In una delle prime case in cui ho vissuto all’inizio della mia vita lavorativa avevo chiesto ad un’amica di scrivere in grande, su uno dei muri di casa, questo brano tratto dal libro “Tre Cavalli” (Feltrinelli editore) scritto da Erri de Luca:
 
“Gli alberi hanno bisogno di due cose: sostanza sotto terra e bellezza fuori.
Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza.
Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami.
La macchina che spinge linfa in alto è bellezza, perché solo la bellezza in natura contraddice la gravità”.

Quando ero più giovane le parole che mi avevano più attratto di questo brano sono state: sostanza, bellezza, eleganza e, soprattutto, traguardo di stelle e cercavo di averle sempre ben in mente pensando alla mia vita professionale.
La sostanza erano fondamentalmente le competenze che ho sempre pensato di dover costantemente sviluppare ed allenare.
Il traguardo di stelle erano gli obiettivi sfidanti che ho sempre ritenuto essenziale avere ben chiari.
Verso i concetti di bellezza e di eleganza, invece, provavo solo una grande attrazione anche se ero meno capace di tradurli in qualcosa di concreto rispetto al mio lavoro.
 
Con il tempo, grazie agli incontri, agli errori, ai problemi, alle osservazioni e riflessioni su me stessa e sugli altri, sono riuscita a dare un significato personale più chiaro anche ai concetti di bellezza e di eleganza ed oggi ritengo che siano due elementi davvero essenziali per l’arte di lavorare.
 
Innanzitutto 
sono riuscita a mettere a fuoco che sia la bellezza che l’eleganza possono essere considerati dei grandi contenitori di significati possibili e di stimoli per il lavoro, e possono rappresentare degli importanti punti fermi per riuscire ad affrontare gli inevitabili problemi di cui è costellata ogni vita lavorativa.
Oggi per me le parole bellezza ed eleganza evocano, rispetto al lavoro, l’importanza di tante piccole e grandi cose:
 
  • la cura del luogo di lavoro per stare in un ambiente il più possibile confortevole (la bellezza può essere nascosta nella pulizia, in un piccolo fiore o una bella foto da tenere sulla scrivania, nella luce, nel calore, in un profumo da tenere vicino, etc.);
  • l’energia che nasce dalla motivazione, dalla passione, dal senso di fare qualcosa di positivo e di utile, dalla voglia di accogliere delle sfide e di imparare qualcosa di nuovo;
  • la forza che traiamo dal riuscire a collaborare con gli altri, anche con chi è diverso da noi, costruendo alleanze e solidarietà e riconoscendo che nessun risultato importante si raggiunge da soli;
  • il dare e ricevere un aiuto spontaneo in un momento di difficoltà;
  • il concedersi il lusso di sorridere, di alleggerire, di sdrammatizzare le situazioni, di prendersi delle pause;
  • il rispetto degli altri, del loro lavoro, dei loro sentimenti, delle loro emozioni, dei loro errori e dei loro limiti;
  • lo scegliere con cura le parole ed il tono con cui dirle;
  • la voglia di condividere i propri successi con gli altri e di riconoscere il loro contributo;
  • la capacità di chiedere scusa quando necessario.
 
 
Suona tutto troppo “buonista”? Forse si, ma c’è anche da dire che la radice etimologica della parola “bello” rimanda proprio ad un diminutivo della parola “buono” e personalmente penso che tutto questo non faccia male nei luoghi di lavoro, perennemente attraversati da problemi, malumori, conflitti, frustrazioni, difficoltà.
Domandarsi, ogni giorno, cosa possiamo fare per introdurre bellezza ed eleganza nel nostro lavoro così da contrastare, riprendendo la frase di Erri de Luca, la forza di gravità che tende a buttarci giù potrebbe essere uno dei modi per migliorare la qualità della propria vita lavorativa e di quella degli altri.
Dostoevskij, in un suo celebre romanzo, ha scritto “la bellezza salverà il mondo” e chiedo perdono per l’uso, forse improprio, di questa citazione, ma sono convinta che la bellezza può salvare anche il mondo del lavoro se riusciamo ad interpretarla in maniera ampia ed a tradurla in gesti concreti ogni giorno, e forse le donne, su questo, possono dare un grande contributo!