Che cos’è la mindfulness?
Perché e come può essere utile per affrontare i problemi che abbiamo rispetto al lavoro?
Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato Rossella Elisio, una gentile e saggia psicologa, consulente, formatrice nonché istruttrice certificata Mindfulness secondo il protocollo MBSR.

Per poter sperimentare questa pratica e scoprire i suoi benefici, alla fine di questo articolo potete scaricare un file audio che vi guiderà in un breve esercizio di mindfulness. 
 

Ciao Rossella, puoi iniziare a spiegarci che cos’è la mindfulness?

Oggi questa parola va molto di moda, anche se non sembra esserci molta chiarezza su quello che significa davvero: alcuni pensano che sia qualcosa che ha a che fare con la new age, altri che significa rilassarsi.
Allora direi di partire da quella che è la definizione più diffusa, secondo cui la Mindfulness è la consapevolezza che emerge dal prestare attenzione di proposito, intenzionalmente, al momento presente in maniera non giudicante, momento dopo momento.

Questa definizione è di Jon Kabat Zinn, un biologo molecolare americano, che negli anni ’70 ha iniziato a sperimentare la mindfulness negli ospedali per aiutare coloro che erano affetti da malattie e dolori cronici o da ricadute di gravi depressioni, tutti casi di fronte ai quali la medicina di allora risultava poco preparata.

Kabat Zinn aiutava i pazienti a sviluppare una pratica di meditazione che ha radici nel buddismo e che aiuta le persone ad entrare in relazione con l’esperienza presente, con il “qui ed ora”, con quello che c’è nel momento presente, invece di distrarsi spostando l’attenzione su ciò che non c’è o su ciò che non dovrebbe esserci in base alle proprie aspettative. Attraverso la Mindfulness queste persone potevano accettare la propria condizione.
 
Quello che accade  alla gran parte di noi è di non riuscire a vivere il momento presente in maniera consapevole: troppo spesso siamo immersi in pensieri su cose che sono successe o al contrario ci preoccupiamo per cose che potrebbero accadere o su impegni che abbiamo in programma.
Siamo cioè costantemente rapiti dal passato o dal futuro, e di conseguenza, difficilmente riusciamo a sentirci davvero assorbiti da ciò che stiamo facendo, sentendo, pensando in questo preciso momento.
Questo fa sì che anche attività che potrebbero darci gioia e benessere spesso ci portano stress: ad esempio, quando arriviamo agli ultimi giorni delle nostre vacanze, anziché goderci il riposo e il divertimento, cominciamo a torturarci all’idea che finirà presto e che al rientro ci aspetta un periodo impegnativo e faticoso. 

Quindi la mindfulness ci aiuta a vivere meglio il tempo presente?

Proprio così, il tempo presente è l’unico che possiamo realmente vivere e non “pensare di vivere” come accade quando spostiamo la nostra attenzione e preoccupazione sul passato o sul futuro.
La mindfulness aiuta a concentrarci nel presente e questo ci può permettere di stare nelle cose, senza etichettarle come positive o negative. Questo consente di godere delle occasioni felici. Se invece, il momento presente è denso di problemi, la Mindfulness ci aiuta a riconoscere quali sono gli eventi che ci generano stress e gli effetti che hanno su di noi e, partendo da questa consapevolezza, diventa più facile capire e decidere cosa possiamo cambiare per stare meglio.

Ma in pratica cosa possiamo fare per allenarci alla mindfulness?

Il mio consiglio è di praticare alcuni semplici esercizi di meditazione, che ci aiutano ad entrare in ascolto del nostro corpo e del nostro respiro ed a connettere quello che sentiamo attraverso il corpo con i nostri pensieri e le nostre emozioni. A volte anche la semplice consapevolezza di un buon profumo che stiamo respirando nel momento presente può aiutarci ad allontanare lo stress.
La cosa positiva è che possiamo approfittare di ogni momento presente per allenarci alla mindfulness sia quando siamo da soli che quando siamo in mezzo agli altri.
Un buon punto di partenza può essere di provare a dedicarci alla pratica del respiro per qualche minuto, impostando ad esempio un timer nel cellulare in modo da non preoccuparci del tempo.

Consiglio di scegliere un luogo tranquillo, di sedersi su una sedia o per terra sostenuti da un cuscino, di tenere la schiena dritta ma non rigida, appoggiando le mani sulle cosce e di chiudere gli occhi in modo da limitare le distrazioni. Queste non sono indicazioni preparatorie, ma fanno già parte della pratica e dell’ascolto del proprio corpo. Una volta trovata la posizione in cui ci sentiamo a nostro agio, prestiamo attenzione alle sensazioni fisiche del respiro: l’aria che entra e che esce dalle narici, oppure il torace che si alza e si abbassa, o ancora l’addome che si gonfia e si sgonfia (ognuno sceglierà la zona in cui gli è più semplice, quel giorno, cogliere la sensazione del respiro). L’importante è di non “pensare” la sensazione, ma di percepirla fisicamente, ascoltando il corpo con attenzione. Sicuramente capiterà di distrarsi e di pensare ad altro, notiamolo e riportiamo con gentilezza l’attenzione al respiro. Accogliamo questi momenti con un sorriso perché accorgerci di esserci distratti è il momento della consapevolezza in cui comprendiamo dov’è la nostra mente. Ogni distrazione è la nostra occasione di allenamento.

Ma come dicevo prima questa è solo una delle cose che possiamo fare se siamo da soli. In realtà la mindfulness possiamo praticarla anche in mezzo agli altri e facendo anche piccole cose quotidiane. Ad esempio, mentre beviamo un tè possiamo provare a dedicare la nostra attenzione a questo gesto, senza chiacchierare, pensare ad altro o controllare il cellulare, concentrandoci solo nel gesto di bere il tè: facendo attenzione al profumo, al calore, al modo in cui il liquido caldo tocca le labbra e la bocca.

Ma possiamo fare la stessa cosa quando siamo in una riunione e stiamo ascoltando un collega che parla. Possiamo provare a prestare attenzione solo a quello che sta dicendo, guardandolo negli occhi, concentrandosi sulla sua voce e facendo attenzione alle emozioni che le sue parole ci stanno suscitando invece di distrarci pensando a quello che dobbiamo dire noi in risposta alle parole che stiamo ascoltando o a quello che gli altri stiano pensando.

 

Quali sono i benefici che possiamo conquistare grazie alla Mindfulness, pensando soprattutto agli ambienti di lavoro?

Ritengo che i benefici del praticare la Mindfulness siano davvero molteplici e interessano sia la sfera personale che quella professionale permettendo di migliorare la qualità di tutto quello che facciamo, dal preparare la valigia per partire per le vacanze, alla gestione di un progetto aziendale, alla ricerca di un’occupazione. Vi ho portato anche un pratico schema che credo riassuma molto bene molti dei benefici che può portare la Mindfulness sia attraverso il potenziamento o il depotenziamento di alcuni elementi ).
Quello che mi sembra importante sottolineare, anche con l’aiuto di questo schema, è che la mindfulness può aiutarci a migliorare contemporaneamente la qualità di quello che facciamo, la qualità delle relazioni che abbiamo con gli altri e la qualità della relazione che abbiamo con il nostro corpo e la nostra mente, quindi la nostra salute in generale.
Personalmente mi rappresento tutto questo come un circolo virtuoso che è anche un movimento che si allarga dalla persona, al gruppo, all’organizzazione sociale o professionale di riferimento per poter arrivare ad includere l’intera società.
Mi sembra anche importante dire che 
che la pratica della Mindfulness, aiutandoci ad essere più consapevoli di quello che proviamo, sentiamo, pensiamo attraverso il corpo, il cuore e la mente, ci permette anche di conquistare una “giusta distanza” rispetto ai problemi che viviamo al lavoro, senza farci travolgere dallo stress
essendo capaci di formulare valutazioni al posto di giudizi ed imparando anche a non reagire agli eventi per automatismi, abitudini o in modo inconsapevole, ma con l’attenzione a ciò che ci sta succedendo in quel momento.
Nella mia esperienza professionale la Mindfulness può essere di grande aiuto anche nella gestione dei conflitti favorendo la possibilità che si riescano a far emergere nuove soluzioni attraverso la volontà di integrare opinioni e punti di vista diversi. Soprattutto durante situazioni di conflitto, in cui la tensione emotiva è alta così come la tentazione di emettere dei giudizi bloccanti, la mindfulness ci aiuta: ad accettare la realtà per quella che è; a riflettere sul fatto che benessere e problemi, gioia e dolori, fanno parte della nostra esistenza e sono strettamente interconnessi; a vedere le cose con occhi nuovi mettendoci anche nei panni degli altri; a sospendere il giudizio su noi stessi e sugli altri riuscendo a parlare anche delle difficoltà e degli errori.
 

Hai qualche altro piccolo suggerimento per noi?

Fare cinque minuti di pratica meditativa prima di iniziare una riunione; portare attenzione al respiro in modo consapevole nelle piccole pause di quelle giornate in cui si passa da un incontro all’altro; praticare la gentilezza e la gratitudine nelle relazioni professionali; essere consapevole delle proprie emozioni indesiderate, come per esempio l’avversione verso un cliente o un collega, e riuscire a trovare in lui qualche cosa di bello (fosse anche solo la sciarpa che indossa) .. sono tutte esperienze che portano benefici immediatamente tangibili.

Nel ringraziare Rossella invitiamo i nostri lettori a conoscere qualcosa in più su di lei scaricando questa scheda ed a sperimentare la pratica della mindfulness con il supporto di questo file audio.

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