Quali nuove competenze hai sviluppato o migliorato nell’ultimo anno?
 
Su cosa ti sei esercitata/o nell’ultimo mese prima di metterla in pratica nel tuo lavoro?
 
Cosa vorresti imparare nei prossimi sei mesi?
Se hai risposto con facilità a queste domande meriti sicuramente un complimento perché, con altissima probabilità, vuol dire che hai in testa, e forse anche per iscritto, il tuo piano di sviluppo professionale.
 
Se, invece, le domande ti appaiono interessanti, ma ti è meno immediato dare una risposta, allora potrebbe essere che hai un’attenzione verso il tuo sviluppo professionale, ma non hai dedicato tempo sufficiente per renderlo più chiaro e concreto.
 
Nella realtà, uno degli elementi principali che determinano, sicuramente nel medio-lungo periodo, una differenza professionale tra le persone riguarda proprio la volontà e la capacità di avere sempre presente il proprio piano di sviluppo professionale.
Il piano di sviluppo professionale è qualcosa che dovrebbe mettere insieme i nostri desideri, i nostri interessi, le nostre ambizioni con i bisogni, le esigenze, le opportunità ed i feedback del contesto professionale in cui operiamo o in cui vorremmo lavorare in futuro.
Questo tipo di piano rappresenta, pertanto, la somma delle decisioni e delle azioni che la persona desidera realizzare per assicurarsi lo sviluppo, la crescita ed il miglioramento costante delle proprie conoscenze (quello che sa, che conosce) e competenze (quello che sa fare, che sa mettere in pratica). Come abbiamo spiegato in questo articolo, il miglioramento e l’apprendimento continuo infatti nutrono il nostro cervello, e ci permettono di mantenere un posto nel mondo del lavoro.
 
Per capire che livello di chiarezza si ha sul proprio piano di sviluppo professionale, o per iniziare a realizzarne uno, può essere utile raccogliere, e mettere per iscritto, una serie di elementi e di riflessioni, magari componendo una semplice tabella in excel.
 
In linea generale per lavorare al proprio piano di sviluppo professionale le fasi utili possono essere tre:

Fase 1: la raccolta di dati, spunti, esempi

Per cominciare sarebbe interessante avere, o costruirsi, da soli o con l’aiuto del proprio capo o di colleghi, l’elenco delle competenze che sono associabili al tipo di lavoro che si sta facendo, o che si vuole fare, distinguendole in competenze tecniche, competenze organizzativo-relazionali (chiamare anche competenze soft) ed attitudini personali.
 
Una volta costruito l’elenco si può avviare un lavoro di autovalutazione per capire quali sono i propri punti di forza, ovvero le competenze in cui ci si sente più forti, e quali quelle in cui ci si valuta più deboli.
Per fare questa autovalutazione sarebbe utile associare ad ogni competenza degli esempi di comportamenti, o di attività, o di risultati e successivamente pensare a quali casi professionali concreti, ad esempio negli ultimi sei mesi, possono confermare il tipo di valutazione, positiva o critica, che ci stiamo dando.

Quali sono stati, ad esempio, delle situazioni professionali in cui pensiamo di aver fatto particolarmente bene? Quali competenze abbiamo utilizzato in questi casi? Oppure, al contrario, quali sono stati episodi lavorativi che ci hanno creato stress, forse perché ci sentivamo incapaci o perché erano situazioni completamente nuove? Quali tipi di competenze avremmo potuto o dovuto avere per affrontare meglio questo tipo di situazioni?
 
In questo lavoro di ricostruzione può anche essere utile richiamare alla memoria dei feedback, dei commenti, delle valutazioni, dei complimenti o al contrario delle delle critiche che abbiamo ricevuto da altri rispetto al nostro lavoro e che possono renderci più consapevoli di ciò che abbiamo fatto e dei risultati ottenuti (sia positivi che negativi), e indicarci le conoscenze su cui sarebbe opportuno far convergere il nostro piano di sviluppo personale.
 
Infine può essere interessante riflettere, ad esempio, sui principali cambiamenti che stanno avvenendo nel settore in cui lavoriamo, o vorremmo lavorare, piuttosto che sulle strategie dell’organizzazione di cui facciamo parte, per ottenere nuovi spunti da associare a conoscenze che sarebbe opportuno sviluppare per essere pronti a cogliere le nuove opportunità del mondo del lavoro, che è in continuo cambiamento. Questa riflessione può essere molto utile anche per evitare che il nostro modo di lavorare diventi obsoleto, dandoci lo spunto per aggiornare e innovare almeno una piccola parte del nostro lavoro.
 
Questa fase di raccolta dati dovrebbe, in sostanza, permetterci di costruire un primo elenco di competenze e di distinguere tra:
  • conoscenze e competenze che sono già un nostro punto di forza, ma su cui vorremmo continuare a migliorare;
  • conoscenze e competenze che riteniamo essere un nostro punto di debolezza e su cui ci piacerebbe migliorare.
 

Fase 2: l’elaborazione del piano

Per elaborare il vero e proprio piano di sviluppo professionale può essere sufficiente costruire una tabella (in fondo all'articolo è possibile scaricare un file già impostato) in cui selezionare l’elenco definitivo delle conoscenze e delle competenze che si intendono sviluppare e poi associare in colonna, ad ognuna delle competenze selezionate, alcuni dati tra cui:
 
  • se si tratta di una competenza che abbiamo deciso autonomamente di sviluppare o se questo sviluppo ci è stato suggerito o richiesto da altri;
  • qual è il periodo di tempo in cui pensiamo possibile sviluppare questa competenza;
  • quali sono, in concreto, le azioni che pensiamo di mettere in campo per sviluppare questa competenza;
  • in quale modo, quindi attraverso quali risultati tangibili o visibili, potremo dire di aver sviluppato questa competenza, cosa saremo in grado di fare, cosa gli altri vedranno di diverso in noi;
  • quali sono le persone di nostra conoscenza che hanno questa competenza e che potremmo assumere come benchmark o come mentori in questa nostra fase di sviluppo;
  • chi altro ci potrà aiutare per sviluppare questa competenza.

Fase 3: la realizzazione e valutazione del piano

La terza fase implica:
 
  • la realizzazione delle azioni che abbiamo previsto nel nostro piano;
  • il monitoraggio periodico di eventuali scostamenti anche per comprendere quali difficoltà stiamo incontrando nel realizzare le azioni e cosa potremmo fare di diverso per correggere o modificare il tiro;
  • una valutazione finale di quello che abbiamo effettivamente fatto e dei risultati che siamo riusciti ad ottenere;
  • un rilancio del piano con la definizione di nuovi obiettivi o con la modifica di quelli esistenti, anche in funzione dei risultati effettivamente conseguiti o di nuove esigenze, personali o esterne, che sono maturate nel periodo.
"Continua a piantare i tuoi semi, perché non saprai mai quali cresceranno – forse lo faranno tutti."
(Albert Einstein)
Se hai voglia di lavorare al tuo piano di sviluppo professionale ed hai bisogno di qualche consiglio scrivici!

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