Care Lettrici e Cari Lettori di Working room,

sono cinque anni che scrivo articoli per questo nostro progetto e forse questo è uno dei più difficili per me da scrivere, perché in un momento così complesso per tutti noi, a causa del coronavirus, e di tutto quello che sta comportando nelle nostre vite lavorative, familiari e sociali sento, da una parte quasi il dovere, ma soprattutto, la voglia di far sentire la voce di Working room, e dall’altra il timore di scrivere cose retoriche, superficiali, non capaci di rispettare la complessità del momento e le difficoltà che ogni singola storia porta con sé.
Se lo farò spero che mi perdonerete… intanto ci provo, proprio perché uno dei principi di Working room è che nella vita lavorativa, e non solo, occorre anche superare le paure, e provare, anche a rischio di inciampare… Quello che vi chiedo, nel caso, è di farmi sapere, di darmi qualche feedback rispetto a questo articolo, così che, anche in caso di un mio inciampo, avrò, anche grazie al vostro contributo, generato un apprendimento e quindi mi potrò rialzare facendo un passo in avanti.
 
Recentemente ho letto proprio una citazione che dice:
“Quando non si può tornare indietro, bisogna soltanto preoccuparsi del modo migliore per avanzare.”
e quindi ho pensato di strutturare questo articolo in piccole sezioni per ognuno dei tanti casi che posso immaginare le persone stiano vivendo in questo periodo, e per dare qualche piccolo consiglio su come riuscire ad avanzare in questi momenti difficili, anche scoprendo, cosa, paradossalmente, questo temibile coronavirus ci può insegnare a sua insaputa.

Come avanzare se stai continuando a lavorare presso il tuo abituale luogo di lavoro

Ci sono diverse persone che, nonostante le giuste restrizioni imposte dal Governo, stanno continuando a lavorare presso il loro attuale luogo di lavoro (dai farmacisti al personale di vendita nei negozi di prima necessità, dagli operai nelle fabbriche alimentari a tutti coloro che fanno parte del sistema produttivo e che hanno la possibilità di non fermare le loro attività se rispettano il protocollo di sicurezza della salute dei lavoratori emesso dal Governo di intesa con le Parti Sociali).

Immagino che queste persone siano attraversate, in questo momento da tanti stati emotivi diversi: c’è chi ha l’orgoglio di continuare a lavorare, dando il proprio contributo in questo momento difficile, c’è chi ha paura per la sua salute, c’è chi si sente in una condizione direi “sospesa” perché, molto probabilmente, le cose intorno a lei/lui sono cambiate (qualche collega lavora da casa, qualche parente ha perso il lavoro, si avvertono timori di possibili chiusure o di perdita di lavoro), c’è chi, magari, sta reagendo sentendo una maggiore adrenalina in corpo e quindi paradossalmente è più produttivo.

In ogni caso, volenti o nolenti, tutte queste persone stanno probabilmente allenando alcune competenze importanti in questo momento tra cui, ad esempio:
  • la capacità di problem solving;
  • la resilienza;
  • la capacità di tollerare situazioni di incertezza e di cambi di programma;
  • la capacità di lavorare tenendo a bada anche emozioni negative;
  • lo sviluppo di una maggiore solidarietà e di un senso di alleanza tra colleghi;
  • la capacità di imparare a fare attività che magari non svolgevano abitualmente perché devono sostituire colleghi non presenti;
  • la capacità di adattarsi velocemente a nuove regole (da quelle sanitarie per la loro sicurezza a quelle organizzative che possono essere state definite data la nuova situazione).
 
Sono tutte competenze importanti, che faranno comunque avanzare queste persone nel loro percorso professionale e che sarà importante mantenere e valorizzare una volta passata l’emergenza coronavirus.
Il mio suggerimento è di provare a riflettere su quali nuove competenze state sviluppando o rafforzando in questo periodo, magari a fissarle per iscritto facendo anche degli esempi di attività cui fanno riferimento, per poi parlarne con il vostro responsabile in futuro perché potrebbe nascere anche la possibilità di avere un nuovo ruolo, un avanzamento di carriera, un aumento di stipendio, una buona proposta di riorganizzazione…
bisogna, anche in questo momento: coltivare, costruire, valorizzare tutto quello che abbiamo e che stiamo facendo nel nostro lavoro!

Come avanzare se stai lavorando da casa (nell'ormai di moda "smartworking")

In questo gruppo ci sono essenzialmente due tipologie di persone:
  • quelli che già erano abituati a lavorare da casa (freelance, professionisti, dipendenti di grandi imprese che già avevano lo smartworking come politica abituale);
  • quelli che, per la prima volta, si sono trovati a dover lavorare da casa per l’emergenza del coronavirus e che magari lo stanno facendo con i loro mezzi (pc personali) o comunque con modalità che stanno sperimentando per la prima volta con l’organizzazione con cui lavorano.

Ovviamente per quelli che appartengono al secondo gruppo il livello di sfida è maggiore perché si trovano a dover apprendere velocemente nuove competenze e sono davvero sollecitati a dimostrare di essere “smart” in pochissimo tempo perché, in autonomia, devono essere in grado di:
  • risolvere molti problemi (anche di tipo tecnico, dalla banale connessione WI-FI solo per fare un esempio);
  • organizzarsi bene il lavoro a livello di metodo e di tempistiche;
  • cambiare completamente la prospettiva di gestione del loro lavoro quotidiano essendo in una situazione di minore controllo sociale ed anche di minore relazione sociale. 

In ogni caso, entrambi i gruppi, sono accomunati dal fatto che, in questo momento particolare:
  • lo smartworking è un obbligo e non una scelta (e questo cambia psicologicamente le cose anche per i più allenati);
  • lo smartworking lo si deve fare probabilmente per un periodo piuttosto lungo e peraltro spesso in una condizione in cui ci sono altri familiari in casa o in cui si è, al contrario, completamente da soli.
 
Per questo motivo le persone che stanno lavorando da casa hanno la possibilità di allenarsi a sviluppare importanti competenze del tipo:
  • tenuta psicologia in situazione di stress ambientale e di incertezza (troppe persone intorno o troppa solitudine);
  • capacità di attivare forme di networking e di collaborazione a distanza;
  • capacità di “semplificare” attività;
  • capacità di crescita nell’utilizzo dei dispositivi tecnologici.
 
Anche in questo caso, quindi, il coronavirus, a sua insaputa, può aiutarci ad avanzare nello sviluppo di nuove competenze e come detto prima sarebbe importante riflettere bene su quali siano le competenze che più si stanno sviluppando per poi condividerle al termine dell’emergenza e capire come ci possono essere utili per il nostro futuro professionale.

Peraltro, le persone che per la prima volta si trovano a dover gestire il proprio lavoro in una condizione di smartworking, hanno anche la possibilità, e forse la responsabilità, di dare al termine di questo periodo straordinario, un buon feedback alla propria organizzazione su come si sono trovati per poter capire:
  • da una parte se sono persone che per loro caratteristiche possono essere adatte anche in futuro a poter fare periodicamente delle attività in smartworking e che benefici pensano di poter trarne a livello individuale ed organizzativo;
  • quali sono gli eventuali miglioramenti che la propria organizzazione deve mettere in campo a livello organizzativo per favorire in futuro una opzione stabile di smartworking.
Anche questi sono tutti modi per costruire pezzi di futuro nonostante il coronavirus!

Come avanzare se sei a casa e non stai lavorando

Ci sono anche persone che, per una serie di motivi, pur avendo un lavoro, sono costrette in questo momento a rimanere a casa e non possono fare smartworking, quindi, di fatto non stanno lavorando, forse sono in ferie forzate, forse sono in cassa integrazione, forse hanno ancora minori tutele.
Sicuramente queste persone hanno maggiori disagi, anche di tipo psicologico in questa situazione, perché avvertono ancora di più lo stato di incertezza e di pericolo economico, oltre che sanitario, rispetto al loro futuro. Forse sono anche un po’ nervose, arrabbiate, impaurite e tutte queste emozioni negative non aiutano di certo a fare qualcosa di costruttivo in questo momento.
Peraltro la convivenza forzata, o la solitudine forzata, cui sono esposte queste persone sono altrettanti elementi di fatica, ma proprio per tutti questi motivi il mio suggerimento è di aiutarsi per primi creandosi delle routine quotidiane che siano molto simili ad una condizione di lavoro e quindi di
costruirsi un vero e proprio piano giornaliero di attività fatto di obiettivi, attività, tempistiche, risultati.
Ci sono tante cose che è possibile fare tra cui, ad esempio:
  • studiare seriamente una lingua straniera;
  • seguire dei corsi on line, anche gratuiti, per lo sviluppo di alcune competenze;
  • dedicare del tempo maggiore a propri hobby che aiutano, comunque, a tenere in allenamento alcune competenze;
  • aggiornare il proprio profilo LinkedIn;
  • leggere i nostri articoli o tutto quello che ritenete interessante per il vostro lavoro;
  • riflettere su nuove idee che vi piacerebbe coltivare nel vostro futuro lavorativo e confrontarvi, a distanza, con persone di vostra fiducia per valutarle insieme;
  • fare una autovalutazione delle vostre competenze e dei vostri punti di forza per poi discuterne con il vostro responsabile;
  • crearvi un vostro piano di sviluppo di competenze ed iniziare a svilupparne alcune;
  • allenarvi alla sviluppo della mindfulness o della comunicazione empatica;
  • fare un piano per come poter allargare il vostro network.
Assumere questo tipo di atteggiamento allena la competenza della proattività, della pianificazione, dell’orientamento ai risultati, della progettazione, della gestione dello stress relazionale che sono tutte competenze che vi saranno utili al rientro al lavoro.
Si può essere creatori del proprio lavoro anche stando a casa ed è un’altra forma per combattere il coronavirus!

Come avanzare se sei a casa ed eri già senza lavoro

Ci sono, inoltre, tante persone costrette a rimanere a casa e che già erano a casa senza lavoro e quindi, da una parte, sono più abituate di altre a vivere la condizione (sebbene non forzata) di stare a casa, e dall’altra sono ancora più preoccupate del loro futuro perché immaginano che con la crisi derivante dal coronavirus sarà ancora più difficile trovare per loro lavoro in futuro.
 
A queste persone suggerisco di non arrendersi e di dedicare ancora più energie a:
  • migliorare il loro Curriculum Vitae;
  • riflettere sulle tipologie di lavoro che possono fare anche alla luce del fatto che il coronavirus cambierà il mercato del lavoro e si potranno aprire nuove opportunità, ad esempio proprio nella sanità;
  • analizzare bene le competenze che hanno e che vogliono sviluppare;
  • fare molte delle attività che ho suggerito anche per la categoria precedente;
  • studiare bene i profili delle persone che ci sono su Linkedin e che fanno un lavoro simile a quello che vorrebbero fare loro;
  • costruirsi un piano di ricerca attiva di lavoro ed elencare tutte le persone che potrebbero essere di aiuto per trovare un lavoro;
  • leggere il nostro e-book gratuito su come cercare lavoro;
  • studiare seriamente una lingua estera.
Ricordarsi, in sostanza, che
Cercare lavoro è un lavoro e si possono fare tante cose anche al tempo del coronavirus!
Ed infine una sezione a parte mi permetto di provare a scriverla, per la serie “last but not least” su

Come avanzare se fai parte del personale medico-sanitario in prima linea nella lotta al coronavirus

A queste persone al momento si può solo dire un infinito GRAZIE e si può dire che ci stanno dando un esempio grandissimo di competenze che forse diversi, più o meno “blasonati”, capi nelle organizzazioni non hanno tra cui:
  • capacità di problem solving complesso;
  • capacità di decisioni rapide;
  • coraggio;
  • senso del dovere e della responsabilità;
  • resilienza;
  • competenze tecniche;
  • capacità di lavorare in condizioni di stress fisico e psicologico altissimo;
  • empatia ed intelligenza emotiva;
  • solidarietà.
L’auspicio è che, alla fine di questa emergenza, davvero nessuno di noi, e soprattutto lo Stato, dimentichi queste persone e sia, invece, in grado di valorizzare davvero tutte queste competenze sia dal punto di vista meritocratico che retributivo facendo diventare questo sacrificio, per tutto il mondo sanitario, un modo per avanzare seriamente nel mondo del lavoro.
GRAZIE!