Qualunque tipo di lavoro ci mette sempre alla prova rispetto alla nostra capacità di lavorare con gli altri, che siano capi, colleghi, collaboratori, clienti, soci, fornitori, e la qualità del nostro lavoro, e dei risultati che raggiungiamo, dipende fortemente dalla qualità della collaborazione che riusciamo ad attivare con gli altri.

D’altra parte gli altri rappresentano, nel bene e nel male, il diverso da noi e non sempre questa diversità ci piace o ci può essere congeniale.
Molto spesso dobbiamo lavorare insieme a persone che non abbiamo scelto e verso cui potremmo anche non provare un grande feeling o addirittura che potrebbero attivarci emozioni e sentimenti negativi. A volte, al contrario, ci troviamo a lavorare con persone che ci piacciono molto, ma proprio per questo motivo magari non riusciamo ad avere il distacco e la giusta distanza che ogni collaborazione esige e poi ne paghiamo le conseguenze, soprattutto a livello di implicazioni emotive. In tutti questi casi non è semplice riuscire ad attivare lo spirito di collaborazione necessario per poter lavorare bene con gli altri. 
In fondo la maggior parte dei problemi che viviamo ogni giorno e che percepiamo come più pesanti sono quelli che hanno a che fare con la collaborazione o meglio la “non collaborazione” non gli altri:
toni arroganti o sgarbati; errori; conflitti; dispetti; rimbalzo di responsabilità; colpevolizzazioni; mancato passaggio di informazioni, etc.

Cosa vuol dire lavorare meglio con gli altri?

Vuol dire dire riuscire a superare questo tipo di problemi e a produrre dei risultati migliori proprio attraverso la collaborazione, nonostante le difficoltà, le diversità di situazioni che possiamo incontrare.
 
In gioco ci sono le nostre competenze relazionali, che sono competenze importanti, ma anche insidiose, perché mettono alla prova il nostro rapporto con le emozioni e quest’ultimo è necessariamente un rapporto instabile e vario come lo sono sempre i nostri sentimenti ed emozioni.
 
Per sviluppare e tenere in allenamento le competenze relazionali e riuscire, quindi, a migliorare il nostro spirito di collaborazione e a lavorare meglio con gli altri ti consigliamo di:

1. Diventare il campione del primo passo

Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando ci sono problemi di collaborazione, una delle difficoltà maggiori è di fare il primo passo verso l’altro. Ognuno rimane sulle sue posizioni e si azzera la comunicazione o la si affida ad improbabili mail. Su questo non c’è orgoglio che tenga. Il focus dovrebbe essere sulla soluzione di problemi e sul lavorare insieme. Quindi non sbaglia mai chi fa il primo passo verso l’altro.
Fai il primo passo anche quando non hai chiaro qualcosa, quando ti serve una informazione, quando hai bisogno di un aiuto.
Se tutti diventassimo esperti “del primo passo” molte questioni si affronterebbero più rapidamente e chiaramente e tutte le collaborazioni ne trarrebbero grandi benefici.

2. Dare e chiedere feedback

Uno dei maggiori problemi che si riscontrano nelle collaborazioni è la difficoltà a parlarsi chiaramente e con continuità ed a scambiarsi dei feedback. Per feedback intendiamo un discorso in cui si presentano alcune osservazioni, fondate e circostanziate su situazioni specifiche, che possono aiutare l’interlocutore ad essere più consapevole, ad esempio, su come ha agito, su quello che è accaduto, sui risultati che ha prodotto, sulla differenza tra quello che era stato detto e quello che è stato realizzato.
Il feedback può essere positivo, quando l’osservazione mira a sottolineare un comportamento, un’azione ed un risultato positivi, o negativo, nella situazione contraria.
In entrambi i casi il feedback deve avere la finalità di aiutare l’interlocutore a capire meglio qualcosa e non a dare giudizi, positivi o negativi che siano.

3. Prendersi cura degli altri

Per lavorare bene con gli altri è importante avere voglia di prendersi cura degli altri, di dargli attenzione, importanza e riconoscimento.
E’ quello che tendiamo più spesso a fare con i nostri familiari, con i nostri amici, e che invece non pratichiamo nei luoghi di lavoro con il rischio di confondere la professionalità con la distanza nella relazione.
Cura può voler dire tante piccole e grandi cose: dal salutare le persone con gentilezza ed attenzione all’ascoltare quello che hanno da dire con la giusta concentrazione; dal rispettare le esigenze e le diversità degli altri al tendere la mano quando li vediamo in difficoltà; dal parlare con sincerità all’esprimere apprezzamento per quello di buono che fanno. E così via…

4. Non perdere l’attenzione

Lavorare con gli altri richiede una strategia ed un impegno costanti e quotidiani. Nella maggior parte dei casi tendiamo ad occuparci di più della relazione con gli altri nelle fasi iniziali. Poi, con il tempo, accade spesso che si inizia a dare la relazione per scontata, a ridurre le attenzioni e le cure, ad esprimere meno generosità nei confronti dell’altro.
Le buone relazioni richiedono un nutrimento costante ed implicano reciprocità nel dare e nel ricevere e simmetria, cioè un rispetto paritario, tra le parti.

5. Praticare l’umiltà e imparare a chiedere scusa

L’umiltà è forse una parola troppo poco utilizzata nel lavoro e nelle relazioni professionali. Qualcuno potrebbe scambiarla anche per debolezza, ed invece può essere fonte di grande forza nella relazione.
Praticare l’umiltà vuol dire riconoscerla ed apprezzarla negli altri e vuol dire applicarla in prima persona.
L’umiltà è quella che, ad esempio, consente ad un capo di ascoltare con attenzione quanto hanno da dirgli i propri collaboratori, che permette di riconoscere un errore, che facilita l’accettazione di un feedback negativo, che fa venire voglia di ricercare il miglioramento continuo, che ci fa chiedere scusa quando necessario.
 

6. Non dare nulla per scontato

In molti casi i problemi di collaborazione si nascondono dietro cose date per scontate: ci aspettiamo che gli altri facciano quello che pensiamo noi e magari come lo faremmo noi; pensiamo che sia tutto chiaro e che intendiamo allo stesso modo alcune parole e decisioni.
Nella realtà poi si scopre che il nostro collega ha dato un’interpretazione diversa alla mail che abbiamo scritto, che i significati che attribuiamo alle stesse parole sono molto diversi tra di loro, che qualcuno non ha capito quello che abbiamo detto.
Meglio non dare nulla per scontato: chiarire cosa intendiamo con una certa parola o frase; specificare quale comportamento ci attendiamo; quali scadenze abbiamo in mente; fare una domanda per verificare se la persona che abbiamo di fronte ha inteso quello che abbiamo detto; fare un riepilogo di quanto deciso, e così via.

7. Non fermarsi a fare il “compitino”

Uno dei modi migliori per rafforzare uno spirito di collaborazione con gli altri è di non limitarsi a fare strettamente il “compito” che è stato assegnato, andando leggermente oltre. A pensarci bene, quando vediamo che qualcuno con cui collaboriamo fa un passo in più rispetto a quello che gli era strettamente richiesto, aumenta la stima e la fiducia che proviamo nei suoi confronti. Apprezziamo la generosità, l’attenzione, la motivazione che lo hanno spinto ad andare oltre e pensiamo che sia una persona che ha voglia di collaborare con noi.
Al contrario, quando percepiamo che una persona sta facendo lo stretto indispensabile, che si è attenuta solo a quello che le è stato chiesto senza porsi una domanda in più, senza fornire una informazione in più, senza proporre qualcosa in più e così via, pensiamo che questa persona sta deprimendo il nostro spirito di collaborazione.
Meglio, quindi, essere i primi a non fermarsi a fare il compitino dando anche il buon esempio agli altri!

8. Vivere e convivere con le emozioni proprie e altrui

I problemi di relazione con gli altri producono emozioni forti: rabbia, frustrazione, ansia, tanto per citare le prime tre. La questione importante, quindi, diventa quella di come riuscire a vivere queste emozioni senza che ci danneggino eccessivamente e soprattutto che alterino la nostra visione della realtà e la nostra capacità di agire in maniera costruttiva.
E’ una questione complessa, e di fatto il lavoro con le nostre emozioni ci accompagnerà per tutta la vita, ma il primo passo è proprio quello di riconoscere le emozioni che proviamo, di accettarle per quello che sono, di non giudicarle e giudicarci e di dare loro uno spazio senza nasconderle, perché in realtà da qualche parte rimangono e se non impariamo a maneggiarle spunteranno fuori all’improvviso e spesso nel momento meno opportuno.

9. Coltivare l’apprendimento

I problemi di collaborazione sono delle ottime occasioni di apprendimento e consentono di imparare sempre qualcosa di nuovo su noi stessi e sugli altri.
Nella realtà, invece, tendiamo poco a sfruttarli come momenti di apprendimento vedendone solo gli aspetti negativi.
Coltivare voglia di apprendimento vuol dire far diventare le specifiche situazioni di stress, errore o conflitto come delle “case history” da ricostruire, studiare, da soli o con l’aiuto di altri, al fine di distillare quale è stata la tua visione e la tua reazione al problema e di ipotizzare anche altre visioni e reazioni che sarebbero state possibili, capendo quali potevano essere e cosa avresti potuto fare di diverso per vedere e reagire in altro modo.

10. Non prenderla sul personale

Una delle cose che altera maggiormente il modo in cui vediamo e viviamo le situazioni di stress, errore e conflitto è che tendiamo a riferirle strettamente alla nostra persona, al nostro valore, alla nostra identità.
Rischiamo in questo modo di generalizzare critiche, di drammatizzare situazioni, di oscurare altri aspetti positivi, di assumere una posizione di vittima o di carnefice.
E’ importante, invece, stare ad una giusta distanza dai problemi, la distanza che ci permette di vederli nella loro interezza, ma anche di capire che sono altro da noi, che non investono la nostra intera vita lavorativa e personale e non invadono anche gli spazi positivi che, anche a fatica, siamo riusciti a costruirci.

11. Coltivare ironia ed autoironia

I gruppi che lavorano meglio sono quelli in cui, una o più persona, hanno la capacità di sdrammatizzare, di ironizzare con una certa leggerezza sulle situazioni, di praticare anche un po’ di sana auto ironia. Come ha detto Gandhi:
“Il senso dell’umorismo è l’asta che dà equilibrio ai nostri passi, mentre camminiamo sulla fune della vita”