Se stai iniziando a leggere questo articolo è molto probabile che in questo momento il tuo cervello ti stia facendo visualizzare un elefante, a cui non penseresti mai se non avessi letto la frase del titolo. Il pensiero di un elefante, per la maggior parte delle persone molto raro, diventa un pensiero fisso dopo aver letto o ascoltato una simile esortazione.
 
Il motivo è molto semplice e risiede proprio nel funzionamento del nostro cervello che non “riconosce” la parola “non”. In sostanza il cervello ci fa fare la stessa cosa, cioè visualizzare nella nostra mente un elefante, sia che ci diciamo “pensa all’elefante” che “non pensare all’elefante”.
Ovviamente vale lo stesso se decidiamo di “non” pensare ad un orso, ad una formica, ad una persona che non sopportiamo, ad un problema che ci assilla, ad una paura che abbiamo, ad un dolore che sentiamo e così via.
 
Questo piccolo esperimento ci può aiutare, prima di tutto, ad essere più consapevoli di quanto il linguaggio che usiamo, cioè quello che diciamo, a noi stessi ed agli altri, abbia effetti molto potenti su quello che pensiamo e che poi facciamo.
 
Ci può aiutare a ricordarci che sarebbe meglio esprimere i nostri pensieri al positivo, soprattutto quando vogliamo che accada qualcosa. 
Se, al contrario, ci concentriamo su quello che “non” vogliamo, esprimendo quindi il pensiero in negativo, corriamo seriamente il rischio di richiamare costantemente quello che non vogliamo invece di allontanarlo dalla nostra mente.
Tutto questo non è un puro elogio del pensiero positivo e non implica esortare tutti a non vedere i problemi, gli ostacoli, le difficoltà. Come potete notare, anche rileggendo questa mia ultima frase, non è possibile una vita senza non!
 
D’altra parte ci sono numerosi studi nel campo delle neuroscienze che dimostrano come in alcuni casi, ad esempio 
quando dobbiamo fissarci degli obiettivi, sarebbe molto meglio aiutare il nostro cervello esprimendo le nostre intenzioni in positivo ed evitando, quindi, di utilizzare il “non”.
In primo luogo, quando usiamo la parola “non”, è molto probabile che l’emozione sottostante sia di tipo negativo: “non” vogliamo qualcosa perché ci fa arrabbiare, non ci piace, ci spaventa, ci ha stancati.
Il problema è che le nostre emozioni sono una sorta di attivatore della nostra attenzione e degli ormoni, del benessere o del malessere, che il nostro corpo produce e che hanno effetti significativi sia sul nostro stato d’animo che sui nostri livelli di energia.
 
Dal punto di vista chimico, se le emozioni che proviamo quando diciamo di “non” volere qualcosa sono di tipo negativo si attiverà la produzione di cortisolo che mette tutto il nostro sistema in uno stato di allarme e di tensione. Se, al contrario, esprimiamo quello che vogliamo con una frase al positivo, si attiverà la produzione di dopamina ed ossitocina che sono ormoni del benessere.
 
Sarebbe bene, quindi, imparare a fare attenzione a quello che ci diciamo quando fissiamo degli obiettivi ed ogni volta che ci viene da dire “non” voglio dovrebbe scattare una sorta di campanello di allarme che ci stimola a riformulare la frase in positivo eliminando il “non “.

Bisogna anche tenere presente che, sempre le neuroscienze, ci dicono che il nostro cervello ha la tendenza a prestare maggiore attenzione a quello che non va bene, ai pericoli, alle cose negative.
Alcuni studi sostengono che passiamo la maggior parte del nostro tempo ad elaborare pensieri negativi. Proprio per questo motivo è necessario imparare a contrastare questa tendenza naturale del nostro cervello verso il negativo esprimendo i nostri obiettivi in positivo.
 Il nostro cervello ha bisogno che vi sia coerenza tra le nostre intenzioni, le nostre aspettative e ciò a cui prestiamo attenzione per favorire la nostra capacità di produrre dei cambiamenti in direzione degli obiettivi che ci siamo prefissati.
Esprimere i nostri obiettivi in positivo significa dare al nostro cervello una sorta di promessa di felicità o di benessere, e questa promessa incentiva il nostro cervello a farci lavorare per raggiungere dei risultati positivi per noi.
Provo a fare qualche esempio di pensieri/obiettivi frequenti associati al lavoro che da negativi possono essere riformulati in una frase positiva.
 
Esempio 1:
 
“Non voglio più lavorare in questo posto perché il mio capo non mi rispetta” (negativo)
 
“Voglio cambiare lavoro e trovare un capo che mi rispetta” (positivo)
oppure
“Voglio trovare il modo affinché il mio capo mi dia maggiore rispetto”
 
 
Esempio 2:
 
“Non voglio parlare con quel collega perché non andiamo d’accordo” (negativo)
 
“Voglio capire come posso fissare alcune regole del gioco con quel collega per avere degli accordi su alcune cose specifiche” (positivo)
 
 
Esempio 3:

“Non voglio pensare a quel problema perché non ho idea di come risolverlo” (negativo)
 
“Voglio capire chi mi può essere di aiuto per risolvere quel problema” (positivo)
oppure
“Voglio riuscire a scomporre il problema in pezzi più semplici ed iniziare a prenderli in mano uno ad uno”
 
 
Esempio 4:
 
“Non voglio essere un disoccupato” (negativo)
 
“Voglio mettere in atto un piano che mi consenta di trovare un lavoro” (positivo)


Leggendo gli esempi credo che sia immediata la sensazione che le frasi in negativo tendono a mettere in una posizione di passività mentre quelle in positivo suggeriscono un’attivazione da parte della persona.
 
Per imparare a sviluppare la capacità di riformulare i pensieri espressi con il “non” in una formula positiva e capace di incentivare l’attivazione verso un obiettivo ci possono essere diverse tecniche.
Il primo accorgimento è quello di imparare ad ascoltarti per accorgerti di tutte le volte che pensi o dici qualcosa usando la parola “non”. Per riuscirci può essere anche utile parlarne con qualcuno di tua fiducia (un parente, un collega, un amico) affinché ti aiuti a far suonare l’allarme quando ti sente pronunciare il “non”.
 
Alcune persone riescono anche ad aumentare questo tipo di consapevolezza attraverso la meditazione che consente sia di prestare più attenzione a quello che si dice e anche ad indirizzare il nostro cervello verso percorsi più positivi senza abbandonarsi a pensieri negativi ed ossessivi.

Dopo aver sviluppato la capacità di accorgerti quando pronunci la parola “non”, potrebbe essere utile annotare la frase che hai pensato o detto e poi provare a riscriverla varie volte traducendola in un’espressione positiva (come il lavoro fatto negli esempi precedenti).
 
Per tornare all’elefante trovo doveroso precisare che la frase è il titolo di un libro scritto da George Lakoff, un famoso professore americano di scienze cognitive e di linguistica a Berkeley, che inizia sempre il suo corso universitario invitando gli studenti a fare l’esperimento di non pensare all’elefante. Il discorso di Lakoff si concentra poi a parlare di politica (l’elefante è il simbolo del partito repubblicano in USA), ma quello dell’elefante è davvero un ottimo e semplice spunto che vale per tutti noi.
“Ciò a cui prestiamo attenzione ed il modo in cui lo facciamo determina il contenuto e la qualità delle nostre vite” (cit.)