Quando parlo con i colleghi più giovani, che mi chiedono quali sono le competenze più importanti che è necessario sviluppare per riuscire a lavorare bene, ed anche per ottenere soddisfazioni e riconoscimenti, potendo anche andare a dormire con la coscienza tranquilla, rispondo sempre, senza alcun dubbio:
le competenze relazionali.
E sono assolutamente convinta che sia una risposta che valga per qualsiasi tipo di lavoro, a qualunque livello lo si svolga ed a qualunque età. Vale per gli impiegati, per i professori, per i medici, per i manager, per gli idraulici, per gli artisti, per i liberi professionisti di tutti i generi, per i commercianti, per gli agricoltori, per i camerieri, per gli astronauti e così via, solo per citare pochi degli infiniti lavori che esistono al mondo.
 
Lo sono perché gli umani sono esseri sociali e qualunque lavoro noi facciamo dobbiamo, necessariamente, farlo insieme, in mezzo, grazie, attraverso, con gli altri, che ci piacciano o meno, che li abbiamo scelti o meno.
 
Peraltro, anche parte del nostro riconoscimento, e quindi della nostra soddisfazione, dipende dagli altri. Ovviamente è importante anche quello che pensiamo noi, il nostro livello di convinzione, l’aderenza del nostro lavoro ai nostri valori, la nostra autostima, ma è altrettanto innegabile che abbiamo bisogno anche del riscontro positivo degli altri.
 
Per tutte queste ragioni ritengo che le competenze relazionali siano molto importanti e tra queste (perché ce ne sono diverse) una su cui vorrei soffermarmi, forse perché è anche quella a cui si presta meno attenzione riguarda
la costruzione e la manutenzione di legami con gli altri.
Mi è venuta in mente questa questione dei legami proprio in questo momento di lockdown in cui, a causa del coronavirus, quello che ci viene chiesto di fare è di praticare con disciplina “norme di distanziamento sociale” che, quindi, rendono ancora più importante essere bravi, nonostante il distanziamento a:
 
  • tenere e rafforzare quei legami che sono positivi per noi;
  • difenderci dai legami che sono negativi per noi ed a cui, magari, siamo costretti dalle condizioni di convivenza forzata imposte proprio dal lockdown.
 
Forse c’è una parola più “alla moda” per definire questa arte dei legami ed è il termine inglese “networking”, ma preferisco non utilizzarlo perché lo trovo un po’ limitativo rispetto al discorso che mi piacerebbe fare e ad alcuni esempi che vorrei provare ad applicare a situazioni lavorative concrete.
E’, comunque, vero che quello che chiamiamo “networking” è una parte di quella che io considero l’arte di costruire e mantenere solidi legami nel lavoro.

Il Covid ed il linguaggio non verbale

Una prima sfida che il Covid ci impone rispetto alla nostra capacità di costruire e mantenere legami riguarda la quasi completa sparizione del supporto che ci viene dal linguaggio non verbale. Le mascherine, unite al distanziamento minimo di un metro, rendono molto difficile, anche negli ambienti di lavoro, utilizzare quegli importanti segnali che ci venivano prima dalla lettura, ad esempio, della mimica facciale degli altri.
 
Tenendo conto che la maggior parte della comunicazione passa dal non verbale, sia per chi comunica che per chi riceve, questo è un grande problema che occorre risolvere imparando ancora di più ad esplicitare il linguaggio verbale e a non dare le cose per scontate.
Non potendo più contare su sguardi o sorrisi di intesa o di comprensione occorre essere certi che ci si sia capiti, o rafforzando il linguaggio verbale, oppure, da buoni italiani, sottolineando con le mani gesti di intesa, che magari prima non eravamo abituati a fare, e che tanto fanno sorridere gli stranieri quando guardano noi italiani.
 
Problemi simili ci sono anche quando ci tocca collegarci a distanza per riunioni, per i lavori che lo consentono. Anche in questo caso, spesso complici anche i segnali Wi-FI non ottimali, il rischio è di non capirsi bene, di non cogliere le sfumature dei toni utilizzati, di non vedere la persona nella sua interezza, di non poter rafforzare l’intesa e la comprensione che passa anche da una stretta di mano, da una pacca sulla spalla, da un contatto fisico che trasmette, comunque, una risonanza maggiore tra le persone.
Per ovviare, in questo caso, diventa ancora più importante ricordarsi di sorridere maggiormente, di usare toni gentili, di fare attenzione all’inquadratura per cercare di farsi vedere bene, come si suol dire, non solo metaforicamente, “sotto una buona luce”.
 
Stiamo tutti constatando quanto la tecnologia ci sia di aiuto in questo periodo per stabilire un contatto, anche visivo, con gli altri, ma, credo per fortuna, stiamo anche tutti capendo che la tecnologia non potrà mai essere un sostituto completo a quel contatto umano che nasce solo dalla presenza fisica e dà una possibilità di intesa che attiva tutti i sensi e che la distanza non riesce a fare.

Il Covid e la ricerca attiva di legami

Una seconda sfida riguarda il fatto che, trovandoci in una condizione di maggiore isolamento, o perché siamo a casa in smartworking, o perché siamo a casa ed abbiamo perso il lavoro, o perché siamo al lavoro, ma messi distanti dagli altri, o perché siamo a casa e, pur avendo un lavoro, non possiamo praticarlo, siamo sollecitati a dover fare qualcosa per poter mantenere attivi i legami che riteniamo positivi per il nostro lavoro e/o per costruirne di nuovi come base per il nostro futuro che, nel frattempo, data anche la situazione economica generale, si è fatto sicuramente sempre più complesso ed incerto per tutti.
I legami sono una delle risorse principali che abbiamo nel nostro lavoro.
Per questo motivo, magari proprio approfittando di questo momento, sarebbe utile fare una sorta di “inventario dei nostri legami”, quindi delle nostre risorse e valutare anche quanto questo nostro inventario sia solido, forte, sicuro, affidabile, positivo, innovativo, sfidante, vario per il nostro lavoro di oggi e di domani. Potremmo domandarci: quanti legami ho che:
 
  • sono fonte di ispirazione per me?
  • stimo, ammiro e che mi fanno venire voglia di fare qualcosa di buono?
  • mi possono dare un aiuto concreto se sono, o sarò, in difficoltà?
  • mi possono consigliare, dare informazioni utili, darmi qualche buon consiglio?
  • mi infondono fiducia, mi aiutano a vedere gli aspetti positivi e sostengono la mia autostima?
  • mi danno affetto, amicizia?
 
In questa sorta di inventario i legami possono essere:
  • delle persone intime, con cui viviamo, o che conosciamo molto bene perché, ad esempio, nostri parenti;
  • degli amici o colleghi con cui abbiamo rapporti abbastanza frequenti;
  • dei conoscenti (dai contatti LinkedIn, a contatti associativi, ad altri contatti social, ad amici di amici, etc.);
  • degli sconosciuti, quindi persone che non conosciamo direttamente, ma che in qualche modo possono essere per noi un punto di riferimento e di ispirazione (dallo scrittore di un libro a un medico, tanto per citare due esempi) e con cui ci piacerebbe riuscire ad entrare in contatto per poter stringere un vero e proprio legame.
 
Se nel farci le domande di prima ci rendiamo conto che il nostro inventario è più debole di quello che desideriamo allora vuol dire che dobbiamo passare all’azione e pensare a cosa possiamo fare per rafforzare i legami che già abbiamo o per aumentarne il numero.
Devo dire, per esperienza, che
sono davvero poche le persone che tendono ad avere un atteggiamento attivo nella ricerca e nel rafforzamento dei legami con gli altri.
Molti di noi si fanno prendere dalla pigrizia, magari da una vera o presunta timidezza, ma il risultato è di veder progressivamente impoverito il proprio inventario dei legami e per il lavoro, per qualunque lavoro, credo che questo sia davvero un grande problema.
La cura dei legami è una competenza importante che non si può lasciare al caso o a generiche buone intenzioni.
Richiede impegno, pensieri, idee, coraggio, umiltà, preparazione, costanza, ascolto, attenzione, ricerca paziente.
 
Nella maggior parte dei casi i risultati che produciamo tutti sono, invece, davvero deludenti:
 
  • mail a cui non diamo risposta o risposte frettolose;
  • richieste di contatti LinkedIn in cui non abbiamo neanche la cura e la gentilezza di presentarci alla persona a cui chiediamo il contatto;
  • spargimento casuale dei nostri CV in giro quando cerchiamo lavoro accompagnato da richieste generiche di aiuto;
  • poche dimostrazioni che quando contattiamo qualcuno ci siamo davvero informati su chi sia quella persona;
  • nessun ringraziamento (o pochi) quando qualcuno ci da dei consigli o ci offre delle opportunità;
  • nessuna manutenzione dei legami con cui entriamo in contatto (una mail di auguri, un messaggio per sapere come sta la persona, etc.);
  • nessun pensiero audace su persone che ci piacerebbe conoscere per dare una vera svolta alla nostra professione o al nostro lavoro;
  • nessuna ricerca di mentori con cui costruire relazioni o nessuna proposta di diventare mentori di qualcuno più giovane da aiutare;
  • e così via…
 
L’inventario dei legami può anche servire per rendersi conto che abbiamo, al contrario, dei legami che possiamo definire “tossici”, cioè persone che ci tolgono energia, che ci scoraggiano, che tendono a buttarci giù, che sono critiche senza alcuna spiegazione e senza alcuna costruzione.
In questo caso questo periodo potrebbe diventare una opportunità per definire delle strategie su come liberarsi di questi legami o su cosa fare per contenere la loro negatività.
 
Se stiamo lavorando in smartworking, non isoliamoci, e continuiamo a coltivare i contatti con gli altri. Facciamoci vedere, scriviamo una mail in cui raccontiamo cosa stiamo facendo, mandiamo un saluto a tutti, etc.
 
Se siamo a casa e non stiamo lavorando, ma il lavoro lo abbiamo, manteniamo i contatti con i nostri colleghi, coltiviamo qualche attività che ci tenga uniti, teniamo stretti i legami per il futuro.
 
Se non abbiamo un lavoro, o vogliamo cambiarlo, è questo il momento giusto per partire da una seria analisi del proprio inventario dei legami lavorativi e da lì costruire i passaggi per una ricerca attiva di un nuovo lavoro.
I legami sono la linfa che nutre il lavoro di tutti, non dimentichiamolo, ed impariamo a sviluppare l’arte di costruirli e mantenerli!