Il libro “La maternità è un master” scritto da Andrea Vitullo e Riccarda Zezza (Edizioni Bur) è utile ed interessante sotto diversi punti di vista perché ci aiuta a capire che:
  • i ruoli e le esperienze che abbiamo nella nostra vita personale possono essere un potente alleato per renderci più forti e competenti nella nostra vita professionale (quindi invece di fare scissioni, è meglio integrare chi siamo in famiglia con chi siamo al lavoro);
  • il mondo del lavoro ha sempre più bisogno di donne e uomini capaci di “generatività”, quindi capaci di “dare risposte originali agli eventi (positivi e negativi) e di far crescere gli altri e la realtà che li circonda, contribuendo a renderla più bella ed accogliente”.
 
In questo senso è un libro interessante sia per le madri ed i padri e sia per coloro che, pur non avendo figli, riconoscono di avere o vogliono sviluppare capacità generative.
 
Ne consiglio, comunque, la lettura soprattutto a quelle donne che spesso vivono la maternità come un momento che le distanzia dal lavoro e che rischia di far credere che famiglia e carriera siano inconciliabili.
Il mondo del lavoro, indubbiamente, ci ha “educate” a vivere la maternità quasi come un problema, una distrazione, un allontanamento, un segnale che per la donna la famiglia è più importante. In realtà questo libro ci dimostra come sia possibile “vivere la maternità, sia da parte delle donne che dei datori di lavoro, come un periodo di crescita e di aggiornamento professionale” perché 
“diventare genitori può fornire competenze e risorse capaci di renderci più forti, autonomi e determinati”.
Uno dei contributi più interessanti del libro è proprio il modo semplice con cui spiega quali sono le competenze che madri e padri possono sviluppare in questo loro ruolo e come queste competenze possono essere valorizzate anche sul lavoro facendo parte a pieno titolo dell’arte di lavorare.
 
Penso che sia un contributo importante perché molto spesso commettiamo tutti l’errore di tenere scissa la nostra vita personale da quella lavorativa. Questa scissione non ci consente di auto valutare quali competenze abbiamo sviluppato nel nostro privato e di presentarle adeguatamente anche nel mondo del lavoro. Quindi se siete madri o padri e dovete, ad esempio, scrivere le vostre competenze in un curriculum vitae o raccontarle in un colloquio di lavoro, rischiate di non dire tutto di voi se dimenticate di citare e valorizzare quelle competenze che la vostra vita da genitori vi ha permesso di sviluppare ed allenare ogni giorno.
 
Ovviamente anche gli autori del libro non sostengono che basta essere genitori per riuscire a sviluppare automaticamente determinate competenze, cosi come non basta frequentare un master per diventare più bravi. Ci sono anche persone che affrontano la loro esperienza genitoriale senza avere alcun apprendimento, così come ci sono tante persone che frequentano un master e non migliorano le loro competenze.
Ma indubbiamente l’essere genitore può essere una grande opportunità di sviluppo al pari di un master se si vive questa esperienza con la giusta consapevolezza e la voglia di utilizzare questo momento della vita per ricominciare ad imparare e per allenarsi al cambiamento.
 
Quali sono, dunque, le capacità che si possono allenare con l’essere genitori? Il libro ne analizza molte:
  • capacità di affrontare situazioni di cambiamento totale e di incertezza: il figlio rivoluziona completamento il corpo e la vita di una donna e c’è una condizione di cambiamento continuo in cui ogni giorno occorre imparare qualcosa di nuovo ed essere disponibili a modificare rapidamente le proprie strategie;
  • capacità di apprendimento veloce: è scientificamente dimostrato che il cervello materno e paterno si modifica proprio a livello neuronale per riuscire a fronteggiare tutti gli stimoli che nascono dalla interazione con il figlio e si potenzia la velocità di imparare a fare e decidere cose nuove mai sperimentate prima;
  • capacità di decidere velocemente prefigurando scenari possibili: “con i figli devi abituarti a prendere piccole e grandi decisioni quotidiane su questioni che cambiano molto rapidamente e devi abituarti a lavorare su quello che può succedere e non solo su quello che c’è”;
  • capacità di focus sul tempo presente e di ridefinire molto velocemente le priorità rispetto a quello che si deve fare: si tratta di una capacità rilevante dal momento che uno dei problemi che abbiamo nella nostra vita e di avere il cervello troppo concentrato o sul tempo passato o sul tempo futuro senza essere in grado di occuparci di quello che accade nel momento presente che è l’unico tempo reale che possiamo vivere;
  • capacità di essere pazienti e di accettare le imperfezioni: la pazienza è utile per riconoscere che “anche i grandi fanno capricci” e che non bisogna spaventarsi o intervenire immediatamente ed è anche utile per accettare che non possiamo tenere tutto sotto controllo, che impariamo anche dagli errori e che le imperfezioni non sono così drammatiche;
  • capacità di tenere insieme più ruoli: “chi ha più ruoli ha più risorse psicologiche a disposizione perché ha più opportunità di sentirsi gratificato nella propria vita”;
  • capacità di leggere ed interpretare il linguaggio non verbale e di entrare in empatia con l’altro: imparare a capire quello che vogliono i figli anche quando non possono ancora parlare allena molto all’ascolto del non verbale ed alla osservazione;
  • capacità di intuire: “il bisogno di tenere sotto controllo l’ambiente e individuare velocemente i pericoli aumenta l’intuito della madre” e le regala il famoso “sesto senso”;
  • capacità di essere un leader senza potere, di sapersi alleare e di saper delegare: nella società di oggi sono venuti meno molti degli aiuti famigliari che prima assicuravano un sostengo alla madre nella cura dei figli. E’ necessario prendere in maggiore autonomia molte decisioni, affidarsi anche ad estranei, accettare di delegare a terzi parte della cura dei propri figli, organizzare i tempi e gli aiuti di parenti ed estranei senza poter esercitare un potere gerarchico, ma cercando di utilizzare la motivazione ed il coinvolgimento;
  • capacità di farsi da parte e di dare spazio all’altro: è indubbiamente una delle cose più difficili ed in cui spesso molte madri e padri rischiano di fallire. Si tratta della capacità di accettare che i figli hanno una vita ed una individualità spesso differenti da quella che noi vorremmo ed anche una autonomia che non rende sempre i genitori indispensabili.
 
Infine la tendenza femminile ad affrontare i momenti di stress con la strategia del “prendersi cura” e del “creare alleanze” può integrare molto efficacemente le più “classiche” risposte maschili allo stress che sono “l’attacco” o la “fuga”. In questo senso abbiamo la possibilità, donne e uomini, di sviluppare una nuova “leadership generativa” che tiene insieme un approccio maschile con uno femminile e che riconosce e valorizza la nostra capacità di prenderci cura dell’altro come leva per far crescere noi stessi e gli altri sul lavoro.
 
Se hai un figlio e sei riuscita/o ad allenare una o più di queste capacità allora ti faccio i miei complimenti: potrai dire di aver fatto anche un master e potrai valorizzare queste capacità anche nel tuo lavoro perché sono tutte essenziali per l’arte di lavorare.