Il periodo di prova è un momento molto importante e delicato
indipendentemente dall’età che hai, dal tipo di ruolo per cui sei stata/o assunta/o, dal tipo di contratto di lavoro (stage, a tempo determinato, a tempo indeterminato, apprendistato, interinale, etc.).
 
E’ infatti un momento in cui avviene la reale conoscenza tra la persona e l’organizzazione in cui si è inserita per lavorare ed in cui, entrambe le parti, possono capire se hanno fatto la scelta giusta.
Quello che si pensa di capire durante la fase di selezione è sempre molto parziale e la vera scommessa inizia proprio a partire dal primo giorno di lavoro e dura, in maniera molto intensa, almeno fino al termine del periodo di prova (o del tempo di un contratto a tempo determinato molto breve).
 
Pur non essendoci delle statistiche ufficiali la mia impressione è che sia molto alto il numero di persone che non superano il periodo di prova o che, pur superandolo, in realtà non lo fanno con una piena soddisfazione delle aspettative iniziali, di una o di entrambe le parti, e questo determina, pur con un contratto confermato, una vita lavorativa più difficile nel prosieguo.
Se si vedono i curricula delle persone spesso si capisce, dai termini di permanenza, che non hanno superato il periodo di prova e capita davvero a tutti, anche a blasonati e competenti manager, il rischio di un cosiddetto “rigetto”.
 
Uno dei possibili motivi che determinano l’insuccesso del periodo di prova è una sottovalutazione dello stesso sia da parte della persona che dell’organizzazione.
Il periodo di prova richiede una strategia, una organizzazione ed una gestione perché sia un successo per entrambe le parti.
Sicuramente è sbagliato considerarlo una pura formalità da contratto, oppure un periodo comunque troppo breve per valutare completamente la persona.
 
In generale c’è una buona coerenza tra la durata del periodo di prova ed il tipo di ruolo lavorativo che si deve svolgere, quindi, se c’è una buona gestione di questo periodo il tempo è sicuramente sufficiente per avere tutti gli elementi per capire se si è fatta la scelta giusta, o se e come, vanno riviste le aspettative che si avevano al momento dell’assunzione.
Esistono numerose attività che si possono mettere in campo durante il periodo di prova 
e valgono, sia nel caso in cui si entra a far parte di un’azienda molto strutturata, che organizza molto bene la fase di inserimento di una nuova persona, e sia, o forse direi soprattutto, quando si entra a far parte di organizzazioni più piccole, meno organizzate o in fase di cambiamento organizzativo.
 
Sono attività e consigli che valgono per i giovani ed i meno giovani, per chi è alla prima esperienza e per chi vanta una lunga carriera. Ne provo ad elencare una serie, sta poi ad ognuno scegliere quali applicare, ma di certo possono essere un valido aiuto. L’importante è decidere di seguirli e di farlo con coerenza e costanza durante tutto il periodo di prova o durante i primi mesi di lavoro anche se non si ha un “formale” periodo di prova.
 
1. Tenere un diario in cui annotare nomi delle persone con cui hai iniziato a lavorare, richieste che ti hanno fatto, cose che non hai capito e quindi domande da fare, attività che ti sono state assegnate e se le hai fatte con facilità o con difficoltà, cose che ti sembra vadano molto bene e cose che ti generano confusione, competenze che ti sembra di riuscire a mettere in campo e competenze che ti sembra di non avere per fare le attività che ti sono richieste, etc. Un diario simile ti consente di tracciare una storia ed anche di avere materiale prezioso in termini di esempi concreti quando ti troverai a parlare di come sta andando il tuo lavoro.

2. Crearti, su base giornaliera o settimanale, una lista di attività e di priorità e concordarla con il tuo capo per capire se quanto pensi di fare è in linea con le sue aspettative e con le esigenze della organizzazione. Questo vuol dire dimostrare sin da subito di avere un atteggiamento proattivo e non di aspettare, in una logica passiva e di attesa, che qualcuno ti dica cosa fare. Proporre una lista è anche un modo per agevolare il modo in cui il tuo capo deve gestirti e quindi è sicuramente una cosa molto utile.

3. Mantieni il tuo capo costantemente informato su quello che hai fatto, puoi farlo, ad esempio, scrivendo una mail riepilogativa, o chiedendo un veloce incontro.

4. Avere la mente aperta e dimostrare curiosità, in una prima fase soprattutto attraverso l’osservazione, ed in una seconda fase ponendo domande dopo aver capito chi sono le persone più giuste per rispondere, sia in termini di competenze che di disponibilità che possono avere nei tuoi confronti. L’osservazione serve anche per capire “le regole non scritte dell’organizzazione” e per evitare di fare cose che possono apparire troppo stravaganti per il nuovo contesto (mi riferisco anche a cose semplici come il modo in cui la gente si veste, quante pause caffè fanno, come gestiscono la relazione tra di loro, il linguaggio che hanno, etc.).

5. Avere la mente aperta significa anche non avere preconcetti, non trarre conclusioni affrettate e non “bruciare” energia facendo costantemente confronti o con le proprie aspettative o con lavori precedenti. Quello che è davvero importante è riuscire a calarsi nella nuova realtà lavorativa per quella che è e cercare di vederci e di estrarre tutto quello che ci può essere di buono, di interessante, di nuovo (ed appuntarlo nel diario…).

6. Dimostrare flessibilità, pazienza e capacità di adattamento che sono doti sempre importanti in ogni lavoro ed assolutamente essenziali nelle fasi iniziali di un nuovo lavoro. E’ altamente probabile, infatti, che ti possano chiedere di fare attività che non ti aspettavi, o di non avere tutte le informazioni per riuscire a farle, o che ci siano dei cambi repentini di programma. Dovresti considerare che ti stai “innestando” in una organizzazione nuova per te e che la capacità di adattamento è essenziale per trovare lo spazio giusto. Dimostrare queste doti non significa “subire” tutte le richieste, ma il suggerimento è di fare sempre quello che viene richiesto e di annotare nel diario eventuali problemi per poi gestirli e chiarirli in una fase successiva e nel contesto più adatto.

7. Mostrare entusiasmo ed un buon livello di energia. Rispetto alle altre persone già presenti nell’organizzazione i nuovi entranti hanno assolutamente la responsabilità di assicurare una iniezione di ottimismo, di fiducia, di energia, di voglia di fare non essendo appesantiti da eventuali dinamiche organizzative negative e pregresse.

8. Lavorare sodo (anche dimostrando in una prima fase disponibilità ad orari di lavoro più lunghi pur di terminare un lavoro assegnato in cui si deve scontare una “inefficienza fisiologica” legata al nuovo lavoro), offrire spontaneamente il proprio aiuto agli altri, dimostrare sempre grande gentilezza.

9. Sfidarsi in termini di velocità di apprendimento e dopo qualche settimana di lavoro costruirsi, anche autonomamente, un piano a 30/60/90 giorni indicando quali dovrebbero essere gli obiettivi di apprendimento da conseguire ed i primi risultati da portare con il proprio lavoro, condividendo poi questo piano con il proprio capo.

10. Essere puntuale ed affidabile rispetto agli impegni assunti o “alzare la mano” e chiedere aiuto quando pensi di essere in difficoltà per mettere in condizione gli altri di prevenire eventuali problemi legati al tuo lavoro, invece di doverne gestire dopo, e magari in emergenza, le conseguenze. Se ti trovi in una situazione in cui devi chiedere aiuto perché sei in difficoltà fallo, comunque, con una modalità proattiva provando già a fornire delle tue idee e suggerimenti su come si possa risolvere il problema.

11. Man mano che capisci il lavoro che ti è stato assegnato ed il contesto in cui stai lavorando, se hai qualche proposta di miglioramento, prova sicuramente a costruirla e proporla, ma prima assicurandoti di aver fatto, comunque, quello che l’organizzazione ti ha chiesto. Quindi le nuove proposte vanno bene, ma solo dopo aver dimostrato che sei anche in grado di rispettare quello che ti viene chiesto di fare. In molti casi le persone che entrano in una nuova organizzazione sono proprio chiamate anche a portare dei cambiamenti, ma è sempre importante fare nuove proposte in maniera costruttiva e scegliendo il momento ed il contesto giusto, dopo avere capito davvero il funzionamento di quella organizzazione e perché sono state fatte alcune scelte del passato. Il tutto possibilmente, senza emettere giudizi sul passato o confronti impietosi con altre organizzazioni in cui si è lavorato prima.

12. Cerca di capire chi possono essere, all’interno del luogo di lavoro, dei possibili mentori e degli alleati, cioè persone che possono darti consigli utili ed un supporto nel caso delle inevitabili difficoltà dell’inizio. Cerca di stringere con queste persone dei rapporti sinceri, cordiali e costruttivi ed, in ogni caso, cerca di concentrarti per ricordare rapidamente i nomi, i volti ed i ruoli di tutte le persone che fanno parte dell’organizzazione perché è un modo per dimostrare le tue capacità relazionali, di concentrazione e di quanto ci tieni alle persone.

13. Nel caso in cui si commettano degli errori è meglio dichiararli subito, invece di provare a nasconderli, negarli o cercare di risolverli da soli. Gli errori, soprattutto nelle prime fasi, sono inevitabili, ma è importante gestirli con spirito costruttivo, onesto e cercando di capire quali apprendimenti possono generare per il futuro.

14. Chiedere periodicamente (al minimo ogni mese) al proprio capo un feedback su come sta andando il lavoro ed arrivare a questo incontro già preparati anche con una propria autovalutazione sulla scorta di tutte le riflessioni che si sono annotate nel diario.

15. Anche utilizzando quello che emerge durante gli incontri di feedback arrivare a costruire progressivamente, ed autonomamente, una propria descrizione di ruolo che indichi quali sono le attività, le responsabilità principali e gli indicatori attraverso cui si potranno valutare i risultati effettivamente conseguiti.

 
Buona fortuna e buon periodo di prova!