Ad ognuno di noi è capitato di riuscire a raggiungere alcuni obiettivi nella vita, sia personale che professionale, mentre abbiamo fallito in altri.
Ci sono persone particolarmente capaci nel raggiungere gli obiettivi che si prefissano, ed altre che vivono più frequentemente la sensazione di non riuscire mai ad ottenere quello che vogliono.
Molti tendono a spiegare queste differenze in termini di livello di talento posseduto dalle persone. I bravi, i talentuosi riescono a raggiungere obiettivi anche difficili mentre gli altri fanno più fatica e magari devono tentare di compensare con tanto duro lavoro ed una tenace forza di volontà.
 
Diversi studi scientifici tendono a fornire delle spiegazioni più articolate ed indicano anche più chiaramente di cosa c’è bisogno affinché le persone, indipendentemente dal loro talento, riescano a raggiungere i loro obiettivi, e possono darti dei consigli molto utili per capire come raggiungere un obiettivo.
 
Questi studi sembrano indicare che
il focus sta soprattutto in quello che le persone fanno piuttosto che in quello che le persone sanno.
E le cose da fare per raggiungere un obiettivo sono anche abbastanza semplici ed in ogni caso ci si può allenare per essere in grado di metterle in pratica.
 
Se in questo momento hai degli obiettivi personali o lavorativi da perseguire potresti utilizzare gli spunti che leggerai per fare un check rispetto a quello che stai facendo e per valutare eventuali azioni correttive o migliorative che potresti mettere in campo.

La prima cosa che serve è definire obiettivi che siano davvero specifici, espressi in positivo e sfidanti

La prima causa  per cui falliamo a raggiungere un obiettivo  è legata al fatto che tendiamo ad esprimere obiettivi generici perché è più difficile decidere cosa di specifico vogliamo ottenere.
 
Esempi di obiettivi lavorativi e professionali generici possono essere:
  • voglio fare carriera;
  • voglio guadagnare di più;
  • voglio avere più responsabilità;
  • voglio cambiare azienda;
  • voglio lavorare meno;
  • voglio sviluppare nuove competenze.
 
Una loro traduzione più specifica potrebbe essere:
  • voglio ottenere il ruolo di …. entro 1 anno;
  • voglio aumentare il mio reddito netto del 20% in due anni;
  • voglio assumere la responsabilità del progetto Y o del gruppo di lavoro Z;
  • voglio andare in un’azienda che sia del settore X, abbia una dimensione Y e sia in fase di sviluppo;
  • voglio ridurre il mio tempo lavorativo del 20% riuscendo ad avere libero il venerdì;
  • voglio migliorare il mio livello di padronanza dell’inglese passando dal livello A1 al livello B2 in tre mesi.
 
La traduzione degli obiettivi generici in obiettivi più specifici è un buon primo passo per renderne più possibile il loro conseguimento. Più si è capaci di specificare gli obiettivi lavorativi o personali, più si è sulla buona strada per raggiungerli. Per farlo bisogna essere capaci di rispondere alla domanda “Da dove avrò capito di aver raggiunto l’obiettivo?”.
 
Questa mossa di renderli specifici consente, da una parte, di evitare di accontentarsi o di pensare di aver già fatto abbastanza, dall’altra aiuta a fare due ulteriori passi in chiave di specificazione.
 
In particolare consente di definire con più chiarezza quali sono gli ostacoli che possono frapporsi al raggiungimento dell’obiettivo e quindi quali sono le azioni che possono realisticamente essere messe in atto per raggiungere l'obiettivo e superare o contenere gli ostacoli.
 
Questo processo, di fatto, genera un meccanismo circolare per cui:
 
  • si specifica l’obiettivo;
  • si valutano le azioni che si dovrebbero mettere in campo ed i possibili ostacoli;
  • si valuta la fattibilità di queste azioni ed, in caso negativo, si ricomincia nuovamente a specificare l’obiettivo.
 
Un’altra attenzione da porre è quella di esprimere gli obiettivi in forma positiva e non negativa.
E’ molto diverso dire: “Voglio diventare più bravo a parlare in pubblico essendo capace di tenere un discorso di 10 minuti senza dover leggere appunti” piuttosto che dire “voglio evitare di fare brutte figure alla prossima convention aziendale quando dovrò parlare per 10 minuti”.
Quale è l’obiettivo che da più energia? Quale è quello che spinge più facilmente all’azione?

La seconda cosa che serve è pianificare in concreto cosa fare e quando

Anche in questo caso la bravura sta nel contrastare la genericità.
Affermare un obiettivo specifico dicendo, ad esempio, “voglio migliorare il mio livello di padronanza dell’inglese passando dal livello A1 al livello B2 in tre mesi” e poi pianificare genericamente che si studierà l’inglese 1 ora al giorno rende molto più difficile raggiungere davvero l’obiettivo.
Una pianificazione più efficace significa specificare con più chiarezza il giorno, l’orario, il luogo, la modalità di lavoro ed anche capire come arginare o prevenire possibili distrazioni o cambiamenti di programma. Ad esempio potrei dire che “studierò l’inglese tutte le mattine dalle 8.00 alle 9.00 dandomi sempre l’obiettivo di finire completamente una lezione del corso XY e, nel caso in cui non riuscissi a terminarla, mi fisserò giù un momento di recupero al sabato dopo la lezione di ginnastica”.

La terza cosa che serve è misurare con onestà i progressi

Essere specifici sia nella definizione dell’obiettivo che nella definizione del piano attraverso cui realizzarlo consente anche di poter concretamente misurare i risultati intermedi che si stanno conseguendo e poter pianificare eventuali azioni correttive o migliorative.
Per raggiungere gli obiettivi occorre anche monitorare l’avanzamento con regolarità ed onestà. Senza questo tipo di monitoraggio è molto più difficile mantenere la motivazione e si può generare più facilmente o un effetto di rilassamento o un effetto di scoraggiamento perché si è perso di vista da dove si è partiti ed i progressi che si stanno facendo.
Ovviamente la gestione di questi avanzamenti non deve diventare un’ossessione, sia dal punto di vista della frequenza che del giudizio, ma dovrebbe essere considerata come una sorta di bussola, di navigatore che permette di orientarsi meglio rispetto a quello che si sta facendo per raggiungere l’obiettivo.
Ogni avanzamento dovrebbe essere un momento anche per celebrare quello che si è fatto, ma soprattutto per rilanciare nuovamente la motivazione rispetto a quello che si dovrà ancora compiere.

La quarta cosa che serve è combinare ottimismo e realismo

Ci sono una infinità di studi scientifici che attestano l’importanza dell’ottimismo ai fini del raggiungimento degli obiettivi. Essere ottimisti vuol dire essere convinti della possibilità di farcela a raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati, ma anche di riuscire a vedere ed affrontare le inevitabili difficoltà e problematiche che si genereranno lungo il percorso.
L’ottimista realista, in sostanza, non è la persona che vede tutto positivo, bensì la persona che è consapevole di dover fronteggiare questioni negative, ma pensa anche che ci siano delle possibilità per farlo (da soli o con l’aiuto di altri), che le situazioni negative non saranno comunque talmente pervasive da annullare tutto il lavoro fatto per il raggiungimento dell’obiettivo che ci sì è prefissato ed in ogni caso avranno anche una durata temporanea. Pensa anche che ci sarà da imparare, anche da quello che di negativo ci si troverà a fronteggiare, e che anche questo apprendimento servirà a raggiungere concretamente l’obiettivo.
 
 
In sostanza, quindi, quello che serve ai tuoi obiettivi è che:
 
- siano specifici;
- siano accompagnati da programmi chiari;
- che questi programmi vengano monitorati nel tempo;
- che lo spirito di fondo sia quello di un ottimista realista.
 
Forse se fai un check potrai scoprire che gli obiettivi che hai effettivamente conseguito fino ad oggi avevano proprio questo tipo di sostegno, mentre quelli che non hai raggiunto hanno avuto meno spinta su uno o più di questi punti.
Raggiungere gli obiettivi dipende davvero molto da quello che fai e non dal talento che hai.
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Se hai voglia di vedere un video in inglese su questo argomento puoi fare il download di un breve discorso di Heidi Grant Halverson.