di provare anche emozioni negative e riescono a parlarne con gli altri senza incolparli di averle provocate e senza rigettare sugli altri la responsabilità di rimuoverle;
  • hanno il coraggio di esprimere la propria opinione anche se questo vuol dire dichiarare di non essere d’accordo con altri, ma lo fanno con calma, senza aggressività o senso di rivendicazione ed accettando anche il contraddittorio;
  • sono davvero interessate a quello che pensano e dicono gli altri, sanno ascoltare ed evitano di interromperli quando parlano perché sono consapevoli che quando una persona interrompe l’altra quasi sempre vuol dire che: non è interessata ad ascoltare, pensa che il proprio punto di vista sia quello più giusto, ha paura che l’altra persona prenda il sopravvento, teme di dimenticare quello che vorrebbe dire;
  • accettano e spesso sollecitano le conversazioni difficili: ad esempio chiedono al proprio capo perché non li sta coinvolgendo in un determinato progetto oppure danno un feedback critico ad un collega rispetto al modo di lavorare oppure dichiarano apertamente di non sentirsi apprezzati e spiegano cosa si aspetterebbero dagli altri;
  • si danno degli obiettivi di medio-lungo periodo, mantengono la concentrazione e la determinazione sugli stessi anche nei momenti difficili ed utilizzano proprio l’obiettivo come fonte primaria della propria motivazione;
  • accettano e ritengono importante andare incontro a nuove sfide;
  • riconoscono la centralità e l’importanza di tutte le competenze relazionali (le competenze soft);
  • si focalizzano più sulle opportunità che sulle minacce, non nel senso che non le vedono, ma nel senso che non si lasciano spaventare mantenendo un atteggiamento complessivamente ottimista e fiducioso;
  • ritengono che dietro ogni gesto, comportamento, pensiero di ogni persona ci sia sempre una motivazione valida che va trovata ed indagata e difficilmente prendono le cose sul personale;
  • dimostrano flessibilità quando le situazioni cambiano inaspettatamente;
  • sono consapevoli che esiste sempre una distanza tra quello che una persona dice e quello che l’altra persona capisce e che dentro questa distanza ci possono essere tante incomprensioni che è meglio chiarire: ad esempio riconoscono che anche una semplice frase del tipo “non capisco qual è il problema” può essere intesa dall’altra persona nel senso di “credo che ti stia facendo problemi inutili” oppure “non mi interessa che questo sia un problema per te”;
  • non si sorprendono quando una persona esprime dei sentimenti forti (piange, si dichiara irritata, confusa, diventa rossa, etc.) perché comprendono che i sentimenti giocano un ruolo importante nella vita di tutti noi;
  • non vanno alla ricerca di colpevoli da accusare quando ci sono dei problemi, ma vanno alla ricerca di motivazioni su cui ragionare insieme ad altri;
  • non provano rancore o senso di vendetta nei confronti degli altri;
  • non proiettano sugli altri i propri ideali, le proprie paure, i propri giudizi, le proprie attese;
  • non hanno paura di dimostrarsi umili.
 
Dopo aver letto questa lista di caratteristiche prova ad inviduare quelle in cui ti senti più forte e quelle n cui ti senti più debole: che cosa potresti fare per allenarti?

Possedere sul serio un buon livello di intelligenza emotiva è una sfida per tutti, ma vale la pena provarci per il nostro benessere e per quello degli altri!