E’ un periodo che mi capita di vedere molte persone, con esperienza, che iniziano un nuovo lavoro. E devo constatare che
molti di questi commettono errori, direi “grossolani”, nel gestire il loro ingresso nel nuovo luogo di lavoro e nel nuovo ruolo.
Uso volutamente le due espressioni perché, quando si inizia un nuovo lavoro, anche se da una posizione “senior”, cioè con un certo numero di anni di esperienza alle spalle, quello a cui fare più attenzione è proprio la questione del:
  • nuovo luogo di lavoro: che significa diversa cultura, valori, persone incontrate rispetto al passato;
  • nuovo ruolo: perché anche se la persona avesse la stessa descrizione di ruolo assunta in contesti passati, nella realtà ogni ruolo è diverso in funzione del contesto in cui viene agito. Quello, cioè, che ci si attende da una specifica persona, in uno specifico ruolo, in una specifica organizzazione (e chiedo scusa per le ripetizioni) è necessariamente differente da tutto quello che si è vissuto in passato.
 
Allora dalla mia osservazione mi sembra che queste persone “senior”, puntando ad una macro-generalizzazione, possano essere distinte in tre grandi categorie:
 
  1. i super entusiasti
  2. i pavidi
  3. i saggi.
 
Le prime due categorie mi sembrano quelle più largamente popolate, mentre sarebbe più interessante stare nella terza, e proverò a spiegare il perché.

I super entusiasti

Sono quelli che arrivano sicuramente con una grande carica di entusiasmo, che ritengono “opportuno” far vedere a tutti, in ogni modo possibile, a rischio di essere:
  • onnipresenti (della serie che tendono a voler far subito tutto, o subissano tutti di tante mail, o vorrebbero partecipare ad ogni incontro, etc.);
  • eccessivamente giubilanti, anche per le piccole cose (della serie “fantastico….”, “super….”, magnifico…” pronunciato qualunque cosa ascoltino);
  • troppo sicuri di sé (della serie che tendono a pensare di aver capito, tutto e tutti, in pochi giorni ed emettono “giudizi”, “sentenze”, “pareri”, nella maggior parte dei casi non richiesti, ma che rischiano di essere interpretati come uno “sfoggio di competenza” o peggio di “presunzione o arroganza”);
  • immediatamente sulla difensiva rispetto al proprio ruolo (della serie che non accettano la necessaria fluidità dei passaggi di consegne e si “scandalizzano” che gli altri non tengano immediatamente conto della loro “presenza”).

Ora ovviamente l’entusiasmo è un’ottima cosa, ma come vedremo i saggi riescono ad interpretarlo in un modo più opportuno e meno pericoloso, per se stessi e per gli altri.

I pavidi

Sono quelli che hanno troppo timore di fare “passi falsi” e per questo non si autorizzano a fare alcuna:
  • domanda;
  • osservazione;
  • proposta.

All’opposto dei super entusiasti corrono il rischio che la nuova organizzazione che li ha accolti si dimentichi presto di loro perché fanno di tutto per apparire quasi “invisibili”. In loro c’è un nucleo di saggezza, che è quello di voler capire, prima di esprimersi, ma come vedremo i saggi, anche in questo caso, riescono ad osservare e capire senza apparire poco appassionati, o poco interessati, o poco competenti, come rischiano i pavidi che sembrano accettare tutto quello che gli accade nel nuovo lavoro come un “dato di fatto” e possono dare l’impressione di non aver capito bene quale sia il loro ruolo ed il contributo atteso da loro.

I saggi

Sono quelli che partono da alcune premesse iniziali:
  • anche se hanno delle competenze, sanno che avranno bisogno di capire bene quali sono le caratteristiche specifiche del nuovo ruolo e del nuovo contesto lavorativo prima di decidere come possono agire e, quindi, come possono valorizzare le competenze che hanno;
  • vivono la nuova esperienza come una opportunità di apprendimento prima che di sfoggio delle loro competenze;
  • sono consapevoli che la conoscenza della nuova realtà in cui sono entrati passa da una loro osservazione attiva, ma anche dalla costruzione di solide alleanze con altri;
  • sanno che la prima aspettativa, insita nel loro inserimento, è quella di portare energia ed uno sguardo nuovo, ma aperto e positivo, sulla organizzazione che li accoglie;
  • hanno la ferma volontà di non avere pregiudizi o preconcetti, e di cercare di vedere le cose per quelle che sono con un reale spirito di curiosità e di scoperta.
 
Partendo da queste premesse i saggi:
  • fanno domande, prima di pensare di dare risposte, con spirito sinceramente curioso e non giudicante;
  • sono “umili” nel senso che “sanno di non sapere” le specificità del nuovo lavoro e non fanno fatica a riconoscerlo;
  • cercano di comprendere la cultura ed i valori della organizzazione e del team in cui sono entrati, per comprendere il senso di alcune decisioni, azioni o comportamenti da parte degli altri (e per questo sono ad esempio curiosi della storia delle persone e della organizzazione nel suo complesso);
  • si fissano delle priorità di comprensione ed anche di raggio di azione e le esplicitano alle altre persone per essere chiari in termini di aspettative;
  • concordano, quindi, obiettivi chiari e specifici su cui concentrarsi ed esplicitano chiaramente il modo in cui intendono lavorare senza lasciare nulla per scontato;
  • chiedono feedback agli altri, molto veloci e frequenti, per capire il percepito da parte degli altri e per costruirsi alleanze;
  • non fanno paragoni con precedenti esperienze, né intimamente, né esternandole ad altri (della serie “io ho fatto…”, “io ho gestito…, “io ho sempre fatto così”, etc.) perché sono consapevoli che ogni realtà è unica e come tale va trattata;
  • sanno che saranno valutati per i risultati che saranno capaci di portare nel medio-lungo periodo, e che tra questi risultati c’è anche lo spirito di collaborazione che saranno stati capaci di creare attorno a sé.
 
I “super entusiasti” ed i “pavidi” nella realtà sono spesso delle persone insicure o quantomeno che hanno bisogno, costantemente, del riconoscimento degli altri, per fondare la loro sicurezza.
I “saggi” sanno che ogni nuovo lavoro è una scommessa
tanto per se stessi, quanto per l’organizzazione che li accoglie e si mettono in gioco con coraggio, e quindi anche con una necessaria dose di paura, che è l’ombra di ogni coraggio.
 
Se stai per iniziare un nuovo lavoro cerca di ispirarti alla categoria dei saggi, o se sei diventato collega di un nuovo assunto senior nella tua organizzazione cerca di aiutarlo ad essere un “saggio”, invece che un “super entusiasta” o un “pavido”.
Perché il fallimento di un nuovo inserimento è un fallimento dell’individuo, ma a pensarci bene è un problema per l’intera organizzazione in termini di investimento di tempo e di energie.
Quindi ben venga anche la “saggezza” nell’accogliere i nuovi venuti e nel fare in modo che non perdano la bussola per un eccesso di entusiasmo, di sicurezza o di insicurezza.
 
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