In un recente e brevissimo articolo, il famoso oncologo Umberto Veronesi ha fornito qualche semplice consiglio per aumentare le probabilità di una lunga e buona vita.
Argomento affascinante, ma anche ricco di insidie e dubbi dal momento che sulla vita il nostro potere di controllo è, comunque, molto limitato.
Veronesi, forse con una certa spavalderia, scrive “vive a lungo chi vuole farlo” che può essere interpretata come una frase di ostinato ottimismo o di audace illusionismo.
 
In realtà, indipendentemente dalla interpretazione, più o meno accogliente, che ognuno di noi può dare a questa frase, ci sono alcuni consigli di “lunga vita” che mi sembrano interessanti sia pensando alla vita personale che a quella lavorativa e professionale.
Qualcosa si può sicuramente fare, cioè è in nostro potere, per cercare di rendere la nostra vita, anche quella lavorativa, più lunga possibile.
Peraltro, il concetto di lunga vita, applicato al lavoro può voler dire riuscire a crearsi la possibilità di scegliere fino a quando lavorare, e auspicabilmente su cosa lavorare e con chi.
Allora un tentativo può essere quello di prendere i consigli di Veronesi e di provare a vedere cosa succede se li riferiamo e li applichiamo con costanza alla nostra vita lavorativa.

Accettazione

Il primo consiglio riguarda l’avere un atteggiamento ed una pratica di accettazione su due elementi fondamentali:
  • accettazione dei cambiamenti che la vita, personale e professionale porta con sé, anche quei cambiamenti da noi non cercati o voluti;
  • accettazione degli anni che passano, che però possono diventare, anche nel lavoro un elemento di forza se li traduciamo in esperienza che rafforza la nostra autostima e che ci porta a riconoscere che siamo riusciti, nel passato, ad affrontare e superare tanti momenti, anche quelli più impegnativi, critici, difficili. 
In sostanza il primo ingrediente di una lunga vita lavorativa potrebbe essere la capacità di accettare in maniera attiva e consapevole quello che accade nel nostro contesto lavorativo.
Accettazione attiva vuol dire anche capacità di ascoltare, di adattarsi, di farsi venire idee, di proporre, di avere voglia di capire perché succedono le cose e cosa tutto questo può insegnarci o darci nella nostra vita lavorativa.

Su questo punto come sta andando la tua vita lavorativa?
Che voto ti daresti rispetto alla tua capacità di accettazione da 1 a 10?
Quale è la cosa più importante che hai accettato nel tuo ultimo anno lavorativo e che benefici ti ha portato questa accettazione?

Vita attiva

Il secondo consiglio è di avere sempre una vita attiva, cioè di non impigrirsi, muoversi, camminare, mangiare bene.
Questo consiglio, applicato alla vita lavorativa, potremmo tradurlo in tante piccole e grandi cose:
  • non passare troppe ore seduti alla scrivania, non solo perché fa bene al fisico, ma perché significa avere voglia di andare ad incontrare altri, magari per spiegare a voce un problema invece di scrivere una più asettica mail, oppure per offrire un caffè ad un collega con cui non si hanno molte occasioni di incontro, e così via;
  • non coltivare soltanto delle routine, delle abitudini, delle procedure ripetitive, ma provare ogni tanto qualcosa di nuovo, qualcosa che ci possa far vedere le questioni di lavoro da altre prospettive, qualcosa che ci mantiene moderni rispetto alle tecnologie ed agli strumenti di lavoro;
  • cercare buone fonti di nutrimento professionale, che siano varie in termini di tipologia, ma costanti. Così come fa bene mangiare cibi sani ed in piccole, ma costanti, dosi così può essere utile capire chi e cosa ci nutre professionalmente: un collega, un capo, un libro, un sito internet, un amico, etc. e cercare di assumerne ogni giorno una piccola “dose”…;
  • farsi venire idee, fare proposte, fare domande che siano costruttive per noi e per gli altri al fine di migliorare la qualità del lavoro che facciamo, i risultati che produciamo ed il livello di soddisfazione che abbiamo.

Su questo punto come sta andando la tua vita lavorativa?
Quante volte ti sposti dal tuo posto di lavoro per andare incontro agli altri?
Quale routine di lavoro hai cambiato nell’ultimo anno, e come sta andando?
Qual è stata una fonte di nutrimento professionale nell’ultimo anno e chi o cosa potrebbe esserlo nei prossimi tre mesi?

Amore

Il terzo consiglio è di continuare ad amare, con il cuore e con il corpo, perché è uno degli stimoli migliori per il buon funzionamento degli ormoni e dei neurotrasmettitori. Secondo Veronesi “la sessualità è programmata per funzionare fino alla fine” ed è fondamentale perché ci mette in relazione con l’altro.
Questo è davvero un consiglio prezioso, e forse inaspettato, da applicare alla vita lavorativa.
Si può fare l’amore con il proprio lavoro? E che tipo di amore può essere? Come si può coltivare e trasformare con gli anni?
Indubbiamente sarebbe molto utile riuscire a stabile una relazione di amore con il lavoro in generale e con il proprio lavoro in particolare. Probabilmente le persone che stanno meglio al lavoro sono proprio quelle che hanno questo tipo di relazione e riescono a coltivarla, con tutti i problemi, gli slanci, gli ideali e le frustrazioni che ogni amore adulto porta con sé.
Guardare al proprio lavoro con affetto, prendersene cura, cercare di proteggerlo sono tutte manifestazioni di amore. Significa stare in relazione con il proprio lavoro e con tutto il contesto relativo con cuore e cervello insieme.
 
Su questo punto come sta andando la tua vita lavorativa?
Quanto potresti dire di stare amando il tuo lavoro nell’ultimo periodo?
Che tipo di amore hai verso il tuo lavoro? Protettivo? Irruento? Burrascoso? Affettuoso? Fedele? Trasgressivo? Folle? Timido? Passionale? Ripetitivo? Distratto? Stanco?
Da cosa ti accorgi che ami il tuo lavoro? O da cosa ti accorgi che stai perdendo amore per il tuo lavoro?
Cosa potresti fare per rinnovare il tuo amore per il lavoro?

Curiosità

Il quarto consiglio riguarda la curiosità. Secondo Veronesi “il più forte motore dell’esistenza è essere curiosi e…. vive a lungo chi si fa più domande”, perché c’è sempre qualcosa da scoprire, da aspettare, da capire e quindi da vivere.
 
Anche la vita lavorativa si nutre di curiosità e più curiosità mettiamo e più riceviamo in termini di stimoli, di idee, di contatti e quindi di nuove possibilità.
 
Curiosità di capire come funzionano le cose e come lavorano gli altri; curiosità di ascoltare i problemi ed i punti di vista degli altri; curiosità di capire cosa stanno facendo i nostri concorrenti o quelli che riteniamo siano più bravi di noi; curiosità di imparare una nuova tecnica, un nuovo strumento di lavoro, un nuovo processo, e così via.
 
Su questo punto come sta andando la tua vita lavorativa?
Che voto ti daresti rispetto al tuo livello di curiosità da 1 a 10?
Nell’ultimo anno su cosa hai coltivato maggiormente la tua curiosità? E cosa ti ha portato?
Qual è una curiosità relativa alla tua vita professionale che non hai ancora soddisfatto?

 
Auguri sinceri di una lunga vita lavorativa a tutti quelli che amano lavorare o a quelli che vogliono imparare a farlo per vivere e lavorare meglio in futuro!
“Se solo si potesse far capire alla gente che si può lavorare alla propria pace interiore, e continuare a essere produttivi e fiduciosi dentro di noi malgrado le paure e le voci che circolano” (Etty Hillesum)