#artedilavorare è l’arte di scegliersi dei buoni compagni di viaggio
Sono profondamente convinta che la qualità del risultato del lavoro di ognuno, il livello di successo e di riconoscimento, dipendono fortemente anche dalle scelte che ogni giorno la singola persona compie rispetto alle persone ed alle cose di cui circondarsi.
 
Una delle responsabilità principali che abbiamo nei confronti di noi stessi e del nostro lavoro è proprio quella di scegliere con attenzione di chi vogliamo circondarci, perché anche questo influenzerà nel bene o nel male quello che riusciremo a fare o i prezzi che dovremo pagare per portare a casa dei risultati.
 
E’ un gioco che inizia sin dai tempi della scuola e che prosegue per tutta la vita.
Mi riferisco al complesso di persone, di luoghi, di stimoli (libri, musica, arte varia, etc.) che possiamo scegliere per comporre la nostra personale squadra di supporto.
E’ una questione che vale per tutti, e non penso solo al team di lavoro che hanno le persone che ricoprono ruoli di responsabilità o di vertice all’interno delle organizzazioni.
 
Ognuno, dal giovane che inizia il suo primo lavoro al professionista free lance, dall’infermiere al medico, dall’impiegato contabile al direttore generale, ha bisogno di una personale squadra di supporto ed il modo in cui decide di comporla può fare una grande differenza per il suo lavoro.
 
Nella realtà, invece, scopro spesso che
le persone dedicano poca attenzione a scegliere e comporre la propria squadra ed accettano, man mano, quello che la vita personale e lavorativa offre spontaneamente.
A volte si fanno incontri più fortunati, a volte meno.
Personalmente ho visto tante persone di talento bruciare il proprio valore proprio perché si sono circondate di persone sbagliate o quantomeno difficili, o hanno pensato di non aver bisogno di nessuno potendo fare tutto da soli.
 
Ognuno di noi di fatto non sceglie le carte con cui deve iniziare a giocare, ma nel corso del gioco compirà delle scelte, pescherà delle altre carte e deciderà se tenerle o meno e come comporle, e questo influenzerà il risultato del gioco. Ed è un gioco che non finisce mai.
 
Le carte che noi abbiamo sono gli amici, i colleghi, i capi, i soci, i mentori, i maestri, i libri, i film, la musica e così via. Tante cose che fanno parte della nostra vita e che possono essere di aiuto anche nel nostro lavoro, purché ne siamo consapevoli e li scegliamo con attenzione. Possono essere persone che conosciamo o persone che non conosciamo direttamente, ma che possono darci supporto con quello che dicono, scrivono, fanno. Possono essere contemporanei o vissuti nel passato. Possono essere reali o addirittura immaginari.
 
Ognuno di noi, in funzione delle proprie caratteristiche, valori, interessi, potrebbe e dovrebbe poter dire:
 
Quale è la gente che mi piace e di cui vorrei circondarmi nel mio lavoro?
 
Cosa mi aiuta ad avere energia, idee, stimoli?
 
Chi mi dà supporto, mi aiuta a vedere le cose diversamente, mi sostiene?
 
Da chi posso imparare?
 
Chi mi aiuta a vedere le cose con franchezza?
 
Alcuni criteri di selezione, per comporre una personale squadra di supporto, possono essere:
 
  • persone che sono “pro” qualcosa, cioè persone che hanno un atteggiamento positivo e costruttivo;
 
  • persone che hanno alcune competenze ad un livello eccellente (possono essere competenze tecniche, gestionali, relazionali, comunicative, etc.);
 
  • persone che possono trasferire qualcosa, da cui poter imparare;
 
  • persone che hanno dimostrato nella loro vita di essere resilienti e di essere capaci di affrontare le difficoltà con spirito costruttivo;
 
  • persone curiose e che la pensano diversamente;
 
  • persone che hanno la capacità di alleggerire le situazioni;
 
  • persone che riescono a parlare esprimendo i concetti in maniera precisa e circostanziata;
 
  • persone che ascoltano senza giudicare.
 
 
Ho parlato di persone, ma alcune di queste caratteristiche si possono trovare anche leggendo libri, vedendo un film, ascoltando una musica, andando ad una mostra d’arte, partecipando ad un convegno.
 
Essere più consapevoli che possiamo e dobbiamo comporre la nostra squadra ci può aiutare anche a non disperdere tempo ed energie nei confronti di persone, cose, situazioni, luoghi troppo distanti dai parametri che abbiamo definito come i più giusti per noi.
 
Italo Calvino, nel libro Le città invisibili, fa dire a Marco Polo:
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
 
Con parole di altissimo livello questo per me esprime molto bene l’arte di circondarsi di persone, cose, luoghi che possono rappresentare, per il nostro lavoro, un supporto ed un sostegno importante e vitale.
 
E tu di chi ti circondi?