“Da architetto credo che il luogo influenzi ogni percezione, ogni emozione, ogni attività umana” (Renzo Piano)
Passiamo la maggior parte del nostro tempo nel luogo di lavoro, anche solo per questo motivo sarebbe importante vivere in un luogo che possiamo sentire piacevole, accogliente, congeniale per farci lavorare bene in funzione della specifica attività che stiamo facendo.
Ci sono diversi studi che dimostrano che il luogo, il contesto in cui viviamo e lavoriamo, influenza in maniera consistente anche i nostri pensieri e comportamenti, e può essere una influenza positiva o negativa.
 
In tempi di crisi del lavoro potrebbe sembrare un inutile e capriccioso spreco di tempo pensare a come rendere piacevole l'ambiente di lavoro, a come sono fatti in termini di praticità e comodità degli arredi, funzionalità delle luci e della vista, suddivisione degli spazi, etc.
Quello che diventa sempre più importante per tutti noi è il puro fatto di avere un lavoro.
Il come ed il dove rischia di essere meno rilevante, ma tutto questo potrebbe essere un boomerang, anche in termini di impatto sulla produttività delle persone al lavoro, se volessimo comunque privilegiare solo l’aspetto economicistico e non quello più etico (sempre data la crisi…).
 
In realtà anche il modo in cui scegliamo di organizzare il nostro luogo di lavoro ha un effetto significativo sulla qualità della nostra vita lavorativa, delle relazioni che abbiamo con gli altri e quindi dei risultati che produciamo con il nostro lavoro.
 
L’aspetto che, però, reputo importante sottolineare è che si tratta di una responsabilità che andrebbe assunta e condivisa da tutti quelli che abitano l’ambiente di lavoro e non solo affidata a chi è proprietario o manager in una data organizzazione.
 
Ognuno può fare qualcosa, piccola o grande, per contribuire a rendere piacevole l'ambiente di lavoro e migliorare lo spazio anche dal punto di vista fisico e mettersi nelle condizioni migliori per lavorare.
 
Ovviamente chi ha un ruolo di responsabilità all’interno di una organizzazione ha anche la possibilità di prendere decisioni rilevanti su quanto e come investire a livello di:
  • Caratteristiche strutturali degli spazi (altezza dei soffitti, quantità di luminosità naturale, qualità degli arredi, praticità e sicurezza delle strumentazioni di lavoro, colori delle pareti, qualità del riscaldamento e del condizionamento, etc.);
  • Organizzazione fisica degli spazi (come assegnare le persone nei vari spazi di lavoro, se e e come creare e suddividere spazi comuni, spazi di accoglienza e spazi riservati, etc.).
 
Le decisioni prese a questi due livelli hanno una influenza importante sulla qualità complessiva dei luoghi di lavoro. Solo per fare qualche esempio studi scientifici attestano che la possibilità di avere degli spazi di lavoro con soffitti alti aumenta il senso di libertà e la predisposizione alla collaborazione; anche avere finestre con una vista bella migliora il benessere psicologico di chi lavora, così come la scelta dei colori e della tipologia di luci artificiali genera impatti psicologici differenti (si dice che il blu ed il verde favoriscono la creatività, mentre il rosso predispone ad una maggiore attenzione ai dettagli).
 
Ma ci sono anche diverse attenzioni che possono essere poste da tutti quelli che vivono questi luoghi per lavorarci tutti i giorni e che possono dare un contributo altrettanto significativo o compensare in parte alcuni dei limiti legati alle caratteristiche strutturali degli spazi.
 
Peraltro ci sono anche diversi studi che dimostrano che
dare alle persone la possibilità di agire in parte sul proprio luogo fisico di lavoro, di poterlo in qualche modo personalizzare, contribuisce ad aumentare il livello di soddisfazione, identificazione ed appartenenza.
Quello che ognuno di noi può fare nel proprio luogo di lavoro, anche quando le condizioni strutturali ed organizzative non sono ottimali, è di:
  • averne cura: ad esempio attraverso la pulizia, la cura degli oggetti, etc.;
  • migliorarlo: può anche bastare una pianta, un fiore, un piccolo dettaglio di colore dato da una foto o un oggetto.
 
Sono cose che possono sembrare fin troppo semplici, ma nella realtà mi sembra che ognuno di noi può constatare che:
 
  • in molti casi ci sono persone che possono passare una vita intera senza cambiare o aggiungere uno spillo sul proprio posto di lavoro (magari si lamentano che non è un granché, ma non fanno niente per migliorarlo o per segnalare in maniera costruttiva cosa si potrebbe fare);
  • molti luoghi di lavoro sono pieni di cartelli costretti a ricordare regole minime di igiene, di rispetto delle parti comuni, dimostrando, quindi, che il comportamento prevalente va nella direzione opposta;
  • molte persone passano il tempo a notare e commentare problemi che ci sono nell’ambiente di lavoro, ma più difficilmente si fa qualcosa in prima persona per risolvere il problema.
 
Quello che può essere importante, per assumersi una propria responsabilità nei confronti della qualità dell’ambiente in cui si lavora è anche di non dare per scontato che gli altri conoscano e capiscano eventuali disagi o problemi legati al proprio posto di lavoro: a volte è necessario segnalare i problemi ed anche proporre qualche soluzione. Peraltro è anche vero che quello che può essere un problema per qualcuno, ad esempio una semplice sedia poco confortevole, potrebbe non esserlo per un’altra persona. Quindi è davvero importante imparare a segnalare i propri specifici disagi.
 
Una delle possibilità che ci si può autorizzare è di poter parlare con il proprio responsabile e chiedere, ad esempio, in quali modi sia possibile dare un tocco personale a quello spazio che si andrà a vivere per farlo sentire più famigliare e confortevole.
Prima di invadere la scrivania con oggetti e foto personali è indubbiamente meglio parlarne e capire cosa si può fare, ma escludo che nella maggior parte dei casi qualcuno neghi la possibilità di avere una pianta nella propria stanza o un piccolo oggetto familiare, tanto per fare due esempi.
 
Le piante, in particolare, hanno davvero una funzione importante e sono un investimento a basso costo, non solo abbassano i livelli di inquinamento ambientale, ma incidono anche sul livello di stress personale. Certo poi l’importante è avere anche voglia di prendersene cura senza dare per scontato che siano altri ad occuparsene.
 
Se non è possibile, per vari motivi, migliorare lo specifico posto di lavoro può essere utile provare a concentrarsi sulla qualità degli spazi comuni. Anche lo spazio destinato alla semplice macchinetta del caffè può fare la differenza, così come la cura di una sala di attesa per chi viene dall’esterno.
 
In sostanza le domande che dovremmo e potremmo farci tutti, indipendentemente dal lavoro e dal ruolo che abbiamo sono:
 
Come posso contribuire a migliorare la qualità dell’ambiente in cui lavoro?
 
Come posso dare un segno distintivo della mia presenza?
E tu cosa fai per rendere più confortevole, per te e per gli altri, il luogo in cui lavori?