Una delle attività meno praticate, e più fraintese, nel mondo del lavoro è quella del networking.
Mi viene anche da pensare che il fatto che il networking ci sia abbastanza estraneo è anche legato al nome stesso di questa attività, nome che abbiamo importato, tal quale, dall’inglese e che non trova in italiano una traduzione efficace.
Il risultato è che molte persone non hanno chiaro cosa voglia dire, in concreto, fare networking e nutrono una certa diffidenza verso questo termine, associandolo spesso ad un concetto di auto-promozione e/o di “vendita” di se stessi che suscita in molti timore e quasi orrore in una catena di implicazioni che potrebbe essere, ad esempio, la seguente:
  • se faccio networking vuol dire che mi metto in piazza e devo “vendere” me stesso;
  • essere costretto a vendere me stesso vuol dire che non vengo apprezzato abbastanza per il lavoro che già faccio bene e per il tipo di persona che sono;
  • se devo vendermi devo impormi di limitare la mia autenticità facendo vedere solo il meglio di me e nascondendo i miei punti deboli;
  • non essere autenticamente me stesso va contro i miei valori;
  • quindi meglio stare a casa e lasciar perdere il networking.
 
Un’altra falsa convinzione rispetto al networking è che se lo possano permettere solo le persone estroverse, quelle molto socievoli, che amano stare in mezzo agli altri, che sono capaci di fare velocemente amicizia con tutti. In molti casi fare networking viene proprio frainteso con il concetto di fare amicizia con nuove persone.
 
In realtà
fare networking non significa auto promuoversi, ma significa riuscire a sviluppare delle relazioni di mutuo beneficio
in cui ottenere e dare qualcosa di utile reciprocamente, qualcosa che possa dare, contemporaneamente, un contributo positivo al proprio lavoro ed a quello degli altri.
 
Ovviamente è necessario anche ammettere che tutto questo non è facile: fare bene un’attività di networking richiede la capacità di mettere in campo diverse competenze ed è un lavoro lungo che richiede metodo e costanza ed i cui risultati non sono mai immediati, quelli migliori si raccolgono solo nel tempo.
Fare networking è un paziente lavoro di semina che implica accettare che non tutti i semi germoglieranno, che ci vuole tanta cura e che i frutti migliori si vedranno nel tempo.
 
Partendo da questa definizione è evidente, ad esempio, che NON è networking la pratica, sempre più in voga, di chiedere contatti in LinkedIn, a persone che non si conoscono e senza impegnarsi ad inviare un efficace messaggio personalizzato alla persona in questione in cui spiegare perché si è interessati ad entrare in contatto con lei. Ci si illude che valga il numero assoluto di contatti che si hanno e che, se qualcuno ci fa “entrare nella sua rete”, accadrà magicamente qualcosa di positivo senza necessità di fare dell’altro.
 
Così come NON è networking l’illusione, quando si sta cercando un nuovo lavoro, di inviare messaggi vari ai nostri contatti dicendo frasi generiche del tipo: “ciao, vorrei cambiare lavoro, se ti viene in mente qualcosa fammi sapere” oppure “ciao, ti mando il mio CV, se hai voglia fallo girare”. Perchè la nostra ricerca abbia successo, infatti, è bene avere le idee chiare su come chiedere un aiuto concreto per trovare lavoro attivando il nostro network. 
 
Ed infine, come ultimo esempio, NON è networking partecipare ad eventi (convegni, seminari, fiere, feste, etc.) andando in giro con la speranza che qualcuno si accorga di noi ed avvii una conversazione senza essersi in qualche modo preparati per quell’evento pensando, ad esempio, a che tipo di persone si vorrebbe incontrare, cosa si vorrebbe dire di sé a queste persone o cosa si vorrebbe chiedere di specifico a queste persone. Per fare un serio networking non basta la presenza!

Che cosa significa esattamente fare networking?

Fare networking è una vera e propria arte che richiede la capacità di:
 
  • avere delle idee specifiche su quello che si vuole ottenere dal proprio network ed anche su quello che si pensa di poter dare al proprio network;
  • trasformare queste idee in obiettivi;
  • definire uno specifico piano di azione per raggiungere questi obiettivi;
  • comunicare in maniera chiara, specifica, efficace con gli altri;
  • valutare periodicamente i risultati raggiunti ed affinare il tiro.
 
Per riuscire in tutto questo occorre anche allenare la propria autostima, il proprio livello di fiducia e di ottimismo nei confronti di sé stessi e degli altri, la propria autorevolezza ed il proprio carisma.
 
Come ho detto prima 
fare un efficace lavoro di networking non è facile, ma ci sono prove evidenti che chi ci riesce ottiene un maggior successo nel proprio lavoro e più alti livelli di soddisfazione.

Cosa si può fare, in concreto, per allenarsi nell'arte del networking?

  • Il primo passo è quello di costruirsi una mappatura della tipologia di persone che si vorrebbe avere nel proprio network, privilegiando anche persone molto diverse da noi per età, esperienza, settore, percorso di studi, etc.
 
  • Il secondo passo è di pensare, per ogni tipologia di persone inserita nella propria mappatura a quale tipo di contributo si vorrebbe ottenere da questo tipo di persone ed a quale contributo si potrebbe dare a questa tipologia di persone.
 
  • Il terzo passo è di fare una ricerca specifica per capire come arrivare a persone reali che appartengono ad ognuna delle tipologie presenti nella mappatura.
 
  • Il quarto passo è di definire, per ognuna delle persone identificate, cosa si può fare per entrare in contatto e che tipo di messaggio trasmettere ad ognuna di loro in termini di cosa chiedere e cosa proporre in cambio.
 
  • Il quinto passo è di sperimentare le azioni concrete, immaginate al punto precedente, e valutare che tipo di risultati hanno prodotto per poi perfezionare il proprio piano di lavoro.


Proviamo a fare un piccolo esempio.

Se sono un architetto ed ho voglia di ampliare il mio network perché vorrei prendere nuovi lavori nel campo delle ristrutturazioni di negozi di lusso potrei:
  1. definire che tra le tipologie di persone che è opportuno inserire nel mio network ci siano dei responsabili di punti vendita, auspicabilmente sia in Italia che all’estero e pensare, in particolare a quali punti vendita (marchi) mi piacerebbe contattare e perchè;
  2. definire che conoscendo il responsabile del punto vendita del marchio XY potrei fargli una serie di domande sulle principali esigenze che hanno a livello di ambiente sul proprio punto vendita e proporgli in cambio un sopralluogo per dargli qualche consiglio;
  3. cercare via LinkedIn o andando fisicamente in giro per le vie dello shopping alcuni responsabili da contattare;
  4. pensare per ogni persona individuata ad una serie di domande e di azioni concrete da fare;
  5. attivare il mio piano di azioni.

Se sono un manager attualmente senza lavoro e voglio chiedere aiuto ai miei contatti in LinkedIn sarebbe meglio:
  1. analizzare i contatti attuali e capire cosa chiedere nello specifico ad ognuno di loro;
  2. prepararsi ad inviare messaggi specifici del tipo: “Mi puoi presentare “tizio” perché vorrei chiedergli quale sarebbe il modo migliore per entrare in contatto con l’azienda in cui lavora al fine di presentare una mia candidatura? Oppure “Puoi leggere il mio CV e la mia lettera di presentazione che vorrei inviare all’azienda XY e dirmi cosa ne pensi a livello di chiarezza, interesse, contenuti? Oppure “Dal momento che devo fare un colloquio di lavoro con l’azienda XY puoi aiutarmi a rispondere a questo tipo di domande che penso di poter ricevere durante il colloquio?
 
Se sono una persona confusa rispetto al lavoro che vorrei fare in futuro e sono alla ricerca di ispirazioni per poter avere nuove idee sarebbe meglio:
  1. pensare a quali sono le persone che ammiro e che fanno un lavoro che mi piacerebbe conoscere meglio;
  2. cercare di entrare in contatto con queste persone formulando una richiesta specifica del tipo: “Buongiorno, non ci conosciamo, ma ho letto con interesse il suo profilo LinkedIn e vorrei chiederle se può avere qualche minuto per me perché mi piacerebbe conoscere meglio la sua storia professionale ed avere qualche ispirazione per il mio percorso. Al momento posso solo offrirle con certezza in cambio solo un invito a cena (oppure un forte senso di gratitudine), ma spero anche di poter scoprire di avere qualcosa da contraccambiare in futuro e la ringrazio in anticipo per la sua risposta”.
 
Se ho deciso di partecipare ad un evento meglio munirsi di biglietti da visita, di una buona dose di sorrisi e prepararsi una bella frase con cui spiegare in maniera chiara e sintetica perché ho deciso di partecipare all’evento e cosa sto facendo nella mia vita professionale.
 
Se ho voglia di organizzare un evento (ad esempio un invito a cena a casa mia o un aperitivo fuori) per conoscere persone nuove potrei immaginare a quali sono i miei amici più “social”, spiegare loro il senso ed il tema specifico dell’evento (ad esempio scambiarsi idee sui lavori più interessanti o sui problemi principali che stanno avendo nel loro lavoro) e chiedergli specificatamente di invitare 3 amici che non conosco e che pensano potrebbero essere interessati a partecipare ad un simile evento.

Fare networking non è vendersi, non è chiedere un favore, non è fare amicizie in una logica opportunistica, non è compiacere gli altri.

 
Fare networking è avere voglia di incontrare e generare una relazione positiva con persone diverse da noi chiedendo qualcosa di specifico e pensando di dare in cambio qualcosa di altrettanto specifico.