La risposta a questa domanda non è così semplice come potrebbe sembrare. In apparenza potremmo essere tentati di dire, rispetto al mondo del lavoro, che un professionista è una persona che ha una grande esperienza, mentre un dilettante è una persona alle prime armi.
Ma nella realtà questa risposta potrebbe essere errata, perché si può rimanere dei “dilettanti” anche dopo aver lavorato tutta una vita, oppure si può agire da “professionisti” sin dai primi giorni della propria vita lavorativa.
Perché?
Perché credo che la differenza tra un professionista e un dilettante risiede soprattutto nelle convinzioni, e quindi nei comportamenti, che hanno e non tanto nelle competenze o nei risultati che producono.
Provo, pertanto, a stilare un elenco delle principali convinzioni e comportamenti che differenziano un professionista da un dilettante.
 
Il professionista:
 
  • sa che sta “giocando” un gioco infinito in cui avrà sempre da imparare e non si sentirà, quindi, inadatto se non sa ancora qualcosa, ma vivrà questa “non conoscenza” come uno spazio di scoperta e di apprendimento;
  • riesce a stabilire dei confini tra le varie attività che fa, e non è ossessionato dal suo lavoro facendolo diventare pervasivo di tutta la sua vita, con il rischio di essere super stressato;
  • sa distinguere tra le attività davvero importanti e quelle che non lo sono per utilizzare bene il suo tempo;
  • si assume le sue responsabilità, cioè sa che può decidere come rispondere anche alle situazioni che non dipendono da lui/lei, invece di assumere un comportamento da vittima o accusatorio nei confronti degli altri;
  • non prende le critiche come una questione personale, ma è in grado di valutarle per quello che possono dargli come apprendimento, a seconda della fonte da cui provengono, o decide di non tenerne conto, se la fonte non è autorevole;
  • in ogni caso sa che non si può piacere a tutti e non si possono accontentare tutti;
  • non considera errori e fallimenti come un segno di debolezza o di colpa, ma come una fonte di apprendimento e di miglioramento o quantomeno come un inevitabile scotto da pagare nella via per il successo (come canta De Gregori “un giocatore non si giudica da un calcio di rigore”);
  • celebra i successi e riconosce che sono frutto delle sue competenze, determinazione ed anche di un pizzico di fortuna che non guasta mai, cioè capisce anche che non tutto è, e può essere, sotto il suo controllo (nel bene e nel male)
  • fa le cose anche quando non è completamente motivato/ispirato, perché sa che ha delle responsabilità e quindi il suo motto potrebbe più facilmente essere “fatto è meglio di perfetto”;
  • si da obiettivi e scadenze chiare e specifiche e trova il modo di rimanere concentrato per rispettarle senza cercare scuse, o cadere nella tentazione di distrazioni;
  • sa bene che non può fare tutto da solo e cerca con attenzione dei buoni, e capaci, alleati che siano anche migliori, più bravi in ambiti specifici per potergli dare un contributo ancora più solido;
  • capisce quando è il caso di chiedere aiuto, o di delegare, e non si sente in colpa o in difetto per questo;
  • ha piacere di aiutare gli altri e non teme di condividere la propria esperienza e le proprie conoscenze;
  • non è geloso o invidioso degli altri perché sa che ognuno ha delle sue specificità/unicità e che ognuno fa il suo “gioco”;
  • cerca, al contrario, di circondarsi o di ispirarsi a persone che sono più brave senza fare paragoni;
  • non cerca gratificazioni immediate e veloci, ma sa attendere il tempo giusto per raccogliere i frutti;
  • ha paura, ma non consente alla paura di bloccare le sue azioni in nome del perfezionismo o del pensiero del giudizio altrui;
  • non è ossessionato dalla valutazione degli altri, ma ricerca il confronto con gli altri per arricchire il proprio punto di vista;
  • si concentra sul processo, cioè sul modo in cui fa le cose, prima che sul risultato e cerca il miglioramento costante del processo;
  • non giudica e non si giudica, cioè pratica compassione ed autocompassione.
Il dilettante, in pratica, fa tutto il contrario del professionista.
Nella realtà credo che molti di noi, nel lavoro quotidiano, mettano in campo alcune convinzioni e comportamenti tipici dei professionisti, ma anche alcuni dei dilettanti.
La nostra crescita professionale, ed il nostro benessere, dipende da quanto riusciamo a spostarci nella zona “professionisti”, perché è una zona dove si lavora con più concentrazione, determinazione, ma anche con più leggerezza.
 
E tu ti senti più un professionista o un dilettante? E quale convinzione o comportamento ti piacerebbe assumere per diventare un professionista ancora più forte? Se ne hai voglia scrivi un tuo commento alla mail info@workingroom.it, o segnala questo articolo ad una persona che pensi ne abbia bisogno, o condividilo sui canali social utilizzando le icone che trovi in alto sulla sinistra. Buon lavoro!