“La padronanza personale significa affrontare la propria vita come un lavoro creativo, vivere la vita da un punto di vista creativo in contrapposizione ad un punto di vista reattivo” (Peter Senge)
La padronanza personale è una espressione utilizzata da Peter Senge in un suo famoso libro intitolato “La quinta disciplina” (Sperling & Kupfer Editori) e ne parlo perché penso che sia un ingrediente fondamentale per riuscire a lavorare bene ed a produrre risultati avendo la giusta motivazione ed energia.
 
La padronanza personale è una competenza, non è qualcosa con cui si nasce e, pertanto, si può sviluppare ed allenare nel tempo e riguarda tutti noi, indipendentemente dal lavoro che facciamo o dal livello di esperienza che abbiamo.
 
Per padronanza personale si intende la capacità di:
“chiarire ed approfondire continuamente la nostra visione personale, concentrare le nostre energie, sviluppare la pazienza e vedere la realtà in modo obiettivo”.
Le persone con elevati livelli di padronanza personale hanno molte di queste caratteristiche:
 
  • hanno una buona fiducia in se stesse, ma anche negli altri;
 
  • si sentono in diritto di ricercare e di provare ad esprimere le proprie inclinazioni ed aspirazioni;
 
  • riescono a comunicare il proprio progetto ed i propri obiettivi agli altri;
 
  • concentrano le loro energie soprattutto nel valorizzare quello che hanno di positivo piuttosto che tentare di rimuovere i propri punti di debolezza;
 
  • sono consapevoli delle proprie aree di ignoranza e di incompetenza, ma non le vedono come un ostacolo diretto piuttosto come qualcosa da imparare a gestire o su cui pianificare degli apprendimenti;
   
  • hanno voglia e capacità di condividere con gli altri idee, progetti, problemi, interrogativi;
 
  • hanno un forte spirito di iniziativa unito ad un forte senso di responsabilità;
 
  • hanno il coraggio di rischiare pur riconoscendo le proprie paure;
 
  • fanno le cose con grande impegno, ma riescono anche a non prendersi troppo sul serio nel senso che riconoscono di non dover “reggere o salvare” il mondo.
 
 
La padronanza personale consente di affrontare la propria vita come un lavoro creativo e di viverla sulla spinta della curiosità e non della paura, raggiungendo i risultati che effettivamente si vogliono.
 
Chi coltiva la padronanza personale fa essenzialmente quattro cose:
 
  1. chiarisce continuamente quello che è importante per lei/lui, quindi quello che vuole ottenere/raggiungere e quale è la sua visione personale;
  2. cerca di imparare a vedere la realtà che sta vivendo con sempre maggiore chiarezza, anche attraverso il confronto con gli altri, per capire meglio dove si trova e che sistema di opportunità/vincoli ci sono da fronteggiare;
  3. confronta la propria visione con lo stato di realtà e capisce quale è lo scarto con cui si deve misurare, mettendo già in conto la necessità di perseveranza. Questo scarto Senge lo chiama “tensione creativa” e per lui è proprio il motore che spinge le persone a migliorare;
  4. gestisce i momenti in cui rischiano di prendere il sopravvento le credenze contraddittorie e gli inevitabili boicottaggi che siamo capaci di mettere in campo contro noi stessi. Esempi di credenze contraddittorie sono l’idea di essere “impotenti” cioè di non poter far nulla per modificare la realtà o l’idea che non ci meritiamo di aspirare a determinati risultati. Esempi di boicottaggi sono l’idea che bisogna essere più preparati prima di iniziare a fare qualcosa o l’idea che bisogna prima finire bene una cosa per iniziarne un’altra. La gestione implica innanzitutto la disponibilità ad ammettere queste credenze e questi boicottaggi come possibili, ma anche a vederne la temporaneità e ad evitare di identificarsi completamente con queste idee.
 
L’essenza della padronanza personale si gioca sulla volontà e sulla capacità di alimentare costantemente queste quattro fasi avendo voglia di stare sempre in uno stato di “tensione creativa”.
 
Chiudo dicendo che anche le persone che hanno bassi livelli di padronanza personale possono arrivare a raggiungere obiettivi importanti e soddisfacenti nella propria vita, solo che ci riescono facendo leva sulla propria forza di volontà e sul proprio senso di responsabilità, ma pagando anche grossi prezzi personali in termini di tensione ed esaurimento di energie. Peraltro possono correre anche il rischio di arrivare a raggiungere gli obiettivi, salvo scoprire poi, nel proprio intimo, che questi obiettivi sono stati scelti da altri e non erano quelli che si sarebbero dati autonomamente ascoltando di più se stessi.
Coltivare la padronanza personale potrebbe consentire di alleggerire questi prezzi e questi rischi e tutti gli effetti collaterali che ne conseguono.
 
“Voglio fare di tutto per tirare fuori cose belle dalla mia esistenza” (Elizabeth Gilbert)