Secondo te qual è la competenza che incide di più sulla tua soddisfazione nel lavoro?
E sulla possibilità di fare la carriera che desideri, o di avere successo, qualunque sia la tua definizione di successo?
 
La mia risposta, dopo quasi trent’anni di lavoro,
è la capacità di avere una buona relazione con se stessi e con gli altri
e vorrei spiegarti cosa intendo.

La relazione con gli altri

Mi sembra che l’aspetto più complicato, così come quello più interessante e soddisfacente, risieda proprio nella relazione che abbiamo con le persone con cui lavoriamo: colleghi, capi, clienti, fornitori, etc.
Dietro ogni categoria ci sono degli esseri umani. Con alcuni l’intesa è buona, ci capiamo, ci fidiamo, ci aiutiamo, ci confrontiamo, con altri è pessima: rancori, fraintendimenti, musi lunghi, silenzi, piccole e grandi beghe, totale assenza di fiducia.
 
E mi sembra proprio che la fiducia sia la parola magica che faccia aprire o chiudere le porte alle relazioni che abbiamo con gli altri.
Lavoriamo bene con chi ci inspira fiducia, lavoriamo male con chi non ci convince a livello di fiducia.
E la fiducia che ci aspettiamo non dipende solo dalle competenze tecniche degli altri, la capacità cioè di fare il loro lavoro, ma anche:
 
  • dal fatto che, ad esempio, siano coerenti tra quello che ci dicono e quello che fanno (= affidabilità);
  • o che condividano chiaramente delle informazioni (=onestà);
  • o che nei momenti di difficoltà dimostrino una sincera volontà di capire e di mettersi a confronto (=collaborazione) senza sottrarsi al problema.
  • o che siano interessati a capire anche il punto di vista degli altri (= mettersi nei panni altrui).
 
Ma la fiducia credo dipenda anche da quanti valori abbiamo in comune con gli altri. So che parlare di valori può essere un terreno “scivoloso”, ma lo ritengo necessario. Nel senso che se penso alle mie relazioni con gli altri mi sembra che quelle più soddisfacenti sia quelle in cui c’è la condivisione di alcuni valori di fondo che fanno da collante alla relazione.
 
Ognuno di noi ha diversi valori, e non possiamo immaginarci un allineamento perfetto tra i nostri valori e quelli degli altri con cui lavoriamo, ma almeno alcuni valori in comune penso sia importante, quasi necessario averli. Se ci pensiamo bene le relazioni migliori sono quelle in cui questa comunanza di valori c’è, anche parziale, ma c’è. Mentre quelle più fallimentari sono quelle in cui i valori dell’uno e dell’altro viaggiano su binari paralleli senza potersi mai incontrare.
 
Quindi quando inizi una relazione lavorativa può essere molto utile capire quali sono i valori che hai in comune con l’altra persona ed esplicitarli il più possibile per costruire un comune terreno di incontro.
Se invece non ci sono, continua la lettura dell’articolo perché ho qualche altro consiglio che spero ti sia utile.
 
Basandomi sulla mia esperienza di relazione con gli altri potrei fare un piccolo bilancio dicendo che:
 
  • le relazioni professionalmente più ricche sono quelle in cui alcuni valori per me importanti sono in comune con l’altra persona;
  • le relazioni più solide sono quelle che ho costruito nel tempo, un passo alla volta, mentre in tutti i casi in cui ho mostrato un entusiasmo eccessivo e veloce nei confronti dell’altra persona hanno avuto più probabilità di essere deludenti nel medio periodo;
  • tutte le volte in cui ho concentrato la mia attenzione più sulle competenze tecniche delle persone, con cui entravo in relazione, e meno sugli elementi valoriali, ho avuto delle brutte sorprese, nel senso che ho impostato la relazione come se le distanze valoriali non ci fossero ed invece in questo caso occorre avere una relazione completamente diversa;
  • se ci sono importanti distanze valoriali, infatti, è necessario esserne consapevoli, invece di ignorarle, e impostare la relazione chiarendo molto bene alcune “regole del gioco” con l’altra persona ed imparando ancora di più a negoziare, qualunque sia il rapporto gerarchico tra le due persone. Questo perché i valori permettono di “superare” più agevolmente alcune difficoltà, alcune incomprensioni, che, invece, in loro assenza, occorre gestire in maniera direi più organizzata, regolata appunto.
 
Provo a fare un esempio su quest’ultimo punto perché mi sembra importante. E racconto una storia di una relazione professionale particolarmente fallimentare tra un responsabile del personale, Luca,  e una persona di grandi competenze tecniche, ma con cui Luca non aveva in comune alcun valore lavorativo. Una persona, per intenderci, che non dava valore al salutare le persone, al comunicare con gli altri, al trasferire informazioni, al rispettare i più giovani, etc. Tutte questioni dietro cui ci sono molti valori in cui Luca, invece, crede molto: il rispetto, la comunicazione, la trasparenza, etc.. Dal momento che questa persona aveva grandi competenze tecniche Luca ha cercato di “minimizzare” certi suoi comportamenti, di non dargli tanto peso, sperando anche che in questo modo la persona non “esagerasse” nei suoi comportamenti anti-collaborativi. Invece con l’andare del tempo la situazione è peggiorata e molte persone hanno iniziato a lamentarsi. L’errore che Luca ha riconosciuto è stato di non aver chiarito dall’inizio alcune “regole organizzative” con il super tecnico, dimostrandosi anche fermo nel chiedere di rispettarle. Se non ci sono valori, che possono evitare delle regole, ci possono e ci devono, in alcuni casi, essere delle regole, che aiutano le persone a stare al gioco. Altrimenti è anche opportuno immaginare che il livello di incompatibilità sia tale da non consentire la collaborazione. Perché alla fine questi problemi si pagano, con gli interessi, nel lungo periodo, sia per le singole persone che per le organizzazioni.

La relazione con se stessi

Penso però che la qualità della relazione che ognuno ha con gli altri dipenda anche dalla qualità della relazione che la persona ha con se stessa. Se ci pensi bene, molto spesso le persone che generano relazioni problematiche all’interno dei luoghi di lavoro, o che subiscono relazioni problematiche, sono anche persone che hanno dei problemi personali importanti, da un ego smisurato ad una bassa autostima, tanto per citare due situazioni opposte.
 
Così ci può essere il Manager, a capo di una grande impresa che, forte del suo ruolo, si permette di trattare tutti in maniera offensiva, salvo poi offrire la cena per “riparare” o dimostrare quanto sia magnanimo, o il giovane ambizioso, ma totalmente insicuro, che prende ogni cosa sul personale, e che alla prima critica cambia totalmente la relazione passando da una completa, ed a volte eccessiva, disponibilità, ad una scarsa collaborazione e totale demotivazione.
 
Credo quindi che
per avere relazioni positive al lavoro sia importante anche imparare ad avere una buona relazione con se stessi.
Ma cosa significa in concreto?
 
  • Essere consapevole dei propri punti di forza e di debolezza anche a livello emotivo (Cosa ti motiva? cosa ti fa arrabbiare? Cosa ti gratifica? Cosa ti delude?) e saper gestire queste emozioni senza lasciarsene sopraffare.
  • Saper combinare intuito con riflessione ed in ogni caso imparare ad agire e non a reagire (=agire senza pensare).
  • Non identificarsi completamente né con i propri pensieri, né con i propri sentimenti, ma riuscire a prendere una certa “distanza” per poterli valutare in maniera più completa.
  • Accettarsi per quello che si è, senza giudizio, anche rispetto alle proprie debolezze e fragilità, che non vuol dire non darsi obiettivi di miglioramento, ma vuol dire non “obbligarsi” a fare cose che intimamente non sentiamo nostre (o per le quali non è ancora arrivato il momento giusto).
  • Rispettare i propri tempi riconoscendo quando è il momento per prendersi delle pause, per ricaricare le energie, per trovare nuovi stimoli e capire come farlo.
  • Avere un buon equilibrio tra quello che facciamo per gli altri e quello che facciamo per noi stessi ed essere capace di negoziare tra i due ambiti.
  • Essere capace di chiedere aiuto ad altri quando necessario.
 
Spero che queste mie riflessioni ti siano di aiuto per migliorare la qualità delle tue relazioni lavorative e del tuo livello di soddisfazione al lavoro. Se ne hai voglia scrivi un tuo commento alla mail info@workingroom.it, o segnala questo articolo ad una persona che pensi ne abbia bisogno, o condividilo sui canali social utilizzando le icone che trovi in alto sulla sinistra. Buon lavoro! © 2021